Con Malcolm Delaney e Dinos Mitoglou ai box, i pretoriani di coach Ettore Messina sono rimasti soltanto 6: Rodriguez, Hall, Shields, Datome, Melli, Hines. Il recupero del greco non sarà breve. E Delaney avrà necessità di tempo per riacquisire il ritmo-gara dopo un mese di stop. Le prossime partite saranno un banco di prova severo per il supporting-cast biancorosso, già testato seriamente nella trasferta combattutissima di San Pietroburgo. Che indicazioni sono arrivate? Che cosa ci possiamo e dobbiamo aspettare?
Kaleb Tarczewski ha riacquisito il ruolo di titolare. Una scelta forzata dalla situazione più che dettata da veri motivi tecnico-tattici. Nelle ultime uscite, il giocatore era sembrato molto più a suo agio nel ruolo di back-up piuttosto che di starter. Uno starter fittizio, che anche a San Pietroburgo si è rivelato tale: sul parquet per i primi sette minuti e poi giù, in fondo alla panchina, da dove non si è mai più rialzato, tornando a vestire i panni del Tarczewski triste di inizio stagione. Il giocatore è chiaramente limitato da problemi tattici, soprattutto difensivi, cui si sono sommate, negli ultimi mesi, grosse difficoltà mentali. Ma sarebbe ipocrita non parlare di problemi di gestione altrettanto importanti. È ancora salvabile? Forse. Ma non con la ripresa del trattamento "cinque minuti da titolare e stop".
Paul Biligha ha regalato un cameo di novanta secondi. Forse fin troppo ristretto, considerando il suo potenziale impatto fisico sulla partita. Potremmo aspettarci di più nelle prossime gare. Anche per il semplice fatto che, per atteggiamento, il giocatore è sempre stato estremamente professionale.
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Pippo Ricci contro Billy Baron, Zenit San Pietroburgo-AX Armani Exchange Milano, Eurolega 2021-22

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Pippo Ricci ha avuto lo spazio maggiore nel back-court. Anzi, con 26 minuti è stato il big-man più utilizzato e il quarto giocatore in generale, alle spalle di Rodriguez, Shields e Hall. Minuti meritati, per contributo, impatto difensivo, intelligenza tattica, capacità di aprire il campo con il tiro da fuori. Ricci è arrivato a Milano già pronto, con esperienza in nazionale (Olimpiadi comprese) e di alta Eurocup nel biennio a Bologna. All'interno del sistema difensivo, il suo contributo non è di molto inferiore a quello di Nik Melli, vero perno dello scacchiere. Gli esami, ormai, sono superati.È promosso. Aspettiamoci di vedere tanto Pippo Ricci nelle prossime partite, anche a costo di sacrificare il quintettone che coach Messina aveva costruito utilizzandolo da 3 tattico come back-up di Gigi Datome. Anche perché i problemi di falli di Nik Melli (è l'ottavo giocatore più falloso del torneo) continuano a restare una costante e a limitarne il minutaggio.
Esami non ancora superati ma in miglioramento per Jerian Grant. Come Ricci, anche l'ex-Bulls ha toccato il suo career-high in minuti giocati (oltre 21), scelta dettata dal ritorno dello stesso Ricci nel suo ruolo naturale con apertura di un buco sul perimetro non coperta da Delaney. Sono stati 21 minuti di strana interpretazione. Sicuramente improduttivi (0 punti con 0/4 al tiro), per un giocatore da limbo, senza particolari qualità di ball-handling o letture per occupare stabilmente il ruolo di playmaker ma nemmeno di spunti offensivi per fungere da terminale. Ma alla bocciatura tecnica si affianca una netta promozione sul piano degli intangibles: si è visto finalmente un giocatore che lotta, combatte, che porta orgoglio, energia e solidità difensiva dalla panchina. Qual è il vero Grant? A fine novembre, è una domanda ancora senza una vera risposta precisa.

Jerian Grant in marcatura su Denis Zakharov, Zenit San Pietroburgo-AX Armani Exchange Milano, Eurolega 2021-22

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Una domanda senza il minimo barlume di indizio è invece quella relativa a Troy Daniels. Accantonato lì, sul fondo della panchina, per quaranta minuti al fianco di Davide Alviti. È una bocciatura netta, grave e pesante per un giocatore che ha sì cominciato a lavorare in ritardo con il gruppo causa infortunio, ma che non ha ancora dimostrato nulla oltre al grilletto facile, senza peraltro esiti di rilievo (finora è 7/25 dal campo, pari al 28%). Leggero in fase difensiva, poco propenso a utilizzare il fisico, poco efficace e abituato a mettere palla a terra, limitato nelle letture: Daniels, finora, non è andato oltre la classica figura del tiratore specialista NBA. Quella contro lo Zenit, una battaglia fisica e mentale sanguinosa, non era la sua partita? A conti fatti, può darsi. Ma, a livello di Eurolega, quali altre partite hanno caratteristiche differenti da questa?
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