Marostica è uno di quei "place to be" che non ha bisogno di particolari presentazioni. Dici "Marostica" e la prima immagine che salta alla mente è quell'enorme scacchiera, spettacolare, specie quando è animata. Questa potrebbe essere la descrizione di quanto avviene anche, da due anni a questa parte. al campo sportivo del borgo vicentino, in cui è arrivato Ezio Glerean, allenatore "cult" del calcio italiano tra gli anni '90 e 2000, messosi di impegno a muovere pedoni e alfieri. Disponendoli ovviamente "a quattro" in attacco...

Il profeta del 3-3-4, troppo moderno per il calcio degli ’90-2000

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21/01/2020 A 13:50
Ezio è tornato a mettersi in gioco a dicembre 2017, con un libro in una mano e il pallone nell'altra. Il volume "Il calcio e l'isola che non c'è", edito nel 2014 da Mazzanti, è l'essenza della sua filosofia di vita, prima ancora che calcistica. Il suo pallone, invece, è il veicolo di crescita umana, educazione, muri da abbattere e orizzonti sconfinati, concentrato dei valori che hanno caratterizzato la sua carriera da tecnico, ripartita dalla Marosticense, attualmente quinta a 29 punti (insieme a Tezze e Trissino) nel campionato di Promozione Veneta. Glerean, per spiegarlo a chi non l'ha vissuto, è l'uomo che nel bel mezzo degli anni Novanta fece irruzione nel calcio italiano con il suo 3-3-4.
Buono a portare tra i professionisti il Sandonà (con, in campo, l'attuale allenatore dell'Udinese Luca Gotti) e a dare origine al miracolo Cittadella, peraltro ancora attuale: una piccola società fino a quel punto semisconosciuta, trascinata a suon di gol e divertimento, dalla Serie C2 alla B al termine della stagione 1999-2000. E tutto questo con poco budget e il tempo di lavorare senza isterismi, dando il largo alla forza delle idee. Uno Zdenek Zeman ulteriormente progressista, insomma, probabilmente troppo moderno per il calcio italiano dell'epoca, così impegnato a "spendere e spandere" al soldo del risultato ad ogni costo. Non accorgendosi di procedere in direzione "fallimento", da cui ancora oggi, in epoca "post crisi" fa fatica a riprendersi. Così, a Eurosport, Glerean ripercorre la magia di quegli anni:
La soddisfazione più grande fu quella di vedere giocatori partiti semiprofessionisti e consegnati alla Serie B con tanta forza di volontà ed entusiasmo. Se a Sandonà avevo Luca Gotti, a Cittadella avevo Giulio Giacomin a centrocampo, che ora è il secondo allenatore dell'Udinese. Poi c'erano i difensori Cinetto, Zanon, Ottofaro, Simeoni; gli attaccanti Fantini, Zalla, Bernardi, ispirati dai vari Caverzan, Soncin, Scarpa... Questi solo alcuni dei nomi di quegli eroi. Arrivati in cadetteria cambiammo poco o nulla dando continuità al progetto: ciò che è sempre mancato in Italia"
E che, di fatto, spiega i problemi atavici del nostro calcio. Glerean ha sempre avuto un'idea diversa, specie da quando tornò dall'Olanda in cui si recò per studiare l'Ajax di Johan Cruyff a cui si è sempre ispirato. Da Amsterdam tornò anche con la ragazza che diventò sua moglie, Caroline:
Non c'è mai tempo né voglia di sporcarsi le mani, partire dai più giovani e costruire qualcosa di importante, comune a tutti all'interno del club: dalla star della prima squadra al bambino più piccolo della scuola calcio: le realtà più spettacolari come Barcellona e Ajax sono da sempre costruiti su questi valori fondamentali e che ogni anno producono campioni dai rispettivi settori giovanili. Mister Eusebio Di Francesco, ai tempi del Sassuolo, chiese di applicare il mio metodo: visite continue dei giocatori della prima squadra al settore giovanile. Giovani calciatori, per esempio degli Esordienti, che