Non c'è nessuna richiesta di penalizzazione da parte della Procura FIGC nel processo contro la Lazio per il "caso tamponi": nell'udienza al Tribunale Federale, il procuratore Giuseppe Chinè ha chiesto che, a fronte delle sei violazioni commesse dal club nell'ambito del protocollo anti Covid, la Lazio venga punita con un'ammenda di 200 mila euro e inibizioni per i tre deferiti. Lo riporta ANSA.
Il presidente Claudio Lotito, accusato di non aver provveduto a far rispettare o comunque non aver vigilato sul rispetto delle norme, la procura ha chiesto un'inibizione di 13 mesi e 10 giorni. Se il tribunale accogliesse la richiesta, ogni carica federale del numero uno capitolino decadrebbe, perché supererebbe i dodici mesi di squalifica negli ultimi dieci anni. Per il medico Ivo Pulcini, responsabile del settore sanitario biancoceleste, e per il dottor Fabio Rodia, medico sociale e MLO della 16 mesi di inibizione.
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Lazio-Torino rinviata

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Torino non ammesso

Il club granata, autore di due esposti che avevano contribuito a dare il via all'indagine a inizio novembre scorso, non è stato ammesso alla videoconferenza. Aveva presentato un'istanza per costituirsi nel processo come parte terza interessata, ma il tribunale ha deciso di non ammettere l'intervento, nonostante Chinè non si fosse opposto.
La sentenza, attesa entro oggi, potrebbe anche non arrivare nel giro di poche ore: secondo la ricostruzione di Gazzetta dello Sport, l'udienza continuerà ora con la parte dibattimentale in cui la Lazio esporrà le proprie ragioni. Il collegio del tribunale federale si riunirà poi in camera di consiglio per definire il pronunciamento, ma la discussione potrebbe protrarsi anche nel weekend.

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