Ma perché non ti tagli quel codino?
Se solo mamma Fignon fosse riuscita a convincere suo figlio avrebbe riscritto l’albo d’oro del ciclismo. Parliamo del leggendario Tour 1989 che il Francese Laurent Fignon perse all’ultima cronometro per soli 8 secondi di ritardo sull’americano Greg LeMond, il più piccolo margine di vittoria nella storia della Grande Boucle.
Già immagino i volti perplessi: ma questa non dovrebbe essere una rubrica sulla tecnologia nello sport? E infatti nessun timore, il nocciolo della questione non risiede nei nebulosi risvolti psicologici di un nuovo look, bensì nel decisivo ruolo dell’aerodinamica nel ciclismo moderno. Ma prima di approfondire le turbolenze generate dallo sbandierante codino biondo di Fignon è opportuno inquadrare il contesto storico di quel Tour.
Sport e tecnologia con Niccolò Campriani
Viaggio alla scoperta del tiro perfetto con Niccolò Campriani
08/11/2017 A 13:07

Laurent Fignon

Credit Foto LaPresse

L'intuizione aerodinamica che cambiò la storia del ciclismo

Siamo alle porte degli anni ’90, il ciclismo di allora preferiva lavorare sulla potenza generata dal corridore piuttosto che scervellarsi nel tentativo di ridurre le forze in opposizione al moto. In fondo sono questi i due fattori critici che determinano la prestazione. Da una parte si cerca di massimizzare i watt generati dal ciclista attraverso una frequenza di pedalata ottimale per il rapporto scelto mentre dall’altra, nel contempo, si tenta di limitare l’attrito delle ruote e la resistenza aerodinamica. Ed è proprio quest’ultima a giocare un ruolo determinante nelle prove a cronometro in quanto, alla velocità media di 50-55 km/h tipica di una tappa in pianura, incide per il 90% della resistenza totale! In questi termini ogni accorgimento per ridurre l’area frontale esposta al vento gioca un ruolo decisivo.
Purtroppo per Fignon all’epoca lo capì benissimo il meccanico di LeMond, un ex-istruttore di sci di nome Boone Lennon che masticava di aerodinamica meglio di chiunque altro nel ciclismo e che per primo ideò le aero-prolunghe per le prove a cronometro. Proprio queste appendici, che consentono al corridore una posizione sulla bici più raccolta e pertanto più aerodinamica, furono montate in anteprima mondiale sul manubrio dell’Americano al Tour del 1989.

L'innovazione aerodinamica di Greg LeMond

Credit Foto Eurosport

L'aneddoto: quando il ds si presentò all'alba dai commissari...

L’innovazione fece la sua apparizione già nella quinta tappa, una cronometro di 73km da Dinard a Rennes. In una intervista rilasciata a Cycling Weekly il direttore sportivo di LeMond, Jose De Cauwer, tornò sull’episodio confessando di aver giocato di astuzia nel mostrare la bici con le aero-prolunghe ai commissari di gara già il giorno precedente.
Andai dai giudici prestissimo così che nessuno delle altre squadre potesse accorgersi del nuovo equipaggiamento. Dissi semplicemente che LeMond aveva intenzione di montare quelle appendici sul suo manubrio e il giudice rispose "Ok, le può usare senza problemi". Tanto per esser sicuro rincarai la dose spiegando che LeMond aveva un problema alla schiena e che questo gli avrebbe consentito di mantenere una posizione più confortevole. A quel punto il giudice, quasi seccato, concluse "Ho già detto che va bene, lo autorizzo, adesso vada che abbiamo molto lavoro da fare" e io mi allontanai seguendo l’invito.
Quel volpone di De Cauwer… L’Americano finì col vincere quella prima cronometro conquistando la maglia gialla, altro che schiena bloccata. Il Tour era però solo agli inizi e quando la strada cominciò a salire Fignon si riprese la leadership arrivando ai blocchi di partenza dell’ultima tappa, una cronometro parigina di 25 km, con 50 secondi di vantaggio su LeMond. Un margine rassicurante su una distanza così breve. E invece, come un funesto presagio, ecco ricomparire le strampalate appendici sulla bici dell’Americano che si lanciò per gli Champs-Elysées in quella sua posizione accovacciata degna di uno sciatore discesista.

"Siluro vs scompigliato": il problema del casco

La differenza di stile nei confronti di Fignon, la cui posizione alta e sgomitante era frutto del classico manubrio ricurvo, fu resa ancor più limpida dalle contrastanti scelte in materia di casco. LeMond optò per un caschetto dal profilo aerodinamico mentre Fignon preferì sciogliere al vento la sua lunga chioma bionda rinunciando a qualsiasi protezione (il casco è diventato obbligatorio solo a partire dal Tour del 2006). Quella che doveva essere una sfida tra due corridori, il "siluro" LeMond e lo "scompigliato" Fignon, diventò in realtà un impietoso confronto tra due concezioni di ciclismo, il passaggio di testimone tra una semplicità di altri tempi e un’innovativa cura del dettaglio. E l’epilogo, per quanto tragico, non poteva che essere uno: rimonta storica di LeMond che dopo aver annullato il ritardo, quei famosi 50 secondi, ne aggiunse altri 8 tra lui e Fignon.
https://i.eurosport.com/2017/05/15/2083813.jpg

Il vantaggio di LeMond nella cronometro decisiva

Proprio così: a fare la differenza furono 8 miseri secondi rispetto a un totale di 87 ore e 3200 km spalmati su 21 tappe in terra francese. LeMond fu esattamente 0.003% migliore del suo rivale. Come se questo non bastasse il vero dramma sportivo si consumò nelle analisi post-gara. Le tante simulazioni in galleria del vento mostrarono infatti come solo nell’ultima cronometro il vantaggio riconducibile alle aero-prolunghe e alla conseguente posizione del corpo più allungata e ficcante era approssimabile a 1 minuto. Ma non era finita qui: quei sadici degli ingegneri si misero a calcolare anche la resistenza aerodinamica creata dal codino sciolto del Francese nel confronto diretto con il caschetto di LeMond. Risposta? La chioma al vento era costata a Fignon circa 16 secondi, ergo il Tour de France. Alla faccia del peccato di vanità.
Greg LeMondVantaggio aerodinamico
Aero-prolunghe vs posizione standard60 secondi
Caschetto vs codino16 secondi
Al di là del facile umorismo (grande rispetto per un campione come Fignon che di Tour ne vinse due in carriera) questo approfondimento vuole evidenziare come nello sport di élite, dove sempre più assistiamo a un livellamento dei valori in campo, le innovazioni tecnologiche possano fare da ago della bilancia. Il compito di questa mia rubrica che oggi debutta su Eurosport sarà proprio quello di raccontare quel dietro le quinte "scientifico" troppo spesso trascurato. L’obiettivo non è quello di descrivere un futuro distopico, lungi da me rivestire i panni del George Orwell olimpico, ma al contrario mettere in risalto lo straordinario e poliedrico lavoro alla base delle grandi imprese sportive.
Pertanto buon Giro d’Italia a tutti, buona cronometro e che vinca il migliore. Aerodinamica permettendo.
Appuntamento in TV e online
Martedì 16 maggio dalle 13:00 la diretta tv della cronometro Foligno-Montefalco su Eurosport 1 (canale 210 di Sky e 384 Premium) e in Live-Streaming su Eurosport Player. Al termine della tappa il commento sulla pagina Facebook di Eurosport con Riccardo Magrini e Salvo Aiello.

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