Olimpia Milano e Virtus Bologna s’incontrano per la prima volta in finale nella storia della Supercoppa Italiana. Mai prima d’ora le due nobili – certo non uniche – del nostro basket si erano incontrate nell’atto conclusivo di una competizione fondata solamente nel 1995. La gara rappresenterà l'ennesimo capitolo di una rivalità cestistica che ha fatto la storia della pallacanestro italiana, non solo sui parquet ma anche negli uffici di grandi aziende (all'epoca delle prime sponsorizzazioni, chiamate "ditte abbinanti") e di grandi dirigenti sportivi.

Un po’ di storia

Bologna e Milano. Una rivalità cestistica che affonda le sue radici nel dopoguerra. La Virtus sembrò raccogliere il testimone dalla Ginnastica Triestina e dalla Reyer Venezia. Certo, l’Olimpia, allora conosciuta come Dopolavoro Borletti, dal 1936 al 1939 aveva egemonizzato la Divisione Nazionale sotto la guida tecnica di Giannino Valli. Quest’ultimo fu figura storica della pallacanestro italiana. Non solo pluricampione d’Italia con l’ASSI Milano (5 tricolori tra 1921 e 1927), bensì anche giocatore di spicco nelle prime amichevoli della Nazionale, entrambe disputate contro la Francia, in cui risultò gran realizzatore. All’epoca le sfide finivano ai 20, massimo 30 punti, per cui un giocatore capace di realizzarne 8 o 10 era certamente un signor realizzatore. Con Valli in panchina l’Olimpia centrò il primo scudetto nel 1936, ormai considerato anno della sua fondazione, guarda caso proprio davanti alla Virtus Bologna, superata in entrambi i confronti del girone finale (25-13 e 23-18).
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L’unificazione dei due gironi di Divisione Nazionale (A e B) alla metà del 1936 non impedì comunque a Milano di imporre la propria egemonia sulla nuova Serie A. Per la Virtus fu però solo questione di tempo, per quanto tragico considerato il secondo conflitto mondiale. Nel primo dopoguerra il rinato campionato italiano fu infatti terreno di conquista delle V-Nere, allenate prima da Guido Foschi e poi da Galeazzo Dondi Dall’Orologio. Poker consecutivo, dal 1946 al 1949, egemonia milanese spezzata e nascita del mito di "Basket City". Venzo Vannini e i ragazzi del quartiere Castiglione esaltarono così la bolognesità e fecero innamorare l’intera città della pallacanestro.
Proprio il 1949 rappresentò però uno spartiacque nella storia della rivalità tra Scarpette Rosse e V-Nere. Nel decennio successivo Milano e Bologna si sarebbero contese i primi 2 gradini del podio in ben 8 diverse stagioni (7 affermazioni di Milano, 1 di Bologna), inaugurando una rivalità cestistica che avrebbe trovato nuova linfa nel duello, stavolta tutto societario e a più riprese, tra il Bogos”, Adolfo Bogoncelli, e l’avvocato, Gian Luigi Porelli. Sì, perché Bogoncelli e Porelli furono due dei più illuminati presidenti (ma anche dirigenti) nella storia della pallacanestro italiana, senza ovviamente dimenticare Aldo Allievi (Cantù) e Guido Borghi (Varese), solo per citarne altri due. A loro si devono innumerevoli innovazioni, battaglie per l’apertura delle frontiere e la regolarizzazione del doppio straniero anche in campionato (per anni i club italiani avevano infatti potuto contare su un solo straniero per il campionato, oltre a un altro per le competizioni europee, il cosiddetto straniero di coppa”).

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Messina come Peterson, Djordjevic come Gamba

La rivalità cestistica tra Olimpia e Virtus vive anche delle esperienze pregresse dei due allenatori. O, meglio, delle loro scelte. Ettore Messina, oggi head coach di Milano, detiene ancora il record di presenze sulla panchina delle V-Nere, davanti a un certo Alberto Bucci. Come il "nano ghiacciato", Dan Peterson, Messina ha però deciso di accettare la corte dell’Olimpia Milano dopo anni di onorata militanza alla guida di Bologna. Le similitudini certo non mancano. Peterson riportò lo Scudetto a Bologna dopo 20 anni e la Coppa Campioni a Milano dopo 31. Alla guida di Bologna Messina centrò invece l’affermazione nella più importante coppa europea, sfuggita 17 anni prima ad Aza Nikolic per 1 solo, maledetto, punto, contro il Maccabi Tel Aviv del fenomenale Mickey Berkowitz. E ora punta a fare lo stesso alla guida dell’Olimpia, il cui ultimo successo in Coppa dei Campioni (oggi EuroLega, ovviamente), risale al 1988.
Aleksandar Djorjevic, dal canto suo, ha in qualche modo ripercorso le orme di Sandro Gamba, ovviamente con le dovute proporzioni. Ruoli diversi da giocatori, ma entrambi diamanti di vari corsi biancorossi, esordienti come allenatori sulla panchina dell’Olimpia (per quanto Gamba fu per anni vice di Cesare Rubini) e successivamente head coach a Bologna, sponda Virtus. Il popolo bianconero spera ovviamente in risultati diversi, considerando che Gamba non riuscì a fare meglio del 3° posto in Serie A1. Tra l’altro, per la serie dei corsi e ricorsi storici, assistente di Gamba nel suo biennio alla Virtus fu ovviamente Ettore Messina.

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La rivalità in Supercoppa

Mai prima d’ora Bologna e Milano si erano incontrate nell’atto conclusivo della Supercoppa Italiana. Eppure, anche in questa competizione, avevano già impresso a fuoco il loro marchio. La Virtus fu infatti presenza quasi costante nelle prime 8 edizioni, centrando ben 6 finali (ma 1 sola affermazione, come già ricordato). Milano è stata invece protagonista nella storia recente, con 5 finali consecutive (e 3 successi in fila) fino al 2018. A livello cittadino è poi una sfida nella sfida. Le V-Nere puntano a maturare quel successo che garantirebbe di eguagliare la Fortitudo nell’albo d’oro della competizione. L’Olimpia va invece a caccia di un’affermazione che la farebbe balzare al 2° posto (dietro solamente a Siena) per numero di vittorie, a parimerito con Treviso (4).
In una pallacanestro italiana che deve necessariamente fare i conti con le difficoltà della ripresa post-pandemia, non c’è motivo alcuno di offendersi se Olimpia Milano-Virtus Bologna è stata considerata la finale più attesa. Rinverdire la rivalità più antica del nostro basket, ovviamente dal dopoguerra, non può fare altro che aumentare l’interesse verso la massima serie italiana e, perché no, permettere all’Italia di avere, in futuro, due club anche in EuroLega. Del resto, già Bogoncelli e Porelli hanno cercato di insegnarlo: pallacanestro e business sono inscindibili, viaggiando su due linee mai parallele e sempre intersecanti. E oggi Olimpia e Virtus sono le due società che possono trainare tutto il resto del movimento, mettendo da parte tutti i campanilismi che contraddistinguono, da sempre, il meraviglioso popolo italiano.
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