Non era mai accaduto in Era Open che un debuttante negli Slam centrasse la semifinale. Basterebbe questo dato straordinario per fissare la portata dell’impresa di Aslan Karatsev all’Australian Open, ma c’è molto di più.

UNO SLAM DA RECORD

Con una classifica così bassa, mancava un semifinalista del Grand Slam dal mitico Wimbledon 2001 di Goran Ivanisevic, numero 125 e wild card. Il ventisettenne russo, che è attuale numero 114 del ranking mondiale e pressoché sconosciuto alla vigilia di Melbourne, con un ottavo di finale ATP 500 (l’anno scorso in casa a San Pietroburgo) come miglior risultato in carriera, è solo il quinto tennista nella storia a raggiungere la semifinale di un major dalle qualificazioni dopo John McEnroe (Wimbledon 1977, sconfitto da Connors), Bob Giltinan (Australian Open 1977, sconfitto da John Lloyd), Filip Dewulf (Roland Garros 1997, sconfitto da Guga Kuerten) e Vladimir Voltchkov (Wimbledon 2000, sconfitto da Pete Sampras): così ci sarà Novak Djokovic fra lui e chissà se la prossima pagina di tennis dei primati.
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NUMERI PRIMA E DOPO

Karatsev non è mai stato in top-100 perché prima dell’off-season indotta dal coronavirus, aveva vinto una sola partita ATP (datata 2015 a Mosca contro Youzhny!) perdendone sette. Dopo il lockdown mondiale, ha invece uno score aperto di 7-3 (32-6 è il suo bottino esteso ai challenger) e solo 7 sconfitte nelle ultime 45 partite giocate. Professionista da dieci anni, ha vinto 3 challenger: il primo a Kazan nel 2015, gli altri due consecutivi la scorsa estate, a Praga e Ostrava, dopo un’altra finale ceca persa con Wawrinka. Prima dell’Australian Open, aveva guadagnato un montepremi di $618,354. Il suo prize money di Melbourne è di $662.696.
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IL SUO TORNEO

Dopo aver battuto Nakashima, Purcell e Alexandre Muller, Aslan Karatsev ha iniziato la sua escalation fino alla semifinale eliminando Gianluca Mager, Egor Gerasimov, che ha vinto un game, e il numero 8 Diego Schwartzman tutti in 3 set, Felix Auger Aliassime in 5 set agli ottavi e Grigor Dimitrov, infortunatosi alla schiena, in quattro. Nei suoi 5 match, Karatsev ha messo a segno 48 ace e 193 vincenti, aggiudicandosi 3 punti su 4 con la prima battuta grazie a un servizio solido e uniforme. Sbaglia molto, 183 errori “gratuiti”, perché va per sua stessa ammissione alla ricerca sistematica del punto diretto.

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COME GIOCA

Quando gli hanno chiesto per la prima volta quale fosse il suo tennis ideale, Aslan ha risposto: “Non mi piace molto scambiare da fondo, non mi piace correre per il campo, quindi cerco di servire forte ed essere aggressivo su ogni palla”: manifesto di un gioco moderno, avanzato e perentoriamente offensivo, che il russo applica fin dalla ricezione, trasformando molte seconde di servizio avversarie in risposte vincenti. Coi piedi quasi unicamente in campo, il rovescio bimane manovra poco, ma gli abbiamo visto tirare alcuni notevoli cambi lungolinea in corso di svolgimentio Sembra ancora troppo poco per battere Djokovic, così mutevole e difensore, ma diamogli qualche chance di riscrivere la storia.

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CHI È ASLAN KARATSEV

Qualcosa ci è giunto della sua biografia: nato il 4 settembre 1993 in Ossezia, a Vladikavkaz, sulle rive del fiume Terek che riceve le sue acque dal ghiacciaio del Grande Caucaso. A tre anni la sua famiglia emigra in Israele, dove il suo primo maestro è Vladimir Rabinovich. A dodici anni torna in Russia, scegliendo solo il tennis fra Taganrog e Rostov. A diciotto si trasferisce a Mosca per frequentare l’accademia Dmitrij Tursunov, poi per un paio di stagioni s’allena ad Halle, non lontano dai giardini estivi del re Federer, e infine a Barcellona, uno dei grandi feudi rossi di Rafa Nadal. Nel 2017 perdi molti mesi per un infortunio al ginocchio. Da tre anni s’allena a Minsk, seguito dall’ex-tennista bielorusso Yahor Yatsyk. Ed eccoci a Melbourne per il primo capitolo del suo secondo romanzo di formazione.

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MADRE RUSSIA È DOWN UNDER

Qui ci sono due semifinalisti russi perché dopo Karatsev, il secondo uscirà dal match tra Andrey Rublev e Daniil Medvedev: cosa accaduta solo allo US Open nel 2001 (Safin-Kafelnikov) e nel 2006 (Youzhny-Davydenko). Come nel caso di Karatsev, anche i genitori di Medvedev sono emigrati: loro in Francia e vivono tuttora in Costa Azzurra. Il papà di Rublev invece è un ex pugile e la mamma maestra di tennis. Nel novero dei migliori tennisti, oltre a Karen Khachanov stabile da oltre due anni in top-20 mondiale, andrebbero citati anche Aleksandr Zverev, germanizzato in Alexander, Stefanos Tsitsipas (di madre russa) e Denis Shapovalov, ma loro battono altre bandiere.

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Credit Foto Getty Images

IL LIMONOV DEL TENNIS

Se per lo scrittore Marco Ciriello, Medvedev è un personaggio di Gogol, ovvero il Chlestakov de L’Ispettore Generale, mentre Rublev esce perfino dalle pagine di Dostoevskij (Fomà Fomìč da Il villaggio di Stepančikovo), Aslan Karatsev pare più uno Stachanov sovietico fedele alla linea del servizio e dritto per scavare buche in miniera. Forse un Limonov del tennis, di certo non meno letterario, visto che la sua narrativa contemporanea sta sempre più accettando i contorni della favola. Cinica e ora sì, davvero fragorosa.

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