giocano con la maglia con su scritto il nome di un componente della prima squadra: in questo modo, il ragazzino insegue un sogno e il giocatore professionista viene responsabilizzato, davanti a telecamere e cornici nazionali, a non fare figuracce comportamentali che potrebbero deludere il giovane a cui sono abbinati. Poi c'è l'autogestione, che allontana i comportamenti sopra le righe dei giocatori. A turno, due giocatori fanno gli allenatori e scelgono la formazione da mandare in campo, con l'allenatore che va ad accomodarsi in tribuna. Tutti, in questo modo, sono responsabilizzati, dagli spalti non vola una mosca e i ragazzi si formano umanamente".
Idee troppo moderne? No, semplicemente "idee", nel Paese della stagnazione, specialmente calcistica. Come quel suo 3-3-4 (o 3-3-1-3):
Se tutti corrono e giocano d'anticipo, difensori compresi, scoprirete che lo stravolgimento offensivo, in realtà, non esiste. Alla Marosticense gioco con la difesa a quattro, ma altrettante sono le punte. Oggi è certamente più normale vedere sovraffollamento in attacco, 20 anni fa, però, parlare di quattro attaccanti era pura eresia"
Nella sua voce, però, non ci sono rimpianti. Il fatto è che Glerean è l'uomo perfetto per fare grande una piccola realtà. A Ezio piacciono i posti che gli permettano di lavorare a 360 gradi. Un Alex Ferguson vero, da cui non si scappa e a cui non si può non voler bene:
Ogni volta che si sta insieme, in squadra, faccio spegnere i cellulari. Bisogna parlarsi, guardarsi negli occhi, non isolarsi. E' così che si creano i gruppi più belli e uniti. Si, ho avuto occasioni per andare ad allenare in Serie A o provare a conquistarla con squadroni predestinati, come la Salernitana del patron Aliberti, e poi Empoli, Brescia... Ma non potevo lasciare Cittadella e il presidente Gabrielli, con cui ho sempre avuto un legame speciale. Poi fui il primo allenatore dell'era Zamparini a Palermo. Ma fui anche il primo ad essere esonerato, alla prima giornata del campionato di Serie B 2002-2003. Non mi venne dato il tempo di lavorare, ma erano le regole del gioco in una piazza importante come quella rosanero".
In chi si rivede Glerean? Quale squadra di Serie A gli piacerebbe allenare oggi?
L'Atalanta e la Lazio sono quelle che più si avvicinano alla mia filosofia. Danno spettacolo in tutta la loro velocità. Poi seguo con interesse un altro mio vecchio giocatore, Giovanni Martusciello, oggi secondo di Sarri alla Juventus. E mi fece piacere quando seppi, in un Bari-Bassano Virtus di Coppa Italia, che un Antonio Conte agli albori della sua carriera da allenatore, si ispirava al mio sistema di gioco. Gotti? Ha due lauree, una persona di una cultura ed educazione infinite: sono orgoglioso di lui, farà tanta strada"

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Qualche rimpianto?
No. Mi piace da matti il lavoro alla Marosticense: sarebbe bello ricreare un altro miracolo sportivo in stile Cittadella. Il club sta crescendo piano piano, anche con nuove strutture per gli allenamenti. Il calcio, inteso come spogliatoio, è uguale a tutti livelli. Cambia solo il contorno...".
Anche il direttore sportivo rossonero è un giovane: si tratta di Alessandro Crestan, classe 1981...
L'anno scorso ero il portiere della Marosticense: a metà stagione mi sono rotto i legamenti del crociato e Glerean mi disse: 'Ale, noi ti aspettiamo. Ma sarebbe bellissimo se diventassi il nostro diesse, scegli tu'. E così, eccomi qua. Il bello di Ezio è che non guarda la carta d'identità: ha già lanciato tanti 2002 in prima squadra e, tra poco, si appresta a far esordire un 2003. E' il massimo per la nostra società".
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