Una sceneggiatura degna di Alfred Hitchcock. Il tennista più forte del pianeta lascia il tempio dello sport americano, a testa bassa, dopo aver incassato la decisione più grave della sua carriera da quando ha cominciato a colpire palline sui campi della località sciistica serba di Kopaonik all'eta di sei anni. Da quel "E' finita" di Soeren Friemel, supervisor degli Us Open, dopo la sciagurata pallata contro il giudice di linea, all'uscita di scena di Novak Djokovic dall'Arthur Ashe passano 59 interminabili secondi. Difficile immaginare cosa passi per la testa del campione di Belgrado. Nel luglio del 2019 sul campo Centrale di Wimbledon avrebbe voluto trasformare i "Roger Roger Roger" del pubblico in "Nole Nole Nole" al termine di una finale spartiacque nella storia del tennis. Una partita che ha segnato una nuova era. Un anno dopo il mondo è cambiato a causa di un virus, il circuito è ricominciato in una bolla senza tifosi e senza famigliari. Djokovic si dilegua nel tunnel delle spogliatoi newyorchesi drammaticamente solo, nel silenzio di 20mila seggiolini vuoti, con i fantasmi degli eterni rivali senza macchia Roger Federer e Rafael Nadal che lo tormenteranno chissà per quante notti. Le istituzioni del tennis, quelle che ha sfidato una settimana fa con uno scisma in seno all'ATP, gli hanno voltato le spalle. Il pensiero più doloroso, però, prende la forma della domanda senza risposta: "Che ne sarà di me?"

"È finita". Djokovic lascia gli US Open senza dare la mano all'arbitro

L'estate burrascosa del Djoker: le tappe dell'auto-sabotaggio

US Open
Djokovic: "Voglio scusarmi con lo US Open e tutti quanti per il mio comportamento"
06/09/2020 ALLE 23:35
Prima dell'epilogo più assurdo di domenica, in cui è diventato il primo giocatore squalificato in campo in 140 edizioni degli Us Open, l'estate post-lockdown di Djokovic era iniziata nel segno della beneficenza: un milione di euro donato per le attrezzature mediche in aiuto al suo Paese natale e un altro agli ospedali Treviglio-Caravaggio e Romano di Lombardia, in provincia di Bergamo, l'epicentro del Covid-19 in Europa. Non è finita: come presidente del player council dell'ATP, di fronte alle esigenze dei colleghi meno quotati, ha proposto una colletta per i tennisti fuori dalla top100. Una serie di gesti nobili, mai scontati, da vero numero uno del mondo. La quiete prima della tempesta.
  • 20 aprile 2020 - La crociata no-vax
"Personalmente sono contrario alla vaccinazione e non vorrei essere costretto da qualcuno a prendere un vaccino per poter viaggiare".
Il primo scivolone avviene sui social network: il serbo vanta 8,7 milioni di follower su Twitter, 7,5 su Instagram e altrettanti su Facebook. Nel corso di una diretta sulla piattaforma di Zuckerberg, quando più di metà della popolazione mondiale era chiusa in casa e migliaia di persone ricoverate nelle terapie intensive, Djokovic si scaglia contro i vaccini in vista di una possibile ripresa del circuito. Una frase sbagliata in un momento ancora più sbagliato. I social network lo massacrano: NoVAx DjoCovid entra nei trend topic.
  • 12 maggio 2020 - L'attacco a Federer dei genitori
I genitori di Nole attaccano Roger Federer. La madre parla della finale di Wimbledon 2019 vinta dal serbo al quinto set 13-12 al tie-break.
"L’incontro con Roger è stato difficilissimo. In tribuna tutti applaudivano Federer e noi eravamo solo in cinque ad appoggiare Novak. Ciò mi ha infastidito perché Roger è un po' arrogante. Quando ha avuto quei due match-point mi sono aggrappata alla mia croce, che è un amuleto che indosso e che mi salva nei momenti difficili. Mi sono detta che Nole ce l’avrebbe fatta ed è accaduto questo. Dio lo ha salvato. Anche Novak crede in Dio, si sente un prescelto. Indossa una croce che porta pace e felicità".
Il padre, invece, ha dato un consiglio allo svizzero:
"Per quel che riguarda Roger, lui è ancora all'apice ed è tra i migliori al mondo, ma non durerà molto e questo è un dato di fatto. Dai amico, cresci i tuoi figli, fai qualcos'altro, magari vai a sciare o fai qualcosa. Il tennis non è tutta la vita, è solo un hobby. Per te ormai siamo alla fine".
  • 6 giugno 2020 - Nole contro la bolla
Mentre si decidono le sorti del tennis mondiale, ancor prima del via libera agli US Open da parte dell'USTA e delle autorità newyorchesi, il serbo mostra qualche perplessità ai microfoni di Livetennis, salvo poi ricredersi intervistato da Eurosport.
"Forse non dovrei parlarne, ma dovremmo dormire in hotel vicini all’aeroporto e dovremmo essere testati due o tre volte alla settimana. Potremo essere accompagnati da una sola persona. È semplicemente impossibile, è un protocollo estremo. Devi prendere in considerazione anche allenatori, preparatori atletici e fisioterapisti. Mi sembra tutto molto complicato. Capisco comunque queste misure, perché ci sono enormi problemi finanziari e contrattuali nell’organizzazione degli US Open che spingono a far giocare il torneo. Vedremo cosa accadrà".

