Che partita. E che regalo si è fatto Dominic Thiem nel suo 300esimo match vinto a livello professionistico. Una pietra miliare che certamente ricorderà con piacere a fine carriera. Si perché dopo il prestigioso scalpo a Rafael Nadal nel girone, l’austriaco si è ripetuto anche in semifinale contro Novak Djokovic.

Non è stato semplice, per il n°3 del mondo. E non sarebbe potuto essere altrimenti, visto l’avversario che c’era dall’altra parte. Gli ci sono volute quasi 3 ore, a Dominic Thiem, per piazzare il suo 7-5 6-7 7-6 e confermare quella finale che aveva già conquistato qui lo scorso anno. Gli ci è voluto tanto tennis. Ma soprattutto gli ci è voluta tantissima testa.

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Già, è stata ancora una volta la componente mentale a fare in qualche modo la differenza oggi. Non fraintendiamoci, il tennis dell’austriaco è stato sublime, soprattutto al servizio, come del resto aveva già fatto vedere anche contro Rafael Nadal. Per venire fuori da due schiaffoni che avrebbero steso tanti – se non tutti – è stato però necessario dimostrare un livello di tenuta mentale fuori dal comune. In una partita così equilibrata nel punteggio, arrivare al dunque è infatti semplicissimo: tie-break secondo set e tie-break decisivo al terzo. Prima Thiem non è riuscito a sfruttare 4 match point, di cui due sul proprio servizio e il primo in particolare sprecato con un doppio fallo. E poi, una volta trascinato da Djokovic al terzo set, l’austriaco si è ritrovato in una situazione forse ancor più complicata. Nel tie-break del terzo, infatti, Thiem era finito immediatamente sotto 4-0. Due mini-break che sì, lo confessiamo, avevano già fatto scrivere anche a noi un altro titolo per questo articolo. L’austriaco ne è venuto fuori però da autentico campione, giocando con coraggio ed esperienza un punto alla volta; e pizzicando probabilmente in fallo un Djokovic che in quella posizione, sotto sotto, pensava di averla già chiusa. E invece sono stati sei punti consecutivi di Thiem, che al sesto match point, questa volta sul proprio servizio, non ha tremato, conquistandosi il diritto di ripetere quella finale persa lo scorso anno da Tsitsipas. Questa volta troverà Medvedev o Nadal.

Che dire invece di Djokovic? Per un set, il primo, il serbo ha giocato un filino sotto le attese. O meglio: ha mostrato quella versione solida ma senza picchi che avevamo già visto nel round robin. La pioggia di vincenti arrivata però da Thiem – 14 – avevano fatto suonare l’allarme del serbo, certamente fattosi più solido via-via nel corso del match e più lucido nella strategia: evitare di dare troppo ritmo all’austriaco. Nonostante ciò, Djokovic, ne è uscito con una partita sfuggita sì via davvero per poco, ma eccessivamente passiva nei momenti chiave. E’ lì che è sembrato Thiem avesse più voglia e più coraggio di vincerla. Oltre a questo da segnalare un match particolarmente falloso del serbo nei pressi della rete, che dalla volée bassa sbagliata nel primo set che gli è anche costata l’unico break della partita, non ha praticamente mai più trovato confidenza in zona ‘net’: sbagliando troppo, anche nelle fasi più calde.

Il resto comunque sono applausi per entrambi, nella conferma di una partita che già qui nel girone lo scorso anno era stata emozionante, così come nei precedenti della finale in Australia quest’anno piuttosto che nella semifinale del Roland Garros 2019, terminata anche quella sul filo di lana con un successo 7-5 al 5° set dell’austriaco. Insomma, Thiem e Djokovic paiono sposarsi bene dal punto di vista tattico, tirando fuori match sempre combattuti e di ottima fattura. Questa volta perde il serbo, per la gioia di un Thiem che dopo il primo slam vinto a New York a settembre e questa settimana alle ATP Finals, può dirsi già oggi appartenente ormai a quel livello che per anni aveva a lungo inseguito.

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