Zenit San Pietroburgo - AX Armani Exchange Milano 74-70

A San Pietroburgo non si gioca. Si combatte una battaglia greco-romana. Ritmo lento, fisicità altissima, attacchi soffocati da sistemi difensivi costruiti da due delle menti più concrete d'Europa. Milano ha appena piazzato un parziale lentissimo di 6-2 nei primi quattro minuti del quarto periodo. Ha schermato la sua metacampo con un lavoro di squadra meraviglioso. Ha allungato sul +4 (62-66), spezzando l'equilibrio perfetto dell'ultimo riposo. Ma lì, sul più bello, vede offuscarsi la luce.
A 48 ore dal crollo di Kazan e con un altro viaggio di 1.200 km sulle spalle, con l'assenza di Dinos Mitoglou a sommarsi a quella di Malcolm Delaney, non ha più le forze fisiche, materiali e mentali per andare le oltre. Non ha più uomini di fiducia cui mettere la palla in mano. E, quando coach Ettore Messina si vede costretto a richiamare in panchina Nik Melli per raffreddarne un momento di rabbia dopo una palla persa per fischio molto dubbio, cade, puntuale, l'inizio della fine.
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19/11/2021 A 20:36
Jordan Loyd resuscita dopo un lungo letargo e piazza due giocate consecutive da bomber di razza (13 punti, 7 assist, 6 rimbalzi). E lo scontro in vernice, retto da Milano in un primo tempo gladiatorio di Kyle Hines, ora pende chiaramente in favore dello Zenit. 37-27 il conto a rimbalzo, con 13 offensivi, extra-possessi pesanti, raccolti in gran parte nella seconda metà di gioco. Lì, dove impazza Jordan Mickey (17), esploso con una serie di canestri da livello NBA, e dove il fisicaccio di Arturas Gudaitis ha la meglio sul front-court biancorosso, fiaccato da sforzi difensivi sovrumani e dai problemi di falli che limitano Melli a soli 21 minuti di azione.
L'Olimpia rientra dalla campagna di Russia con due sconfitte consecutive che le costano la vetta della classifica ma che, ancora, non intaccano il lato psicologico della squadra. Perché, dopo la rotta di Kazan, si vede una Milano orgogliosa, combattiva, pronta a mettere in campo la stessa qualità difensiva che le aveva permesso di fregiarsi del titolo di miglior squadra d'Europa fino alla scorsa settimana. A San Pietroburgo torna l'Armani che segue la filosofia di coach Ettore Messina. Un'Armani che non merita di essere bocciata per una sconfitta accettabile sulla carta, ma che dovrà essere valutata sul lungo periodo. Vero, l'attacco ha faticato, con soli 70 punti segnati e un quarto periodo da 10. Ma il calo finale è dovuto a una combinazione di tanti fattori: trasferte, viaggi, stanchezza, rotazioni corte e mancanza di personale. Perché con un Delaney e un Mitoglou in più, allora sì che Milano avrebbe avuto piene armi per pareggiare quelle dello Zenit.

Kyle Hines e Shavon Shields lottano per il pallone con Arturas Gudaitis, Zenit San Pietroburgo-AX Armani Exchange Milano, Eurolega 2021-22

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In vista del ritorno a casa, con il Forum pronto a ospitare l'Olympiacos Pireo venerdì prossimo, 26 novembre, l'Olimpia raccoglie informazioni utili su cui costruire le prossime partite. I grandi veterani sono sempre gli ultimi ad abbandonare la nave. Sergio Rodriguez, che dalla prossima partita potrà finalmente ritrovare la copertura di Delaney, ha ancora una carica energetica pazzesca: 20 punti (season-high), 6 assist e una presenza difensiva che si è vista raramente finora in maglia biancorossa. Da trascinatore vero su entrambi i lati del campo. E Kyle Hines (12+8 rimbalzi) ha ancora la stoffa per essere dominante, anche se su un range temporale più limitato rispetto al passato recente. Finché ha avuto benzina, è stato statuario contro uno dei front-court più fisici, potenti e tecnici d'Europa.
Ma anche la panchina così corta, che ha costretto Messina a rivedere rotazioni, minutaggi e quintetti, ha dato risposte interessanti. Nel bene e nel male. Pippo Ricci (8) può tenere il campo, eccome, in qualsiasi situazione. La sua applicazione difensiva è esemplare, non lontana dagli standard eccelsi di Nik Melli. E anche Jerian Grant, sguinzagliato giocoforza per 21 minuti abbondanti (season-high), sembra incarnare, lentamente, lo spirito del suo allenatore. Le sue qualità offensive restano ancora un enorme punto interrogativo (0 punti, 0/4 al tiro, 4 assist), ma la voglia di lottare e combattere ora emerge, portandolo a fungere da tassello chiave negli equilibri difensivi sul perimetro.

Jordan Mickey in azione contro Pippo Ricci, Zenit San Pietroburgo-AX Armani Exchange Milano, Eurolega 2021-22

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Certo, c'è anche il lato più oscuro. Quello che vede Kaleb Tarczewski tornare nel limbo in cui aveva stazionato a lungo a inizio stagione. E quello che sembra aver accantonato in un angolo Troy Daniels, dimenticato sul fondo della panchina, inadatto per reggere il palcoscenico di San Pietroburgo a livello fisico e mentale. Ma anche quello che, purtroppo, vede un Gigi Datome più in difficoltà rispetto alle uscite scintillanti dell'ultimo mese, e che continua a frenare l'impatto potenziale di Nik Melli per problemi di falli prematuri, ormai quasi una costante in questo primo terzo di stagione europea. E, con Mitoglou a lungo ai box, Milano non può permettersi di lasciare per strada minuti importanti del suo giocatore d'area migliore.
  • Zenit: Frankamp 4, Loyd 13, Ponitka 4, Mickey 17, Gudaitis 13; Zakharov 2, Karasev 9, Baron 9, Kuzminskas, Zubkov 1, Poythress 2. N.e.: Pushkov. All.: Pascual.
  • Milano: Rodriguez 20, Shields 10, Datome 2, Melli 8, Tarczewski 2; Grant, Ricci 8, Biligha, Hall 8, Hines 12. N.e.: Alviti, Daniels. All.: Messina.
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