Tutti noi, con Nadal avanti due set a zero, a quel punto abbiamo pensato: “Ecco che ci risiamo. Per l’ormai ennesima volta, questa Next Gen sbatte contro il muro degli eterni. Ieri Zverev con Djokovic, oggi Tsitsipas con Rafa, quel gran diavolo che si sdoppia in campo e tira tutto agli incroci. Solita storia, solito finale, soliti noti”. Poi la partita s’è girata in pochi attimi: qualche dritto a tutto braccio greco, quei due smash falliti da Nadal… Ed eccoci qua, dalla cima dell'olimpo al tempo dell'umano.
Melbourne significa ancora tanto per Stefanos Tsitsipas, ventiduenne ateniese, numero 6 del tennis mondiale e già vincitore di 6 tornei ATP, tra cui le Finals del 2019. Anno che s’era aperto con la sua prima grande vittoria in carriera contro Roger Federer e proprio qui all’Australian Open, prima di perdere con Nadal. Così Tsitsipas giocherà la sua terza semifinale negli slam dopo averne persa un’altra con Djokovic, ma al quinto set, all’ultimo Roland Garros. Uno per volta e non potremo più farci nulla: l’evoluzione del nuovo tennis va misurata su chi domina la scena da quasi due decenni.

Tsitsipas fa la storia: il successo su Nadal in 210 secondi

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Tsitsipas fa intanto un passo in più di Alexander Zverev, che ha già disputato una (sciagurata) finale slam, ma contro Djokovic ha mostrato ancora una volta molti limiti nel giocare i punti focali: quelli che, in pochi istanti, possono decidere una partita di 4 ore e che il tedesco, ahinoi, continua a fallire puntualmente se gioca tre su cinque. Al contrario Tsitsipas non trema e su quei punti, che siano “turning point”, palle break o set ball, serve meglio o sbaglia meno, inseguendo con più avvertenza lo spazio del vincente.

Tsitsipas: "Sono senza parole, è una sensazione bellissima"

Ma la vittoria di Tsitsipas contro Nadal, la terza in 248 match condotti due set a zero da Rafa, è un’autentica impresa o l’inesorabile segno del tempo che passa? È più un successo incredibile o del “prima o poi doveva succedere”? Che un giovane talento della Next Gen battesse uno di quei tre maestri inarrivabili? Nel ventre della balena bianca ci sono la moderata esultanza (eppur stremata) di Tsitsipas, la lucida e rara accettazione della sconfitta di Nadal e certe altre sensazioni che si tratti una splendida via di mezzo.
Perché anche a prescindere dai dodici anni di differenza, Tsitsipas non ha giocato gli ottavi per il forfait di Berrettini e in quest’anno pandemico che ha stravolto anche le fasi lunari del tennis, sappiamo che è manna degli dèi. Specie nell’economia di un match di quattro ore in una sera di fine estate, torrida come solo a Melbourne sa essere. Dopodiché Tsitsipas è stato semplicemente bravissimo a rivoltare un match che sembrava ormai irrimediabile.

Stefanos Tsitsipas of Greece plays a forehand during his Men’s Singles Quarterfinals match against Rafael Nadal

Credit Foto Getty Images

L’ha fatto cambiando certi schermi di gioco dopo aver tirato per due set contro un muro di gomma: prendendosi più tempo per costruire il punto, entrando con più calma nello scambio in uscita dal servizio: “Non ho pensato molto a cosa non stesse funzionando, mi sono solo sentito più leggero dopo aver perso due set contro Nadal. Mi sentivo come nel Nirvana”. Facile se, benedetto nel fisico statuario e da un talento smisurato, sei nelle grazie di Zeus e a quanto pare anche di Buddha.

Nadal 'pollo'? No, è stato bravo Tsitsipas, anche Rafa è umano

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