Djokovic: "Contentissimo del ritorno del tennis, anche se le regole rimangono rigide"

  • 18 giugno 2020 - Il caso Adria Tour
Il peccato originale della pazza estate del Djoker è l'Adria Tour, il torneo benefico di tennis organizzato da lui e dal fratello Djordje, tra Belgrado e Zara e disputato a porte aperte, in barba anche alle più elementari norme anti-Coronavirus. Le positività di Dimitrov, Coric e Troicki oltre a quella di una degli allenatori di Nole, fa suonare il campanello d'allarme. La finale della kermesse viene annullata e vengono disposti tamponi a tappeto, dopo bagni di folla per gli atleti, assembramenti e feste in discoteca (con Djokovic, Zverev, Thiem e Dimitrov seminudi in mezzo a centinaia di persone). Durissima la presa di posizione di diversi giocatori che non prendono parte all'evento, come Nick Kyrgios che definisce "sciocca" la decisione di giocare il torneo, ignorando tutti i protocolli. Il presidente dell’Atp, Andrea Gaudenzi, paragona il numero 1 "ad un bambino che non ascolta".

Djokovic scoppia in lacrime davanti al suo pubblico: che emozione per il ritorno nella sua Belgrado

  • 23 giugno 2020 - La positività al Covid
Ritornato in fretta e furia in Serbia dopo la cancellazione del torneo-esibizione balcanico, Djokovic comunica al mondo la sua positività e quella della moglie Jelena. In tutto le persone contagiate all'Adria Tour saranno 8.
  • 22 agosto 2020 - I fatti di Cincinnati
Dopo due mesi di preparazione e di silenzio, Novak torna in campo al Masters 1000 di Cincinnati made in New York. Questa volta se la prende con l'Usta, colpevole, secondo lui, di aver escluso dal torneo due giocatori, l'argentino Guido Pella (35 del ranking) e il boliviano Hugo Dellien (94). I due pagano il contatto ravvicinato con il loro preparatore fisico, Juan Manuel Galvan, unica persona trovata positiva dopo i primi due giri di test effettuati nella "bolla" della Grande Mela. Pur non condividendo la stessa stanza ed essendo negativi al tampone, i due giocatori sudamericani sono stati messi in isolamento. Il campione serbo usa parole molto dure durante una conference call a cui partecipano alcuni giornalisti e minaccia di lasciare il torneo, poi vinto in finale contro il canadese Raonic.
  • 30 agosto 2020 - Nasce la PTPA
"Siamo entusiasti di annunciare la nascita della Professional Tennis Players Association (PTPA), la prima associazione dei giocatori di tennis dal 1972".
Con un messaggio sui suoi profili social, il numero uno del mondo il serbo conferma la nascita di un nuovo organo a tutela dei diritti dei tennisti. Un'iniziativa aspramente criticata da molti addetti ai lavori e che non ottiene il consenso di Roger Federer e Rafa Nadal. Lo svizzero e lo spagnolo chiedono "unità, non separazione" quando apprendono che i giocatori guidati da Djokovic erano intenzionati a costituire una associazione di dissidenti. Nole dichiara di rispettare la posizione dei suoi rivali, ma continua per la sua strada.
"Capisco che alcuni hanno opinioni diverse e non pensano che sia il momento giusto. Penso che sia il momento giusto. Legalmente, abbiamo tutto il diritto di formare l'associazione di giocatori. Questo non è un sindacato. Non è un boicottaggio. Non stiamo creando un circuito parallelo".
  • 31 agosto 2020 - Nei primi turni degli US Open un atteggiamento "sopra le righe" e l'epilogo
Nole liquida in tre set Dzumhur, Edmund e Struff, portandosi a 25 vittorie su 25 partite giocate nel 2020. La bolla di New York lo carica e lo innervosisce allo stesso tempo. Emblematica la sfuriata al giudice di sedia nel secondo set contro il bosniaco. Secondo il 17 volte vincitore Slam, lo shot clock viene azionato troppo in fretta rispetto a Cincinnati. Dopo aver chiesto chiarimenti, si rivolge al suo team urlando in italiano. “Questo è ridicolo.. Non è normale, non l’hanno detto c***o". La sensazione è che si senta sopra tutto e sopra tutti e in conferenza stampa usa la scusa dello shot clock per ribadire la sua scelta scismatica verso l'ATP. Niente in confronto al destino che lo aspetterà sul Louis Armostrong contro Carreno Busta cinque giorni dopo.

Djokovic si infuria in italiano contro lo shot clock: "È ridicolo. Perchè va così veloce?"

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