Ha vinto il tennista più forte questa settimana. E l’ha fatto mostrando al mondo intero uno stato di forma, sia fisica che mentale, semplicemente straordinaria. E’ già, perché nessuno nei 50 anni di storia delle ATP Finalsera mai riuscito a imporsi battendo rispettivamente n°1, n°2 e poi n°3 del mondo. Ce l’ha fatta Daniil Medvedev, che dopo gli scalpi preziosissimi di Djokovic e Nadal, compie l’ultimo passo facendo anche quello di Thiem. E per giunta nuovamente in rimonta.

Non una banalità, quest’ultimo dettaglio. Anzi, se Nadal ieri in semifinale non perdeva da 71 partite dopo aver conquistato il primo set, Thiem era 22-1 quest’anno. Ma non ci sono tarli nella testa di Medvedev, che consapevole dei propri mezzi, anche nei momenti di difficoltà – e ce ne sono stati eccome in questa finale – non ha mai perso né il controllo del suo gioco né quello dei propri nervi. E per questa ragione, alla fine, si è meritato a pieno il titolo di Maestro.

Tennis
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Sì perché Dominic Thiem gliel’aveva venduta male questa partita, approcciandosi tatticamente in maniera esemplare dal 3° game in poi. Se l’immediato avvio era infatti sembrato russo, con Thiem subito a dover difendere due palle break e chiamato dentro lunghe battaglie dal fondo, l’austriaco si è ricordato della tattica che aveva mandato fuori giri a inizio settembre Medvedev allo US Open: la variazione di ritmo col back. Da lì è iniziata una partita più complicata per Medvedev, con un Thiem impeccabile al servizio e poco voglioso di rimanere a scambiare. Un match in cui il russo ha avuto davvero il suo bel da fare per rimanere incollato alle accelerazioni immediate di Thiem, bravo a prendersi il primo set così come a tenere spalle al muro il proprio avversario anche per buona parte del secondo.

Però, esattamente come successo con Nadal ieri, trovatosi addirittura sul 6-3, 5-4 e servizio, Medvedev non ha appunto mai perso la bussola, conquistandosi con le proprie armi – e con l’aiuto del servizio – un tie-break che è stato il vero spartiacque di questa finale. Aperto con un mini-break e con il 2-0 a favore di Thiem, da quel momento l’austriaco non ha più fatto un punto, trovandosi davanti un avversario esaltante ed esaltato dalle proprie capacità di pizzicare angoli impossibili e recuperi prodigiosi.

Da lì, la finale ha avuto un padrone chiaro per gli occhi di chiunque la stesse guardando. Un Thiem ammirevole, combattivo, ha provato nonostante le immediate difficoltà dei primi due giochi a rimanere incollato al punteggio. Sul terzo game del proprio servizio, e alla nona palla break complessiva della partita, Thiem ha visto però crollare la sua strenua resistenza in battuta dopo 2 ore e 22 di gioco. Una volta consolidato il break sul 4-2, Medvedev non ha più concesso nulla, strappando dunque alla sua seconda presenza in carriera qui a Londra il titolo di Maestro del 2020.

Un titolo suggestivo, perché arrivato appunto battendo i primi 3 tennisti al mondo – impresa mai riuscita a nessuno – e perché sembra chiudere in qualche modo il ciclo londinese che nel 2009 si era aperto proprio con la vittoria di un russo, Nikolaj Davydenko. Per Thiem invece arriva una seconda sconfitta in finale dopo quella dello scorso anno con Tsitsipas, ma restano gli applausi per una stagione assolutamente eccellente culminata con il primo titolo slam e con un torneo dove è stato in grado di mettere in fila sia Nadal che Djokovic. L'appuntamento, dalla prossima stagione, passa a Torino.

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