Andy Murray non trattiene le lacrime. Tangibile la sua emozione al Queen's - dove detiene il record di trionfi (5) - per un successo su Benoit Paire che significa molto. L'anca l'ha fatto penare nelle ultime stagioni e ritrovare il feeling con l'erba per il due volte vincitore di Wimbledon ha un sapore speciale. La condizione dello scozzese è tutto fuorché ottimale, una criticità che lo aveva costretto a prendersi l'ennesima pausa a partire dal Masters 1000 di Miami. La vittoria sul francese è stata una liberazione e nel post partita Murray è crollato dicendo semplicemente "amo giocare a tennis, negli ultimi anni non ho avuto la possibilità di competere quanto avrei voluto". Uno sfogo sincero nella precarietà di questa pagina così sofferta della sua carriera.
Il resto l'ha confidato in conferenza stampa: "Non sono in perfette condizioni fisiche, ma mi sto allenando regolarmente da circa un mese. L’interrogativo è ovviamente se il corpo sarà in grado di sostenermi e non posso affermarlo con grande certezza perché per diverse volte mi sono sentito bene durante gli ultimi nove mesi. Poi è successo qualcosa. Spero di stare bene perché ho visto che in allenamento il mio tennis è a posto. Ma fisicamente devo reggere l’impatto con i match".
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Il britannico è atteso ora dal match contro la testa di serie n.1 Matteo Berrettini e potrebbe approfittare di una versione del romano non ancora del tutto a suo agio con l'erba, come il sofferto successo di Matteo contro Stefano Travaglia conferma. Tuttavia, per Murray quel che conta maggiormente è continuare a giocare: "Amo fare quello che faccio. Ho parlato con diversi miei ex allenatori che erano stati giocatori e ho chiesto loro come sia stato mettere fine alla carriera. Il coro unanime è stato qualcosa come guarda, è stato estremamente difficile smettere e ti consiglieremmo di continuare a giocare finché puoi, fino a quando ti diverti e purché il corpo ti supporti. Niente lo sostituisce, è difficile sostituire l'essere là fuori, il misurarsi su un campo da tennis e giocare lo sport al più alto livello".
Il desiderio, quindi, è quello di proseguire e magari di tornare ad affrontare giocatori come Djokovic e Nadal sui palcoscenici più ambiti, anche se la priorità resta sentirsi bene in campo e fuori.
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