Il k.o. (68-75) rimediato sul parquet della Unipol Arena, casa cestistica della Fortitudo Lavoropiù Bologna, lascia l’amaro in bocca a tutti i tifosi canturini. Non solo perché equivale alla matematica certezza di retrocessione in Serie A2 – ovviamente, un libro che dovrà ancora arricchirsi di nuovi capitoli, stante la mancanza di chiarezza e stabilità in merito alla questione retrocessioni e alla formula della prossima LBA – ma anche perché corona una stagione completamente negativa. La 19ª sconfitta di un’annata travagliata è solo il punto di arrivo di un progetto che ora deve essere, giocoforza, ripensato. È vero che la storia recente della pallacanestro italiana insegna che i verdetti dei parquet non sempre coincidono con le posizioni ai nastri di partenza delle stagioni successive, ma è altrettanto certo che la Pallacanestro Cantù merita palcoscenici ben diversi da quelli in cui ha recitato quest’anno.

Non è la prima retrocessione per i biancoblù

Serie A
Linea di fondo imperiale e schiacciatona per Andrea Pecchia
10/05/2021 A 21:28
Già nel 1954-55 l’Associazione Pallacanestro Cantù aveva conosciuto l’onta del declassamento in una serie inferiore rispetto alla massima italiana. In quella stessa stagione, la FIP varò però una riforma dei campionati, che inserì la Prima Serie delle Elette quale nuovo campionato d’élite e trasformò la precedente Serie A in una Seconda Serie, sostituendo nella gerarchia la vecchia Serie B. Nonostante la retrocessione, Cantù era già una società all’avanguardia: dotata di abbinamento, termine antesignano dell’odierna sponsorizzazione, con la distilleria Milenka, forte di Adelino Cappelletti, il primo canturino convocato in Nazionale (oltre a detenere per oltre 30 anni il record di punti in una singola gara con la maglia Azzurra, grazie ai 45 punti segnati contro la Svezia nel settembre 1956), e con una tradizione ormai consolidata alle spalle. Sarebbero serviti oltre 13 anni per il primo trofeo, ma le basi furono poste proprio col ritorno nella massima serie, dopo appena un anno dalla retrocessione, e nel corso delle stagioni successive si affinarono sempre più. L’ingresso della famiglia Casella nella proprietà, gli arrivi di Oransoda e Fonti Levissima quali nuovi sponsor, il ruolo di terzo incomodo tra Simmenthal Milano e Virtus Bologna, il mitico "muro" – terzetto formato da Bob Burgess, Alberto De Simone e Alberto Merlati – ma anche Boris Stankovic (futuro segretario plenipotenziario della FIBA) in panchina e gli esordi di un giovanissimo Charlie Recalcati.

Procida inizia il derby con due super schiacciate

Come ripartire

Ritornando all’attualità, forse Cantù dovrebbe fare tesoro proprio della ricostruzione maturata in seguito alla retrocessione del 1954-55. I tempi sono indubbiamente cambiati e di capitali sembrano essercene in infinitesima parte rispetto a quelli presenti circa 60 anni fa, ma l’aspetto tecnico deve coincidere anche stavolta con quello societario. Il progetto di ristrutturazione della società – il terzo dopo quelli del 1991 e del 2011 – implica necessariamente scelte chiare e da compiere a stretto giro di posta. Anzitutto la questione palazzetto, erede del Parini e del Pianella, ma ancora in alto mare. Nell’autunno scorso si era paventata l’ipotesi di un impianto polifunzionale attivo già per la stagione 2023-24, mentre un mese fa è stato firmato il protocollo d’intesa tra la Cassa Depositi e Prestiti e il Comune di Cantù, nell’ottica di una consulenza finanziaria triennale per tutte le fasi del progetto. Il che implicherà probabilmente un ritardo di almeno una stagione per l’apertura al pubblico del nuovo impianto.

Super assist "no look" di Procida per Kennedy

Palazzetto dello Sport imprescindibile, così come rinascita tecnica e societaria. Puntare sul giovanissimo Gabriele Procida (anche se il suo agente, Matteo Comellini, ha già dichiarato che il diciottenne resterà a Cantù solo in caso di permanenza in A), ma anche sui tanti giovani di sicuro avvenire, tra i quali Andrea Pecchia e Jordan Bayehe, potrebbe essere sicuramente una chiave di volta, ma dovrà coincidere con un progetto tecnico chiaro, di più ampio respiro rispetto ai continui stravolgimenti in panchina. La questione dei contratti da ridefinire, dal momento che la retrocessione comporterà il passaggio dal professionismo al dilettantismo, potrebbe poi non essere così complicata. Si spera, peraltro, che una società si fosse già debitamente tutelata con clausole contrattuali ad hoc, per rispondere appieno a una probabilità ormai trasformatasi in realtà. Piero Bucchi ha invece dimostrato di riuscire a lavorare benissimo anche in realtà molto complesse, pertanto ripartire da lui sarebbe comunque un bel colpo anche in prospettiva. È chiaro però che il progetto non possa fermarsi al pronto ritorno in Serie A – in caso di effettiva retrocessione in A2 – ma debba guardare oltre, per riportare la "Regina d’Europa" a livelli ben più alti di quelli delle ultime stagioni.

Tanto, troppo caos

Senza voler ripercorrere la cronistoria degli ultimi, complicatissimi, anni, è innegabile che l’incertezza a 360° abbia rappresentato un grande limite per Cantù. Il progetto di azionariato popolare TIC (Tutti Insieme Cantù) a sostegno della società, ma anche l’importanza di Cantù Next S.p.a., realtà che raccoglie molteplici figure imprenditoriali di alto profilo e detentrice del 10% delle quote azionarie del club cestistico, sono certamente buone basi, ma non basta. Ridefinire e strutturare meglio i ruoli dietro le scrivanie, inserendoli in una collaborazione continuativa e costante con quanto avviene sul parquet, è sempre la scelta migliore per garantirsi un progetto solido. Il programma canturino dovrà peraltro essere necessariamente pluriennale, anche in caso di effettiva retrocessione: il "vivere alla giornata" la pallacanestro ormai non è più pensabile, specie in una società che cambia così rapidamente e che non lascia modo di recuperare il troppo tempo perduto. Ora o mai più, in sostanza. Sempre consapevoli che alla rinascita tecnica, deve per forza coincidere quella infrastrutturale. Il legame viscerale tra il territorio e una società storica del nostro basket si è dimostrato indissolubile, anche in periodi in cui qualsiasi tifoso avrebbe probabilmente abbandonato la nave ormai alla deriva. Qualsiasi supporter, ma non di Cantù, luogo in cui si vive di pallacanestro da ormai 85 anni. L’amore incondizionato merita però una riconoscenza: costruire una "nuova casa" biancoblu, rappresenterebbe già un bel passo in tale direzione.

Highlights: Fortitudo Bologna-Cantù 75-68

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