Ha avuto vita corta la Superlega ma ha sconvolto il calcio europeo, facendo capire che certi valori (meritocrazia e competizione) non possono essere calpestati ma anche il sistema calcio non può continuare così. Beppe Marotta, ad dell’Inter, alla vigilia della sfida contro lo Spezia torna sulle frenetiche 72 ore che hanno sconvolto il mondo del pallone e ribadisce un concetto chiaro e semplice: a prescindere da questo tentativo qualcosa va fatto per cambiare le cose e correggere un sistema destinato al default.

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Maldini: "Superlega? Non sapevo nulla, chiedo scusa ai tifosi"
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"Superlega idea 12 proprietari, noi dirigenti informati ma non coinvolti"

La premessa è che questa iniziativa è stata portata avanti direttamente dai 12 proprietari dei club, alla luce della situazione di difficoltà finanziaria attuale legata in particolare alla pandemia, con i costi rimasti certi e i ricavi invece incerti. Alla luce di questo, la valutazione dei proprietari era che questo modello di calcio era superato e bisognava trovare una soluzione inventando qualcosa. Ed è stato fatto, con un sistema calcio a rischio default. E non mi riferisco solo ai 12 club, ma all'intero mondo del calcio. Nessun azienda potrebbe continuare a vivere con un monte ingaggi pari a al 60-70% del fatturato caratteristico. Giocoforza, il modello attuale non garantisce futuro, per cui era doveroso andare alla ricerca di un qualcosa per tentare di cambiare”.

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"Tentativo naufragato perché si è sottovalutata voce dei tifosi"

"La Superlega è naufragata perché sono stati sottovalutati aspetti importanti come la voce dei tifosi e anche perché improvvisamente i 6 club inglesi si sono defilati secondo le loro logiche. Se questo progetto è fallito, evidentemente qualche errore è stato commesso durante il percorso. Se sono stato coinvolto? l'operazione è stata condotta anche con riservatezza dalle proprietà. Le informazioni ci arrivavano, ma il management dell'Inter non è entrato direttamente. Ma è giusto che i compiti vengano anche divisi: io e Antonello ci siamo concentrati nella gestione quotidiana del club"

Superlega: cronistoria di un progetto naufragato in 48 ore

"Se mi sento di chiedere scusa? C'era buona fede perché calcio è in default"

La buona fede di questa azione è nata dal fatto che i proprietari provano a fare il bene dei propri club perché la situazione attuale, a ogni livello, è a rischio default. Se non intervengono le istituzioni del calcio per creare un modello di stabilità e continuità, non si riesce ad andare avanti. Un esempio: noi, Milan e Juve, negli ultimi 7 anni, abbiamo investito in Italia 1 miliardo di euro nell'acquisizione dei giocatori. Oggi è impossibile sostenere questi costi e va a discapito della promozione dei giovani in provincia e di una certa competitività. Oggi si ragiona solo su ricavi caratteristici già molto contratti. Si cercava di dare stabilità al sistema. Le lacune sono evidenti, altrimenti il progetto non sarebbe naufragato. Ma i principi di solidarietà, rispetto per la meritocrazia e per il propri tifosi devono sempre essere salvaguardati. I club sono fenomeni sportivi e sociali, con giovani che devono crescere e diventare uomini. Magari qui sono emerse lacune”.

Marotta e Agnelli - Juventus 2018

Credit Foto Getty Images

"Inconcepibile attacco Cairo nei miei confronti"

Critiche Cairo e Serie A tradita da gestione fondi? I fondi con la Superlega non c'entrano nulla. Peraltro dentro c'era anche il Milan che era favorevole ai fondi. Per quanto riguarda la mia carica personale, premesso che la critica è un atto democratico, non concepisco l'attacco violento da Urbano Cairo, con la conseguenza di aver ricevuto minacce pubbliche e private. Non si offende dando del giuda e traditore. Lui mi conosce e sa quanto sono innamorato di questo sport, cercherò sempre di fare il bene del calcio. Se mi dimetterò da consigliere federale? Parliamo di un'attività di semplice servizio, anche faticoso, Lo faccio per tutelare tutti i club, ritenendo di avere esperienza. Io rimetterò il mandato in settimane e, nel caso di sfiducia, rimetterò ben volentieri il mandato”.

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