Ha chiuso con l’espressione in volto tipica di chi una partita così l’aspettava da tempo. Meno di due ore, le migliori sensazioni ritrovate, 3 set a 0 a Richard Gasquet per un 7-6 6-1 6-4 che riconsegna al tennis la miglior versione di Federer post-infortunio.
Ha detto questo, oggi, il campo centrale di Wimbledon. Dopo le fatiche, le tensioni e perché no qualche timore del primo turno contro il francese Mannarino, il secondo francese sulla strada di Federer – Richard Gasquet – si è dimostrato un vecchio porto sicuro, un valido amico su cui fare affidamento. D’altra parte il conteggio dei precedenti parlava chiaro: 18-2 Federer prima di oggi, con le uniche due vittorie in carriera a firma Gasquet risalenti al primo ‘preistroico’ incrocio tra i due – Monte Carlo 2005 – e l’ottavo di finale a Roma 2011; entrambi per altro vinti dal francese sul filo del rasoio del tie-break del set decisivo.
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Insomma, Gasquet aveva sempre rappresentato per Federer un ottimo accoppiamento prima del match odierno; e così in fondo lo è stato anche oggi. Una palla lavorata con cui poter scambiare, un giocatore non troppo potente, un servizio a cui poter rispondere senza troppe difficoltà. Tutte caratteristiche che hanno ridato fiducia a un Federer che forse, più di ogni cosa, aveva proprio bisogno di questo: giocare una bella partita. E Gasquet gliel'ha permesso, attestandosi dunque come vittima sacrificale perfetta. Persino l'andamento delle cose, dentro il match, è sembrato disegnato su misura per lo svizzero: un primo set tirato, combattuto, in cui Federer ha dovuto sudare per gestire un avversario ben entrato in partita; un tie-break dominato con grandi soluzioni; 20 minuti di assoluta estasi tennistica che mancavano da chissà quando tempo; un terzo set di nuovo più tosto nel suo andamento e risolto col chirurgico break del 7° gioco.
A volerla disegnare, una partita migliore e un avversario migliore non potevano davvero esserci per questo Federer, che ha chiuso così sotto le 2 ore sfoggiando comunque progressi importanti al servizio e sulla fase difensiva, ma soprattutto il sorriso soddisfatto che non si vedeva da tempo; frutto – evidente – di sensazioni ritrovate.
Dunque una bella iniezione di fiducia per un campione che ne aveva bisogno. Specie di fronte a ciò che lo attende ora: Cameron Norrie, la prima – serissima – insidia sulla strada di Federer. Il britannico, vincitore facile oggi del match su Bolt (6-3, 6-1, 6-2) e finalista al Queen’s con Berrettini, è uno dei giocatori più caldi di questo 2021 e non a caso n°12 della Race. Sarà un altro match. E ci vorrà, di nuovo, un bel Federer. Appuntamento a sabato. Naturalmente campo centrale.

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