Il Manchester City di Pep Guardiola si è nuovamente laureato campione d’Inghilterra. Terzo titolo nelle ultime 4 stagioni. Quinto titolo negli ultimi 9 anni di Premier League. In questo arco temporale, volendo, si potrebbero aggiungere anche 3 secondi posti. Insomma, che la geografia del calcio inglese sia cambiata è ormai un dato di fatto; così come dato di fatto è che a contribuire affinché tutto ciò avvenisse merito va ricercato in Guardiola, artefice appunto di questi 3 titoli negli ultimi 4 anni.
Il percorso del City nuovo ‘padrone’ del calcio inglese parte però da più lontano. Un lavoro iniziato da Roberto Mancini proprio 10 anni fa, con quell’incredibile vittoria raggiunta soltanto al minuto 93:20, diventato poi un documentario grazie al gol di Sergio Aguero che stendeva 3-2 il QPR e regalava uno dei finali più clamorosi della storia del calcio.
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Due anni dopo sarebbe stato il turno di Manuel Pellegrini, ma soprattutto del suicidio del Liverpool e della famosa scivolata di Steven Gerrard col Chelsea a 3 giornate dalla fine. Il resto è roba di Pep Guardiola, appunto, che al City ha speso tantissimo ma ottenuto altrettanti risultati. In primis i due titoli del 2018 e del 2019, i primi in back-to-back nella Premier League: impresa che non riusciva a nessuno nel campionato inglese proprio da Ferguson e il suo Manchester United di fine decennio ’00, quando guidati dai vari Rolando, Tevez, Rooney e poi van Persie i Red Devils ne misero in fila addirittura 3 (dal 2006/07 al 2008/09).

Il capitano Kompany e Manuel Pellegrini festeggiano il 2° titolo della storia recedente del City, Premier League stagione 2013/14

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Un Manchester City dunque nuovo padrone della città di Manchester e del calcio inglese, che con l’arrivo del catalano in panchina ha contribuito a trasformare anche tutta la lega. Il titolo vinto quest’anno è forse il più “maturo” della sua intera gestione, perché arrivato dopo un inizio di stagione tutto sommato complicato. Il City non ha brillato come tre anni fa nell’incredibile stagione da 100 punti, 34 vittorie, 2 pareggi, 2 sconfitte e 106 gol fatti; e nemmeno ha dovuto sudare fino alla fine come nel suo secondo dei successi ‘guardiolisti’, due anni fa, quando nonostante i 98 punti servì soffrire fino all’ultima giornata per tenere dietro il Liverpool di Klopp. Questo però è stato probabilmente il Manchester City più “maturo” perché in grado di vincere in altri modi, oltre al dominio delle partite: ha saputo segnare, ma anche portare via partite di misura e subendo pochi gol.

Pep Guardiola festeggia il suo secondo titolo al City, back to back, dopo quello vinto nel 2018 ecco il bis del 2019

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Una stagione girata da metà dicembre, quando questa Premier League ancora non sembrava avere un padrone. Tra fine ottobre e i primi di dicembre il City era infatti incappato in tanti stop in campionato; una mini-striscia negativa iniziata e terminata con il West Ham, squadra che per 2 volte in meno di 2 mesi fermò Guardiola sull’1-1.
Dal 15 dicembre in poi però il Manchester City ha praticamente solo vinto: 15 successi consecutivi in campionato che hanno scavato il gap, per un totale di 20 vittorie in 22 partite. Un cammino “maturo”, appunto, in cui la squadra di Guardiola ha subito soltanto 12 gol in 22 partite, rimanendo poi a clean-sheet in ben 13 di queste 20 vittorie appena citate. Un’evoluzione del guardiolismo, se vogliamo, che non a caso è coincisa anche col miglior cammino in Champions League del catalano fuori dal feudo felice di Barcellona. Il City si gode la sua festa e il suo tecnico. E alle altre non resta che prenderne atto.

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