Se dovessimo parafrasare il testo della canzone Vent'anni dei Måneskin, in questo caso i ventenni non avrebbero paura alcuna che il loro nome possa scomparire tra quelli di tutti gli altri. Ekaterina Antropova e Alessandro Michieletto sono infatti i due nuovi fenomeni - certo non unici - della pallavolo mondiale, capaci di calamitare su di sé le attenzioni di qualsiasi spettatore, anche quello meno avvezzo allo spettacolo che si svolge sopra un taraflex. L'altro ieri hanno trascinato le loro squadre, rispettivamente la Savino Del Bene Scandicci e l'Itas Trentino, a risultati europei importantissimi. Antropova ha infatti realizzato 20 punti (con 7 muri) nel 3-0 di Scandicci a Tenerife, con cui la squadra di coach Barbolini ha praticamente ipotecato la CEV Challenge Cup femminile. Michieletto ne ha messi invece 22 (con 5 ace) per portare i gialloblù alla rimonta su Berlino, passando dallo 0-2 iniziale al 2-3 finale, che vale comunque la qualificazione alle semifinali di CEV Champions League.
Si potrebbe dire che l'Italia abbia trovato due diamanti nell'infinità di talenti emergenti a livello giovanile, se non fosse che la nazionalità di Antropova sta tenendo banco, in modo peraltro incredibile. Ne abbiamo già scritto ma, per riassumere, Ekaterina ha iniziato la stagione come italiana e oggi si ritrova con nazionalità sportiva russa, al netto di un ricorso che la sua famiglia e Scandicci avrebbero già presentato congiuntamente per far sì che la pallavolista possa ritornare a giocare da italiana. Esulando dalla questione nazionalità - forse anacronistica per la società contemporanea, ma certamente non per lo sport - a soli 18 (Antropova, la quale ne compirà 19 domani) e 20 anni (Michieletto), questi due pallavolisti stanno scalando rapidamente le gerarchie mondiali nei loro ruoli, opposto e schiacciatore-ricevitore. La sensazione è quella di ritrovarci di fronte a un cambiamento forse epocale, soprattutto per altezze raggiunte, carisma e versatilità di questi due pallavolisti.

Diagonale irreale di Ekaterina Antropova contro Tenerife

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25/06/2022 A 12:30

Un libero di 211 centimetri

La CEV lo "lista" ancora a 2.07, Wikipedia si spinge invece fino a 2.09. Da Tokyo 2020 circola però la voce che Michieletto sia ormai alto 2 metri e 11 centimetri. Di per sé nulla di strano, se non fosse che Alessandro ha iniziato a giocare da libero e oggi detiene ancora quella mobilità e quel piano di rimbalzo propri del ruolo. Nello schema a tre schiacciatori, tanto caro a coach Lorenzetti e non visto contro Berlino unicamente a causa dell'assenza di Daniele Lavia, le doti di Michieletto si esaltano completamente. In tal senso non inganni qualche passaggio a vuoto - specie per gli ace incassati su zona di conflitto - dal momento che la continuità di questo ventenne è impressionante a 360°, anche in ricezione. Passando all'attacco, si apre sostanzialmente un mondo finora inesplorato, per lo meno da un giocatore italiano nella storia recente della pallavolo. Ivan Zaytsev è infatti dotato di una potenza forse unica; Alessandro Fei fece la storia azzurra nel ruolo di opposto; Luigi Mastrangelo e Andrea Sartoretti erano invece dotati di due dei servizi più prolifici visti in Italia e in Europa. Michieletto combina però tutte queste caratteristiche, per quanto non così marcate, in un mix praticamente perfetto per poter giocare sia da banda che da opposto, soluzione quest'ultima che intrigherebbe non poco. A tutto ciò, si unisce la sistematica capacità di passare svariati centimetri sopra a qualsiasi muro avversario, una dote che lascia allibiti avversari, compagni di squadra e tifosi. Mercoledì sera Sergey Grankin, leggendario palleggiatore russo che sta vivendo una seconda giovinezza a Berlino, sembrava quasi incredulo nel vedere Michieletto attaccare da posto 4 e incassare soltanto un muro in tutta la partita, con zero errori e il 56% di eccellenza.

Alessandro Michieletto inarrestabile: 2 ace di fila!

Destinata alla rivoluzione

Quando l'attuale stella NBA dei Dallas Mavericks, Luka Doncic, esordì con la maglia del Real Madrid Basket, sulla stampa spagnola (ma non solo) si cominciò a scrivere di "the next big thing", ossia della "prossima grande cosa" di quello sport. Ecco, per Antropova si può benissimo prendere in prestito quella definizione, riadattandola in termini pallavolistici. A ormai 19 anni, Ekaterina è terza per media punti a set (5.68) in Challenge Cup, dietro soltanto a Hana Cutura (schiacciatrice croata dell'Hapoel Kfar Saba, con 6.00) e Madison Duello (banda statunitense del Sm'Aesch Pfeffingen, con 5.89). Non ci sarebbe nulla di strano, considerato anche il diverso ruolo e la mole di palloni che attacca solitamente un opposto, se non fosse che, su 19 set giocati fin qui nella competizione, Antropova ne ha soltanto 12 da titolare di posto 2 e ben 7 subentri a set in corso. La media dovrebbe allora essere riponderata in base al numero di palloni effettivamente attaccati e di rally giocati, per scoprire così che nessun'altra pallavolista ha i numeri di Ekaterina in questa Challenge Cup. Il ruolo indubbiamente la favorisce - visto che l'opposto attacca una quantità impressionante di palloni, con licenza peraltro di sbagliare - ma va anche ricordato quanto il feeling con la sua palleggiatrice titolare, Ofelia Malinov, sia ancora acerbo. Ovviamente Antropova è, a oggi, uno di quei diamanti grezzi di cui la pallavolo contemporanea sembra essere ultimamente ricca. A differenza di tantissime giovani di belle speranze, la russa ha però un insieme di mezzi atletici e doti tecniche che la potrebbero proiettare nell'Olimpo del ruolo in brevissimo tempo. Un po' come sta accadendo per Arina Fedorovtseva: e non è un caso se la Russia voglia provare a ricostruire la sua nazionale proprio sull'opposto della Savino Del Bene Scandicci, oltre che sulla schiacciatrice del Fenerbahce.

Antropova insuperabile a muro: 7 nel 3-0 di Scandicci su Tenerife

Questione di altezze e gioventù

Senza voler scomodare Joël Despaigne, "El Diablo" cubano che fece impazzire qualsiasi ricezione e difesa negli anni '80 e '90, Leo Marshall, uno dei pallavolisti più esplosivi della storia recente, arrivava a 383 centimetri come altezza di schiacciata. C'è chi giura di averlo visto oltrepassare una rete da pallavolo, ossia 2 metri e 43 centimetri, col bacino. Chi invece sostiene di averlo ammirato nel superare porte da calcio raccogliendo le gambe durante un salto. La leggenda si mischia volentieri alla storia, rendendo quasi mitologici i più grandi pallavolisti della contemporaneità (se qualcuno volesse inserire nel discorso Ivan Miljković saremmo ampiamente d'accordo, beninteso). Di innegabile c'è però il fatto che la pallavolo stia diventando sempre più un sport tridimensionale, in cui l'altezza resta comunque un focus imprescindibile, forse più di larghezza e profondità. Passare sistematicamente sopra al muro avversario, come riescono a fare Antropova e Michieletto, significa obbligare gli avversari a fare scelte precise, consapevoli del fatto che il lavoro a rete non basterà forse neppure a limitare la potenza e la traiettoria del colpo dei due giovani. A ciò, Michieletto unisce già un estro offensivo che lascia allibiti, con quella capacità di giocare pallonetti sagaci ad aggirare il primo di rete in parallela o il terzo in diagonale, ma anche di ritardare il colpo per mandare fuoritempo il muro avversario. Antropova deve invece forse ancora scoprire una manualità simile ma, qualora dovesse riuscirci (e in breve tempo), potremmo ammirare una delle opposto più complete e forti al mondo. A oggi, ci piacerebbe scomodare il paragone con Paola Egonu, rischiando tuttavia un peccato di lesa maestà. Errore ancor più grave sarebbe comunque quello di non valutare debitamente il valore complessivo di questi due giovani pallavolisti, dal momento che un'inversione nella concezione sportiva italiana va fatta. A 25 anni nello sport non si è più giovani: si può sicuramente migliorare ancora tanto e magari specializzarsi in ruoli diversi da quelli svolti fino a quel momento della carriera, ma non si è giovani. Se a neppure 20 si riescono invece a fare cose simili, allora è giusto che la comunicazione sportiva lo metta in evidenza, gli dia risalto. Perché è sui giovani che l'Italia deve scommettere - ovviamente senza mancare di rispetto ai veterani - anche e soprattutto nello sport.

Ricezione di petto? Alessandro Michieletto può tutto!

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