Non un inizio di stagione indimenticabile. Sicuramente sotto le aspettative. Certo, il peso del contesto in cui si sta giocando questa nuova stagione calcistica è purtroppo sotto gli occhi di tutti. E condiziona tutto. E tutti. L’Inter 2.0 di Conte però stenta a decollare, sia in campionato sia in Europa. E tra i vari tormentoni – forse più per noi giornalisti, ma anche per i tifosi – echeggia ormai da mesi il nome di Christian Eriksen. Il danese, infatti, settimana dopo settimana sembra sempre più un pesce fuor d’acqua nel progetto contiano all’Inter.
  • Inter, Il rendimento di Eriksen nei primi 10 incontri ufficiali:solo 301' e zero minuti contro Real e Atalanta
2.Fiorentina64'
1.Benevento9'
3.Laziopanchina
4.Milan22'
Gladbach (CL)79'
5.Genoa58'
Shakhtar11'
6.Parma58'
Real Madrid (CL)panchina
7.Atalantapanchina
TOTALE301'
Serie A
Atalanta-Inter 1-1, pagelle: Lautaro garanzia
08/11/2020 A 16:41

Real e Atalanta: 0 minuti giocati

Zero. Come i minuti concessi al danese nel giro di 5 giorni per due impegni già decisivi in casa di Real Madrid e Atalanta. A Madrid, addirittura, Conte gli ha preferito Gagliardini e Nainggolan nella fase finale del match quando c’era da provare a riacciuffare ancora una volta le Merengues di Zidane. A Bergamo, con una squadra stanca e con qualche giocatore non al top (Lataro, Lukaku e Sanchez su tutti), Eriksen è rimasto per 90’ in panchina venendo scavalcato nelle gerarchie sempre da Gagliardini. Una bocciatura netta. Senza se e senza ma.

Né trequartista, né incursore

Perché dunque Eriksen, che fino a un anno fa era uno dei centrocampisti più importanti in Premier League e in Europa, ora fatica a trovare spazio nello scacchiere tattico nerazzurro? Non un mistero la risposta. Chi ha visto giocare il capitano della Danimarca in nerazzurro si è accorto come il calcio ragionato e talentuoso di Eriksen strida prepotentemente con quello tutta intensità, corsa e velocità di Conte. Nel 3-5-2 contiano, infatti, i due interni si aprono spesso attaccando la profondità buttandosi dentro e creando così un’alternativa valida sulle corsie laterali e uno scarico in più per le sponde di Lautaro e soprattutto Lukaku, o si abbassano laterlamente in fase di costruzione di gioco al fianco del "libero" permettendo di formare una doppia coppia di esterni sulle rispettive corsie raggiungendo una superiorità numerica spesso decisiva. Ecco, Eriksen questo non lo fa. E non lo farà mai. Perché non è nelle sue caratteristiche, nelle sue corde, nel suo dna. Conte ha provato a trasformare la sua Inter adattandola al danese, ma con risultati deludenti. Non un caso che alla fine abbia deciso di puntare su Barella – in attesa di capire se Vidal è solamente in ritardo di condizione o non è più in grado di fare quel lavoro di corsa e inserimenti, e di capire cosa ne sarà dei vari Sensi e Vecino. Per ora, quindi, anche l'onesto Gagliardini, o quel Nainggolan bocciato solo un anno fa, sembrano aver scavalcato il danese nelle gerarchie.

Così gioca Barella, il trequartista mascherato

Dalla Danimarca: "State sprecando uno dei più forti al mondo"

Abbiamo chiesto un parere al nostro collega danese Mikkel Eskildsen, che non ha molti dubbi su quali siano i reali problemi di Eriksen in Italia:
Non capiamo cosa stia succedendo, perché Eriksen dovrebbe essere sempre titolare nell'Inter. Parliamo di uno dei più forti al mondo per visione di gioco, solo che Conte non riesce a trovare la sua posizione corretta in campo. Eriksen deve essere al centro del progetto tattico, da lui deve passare tutto il gioco della squadra e deve essere responsabilizzato. E' successo all'Ajax, al Tottenham e ovviamente in Nazionale.

Pirlo 2.0, ma a tinte nerazzurre

C’è chi lo ipotizza da mesi, chi se ne è accorto tardi. Ma forse è l’unico modo per salvare Eriksen. E per salvare un patrimonio tecnico ed economico anche per l’Inter che altrimenti tra pochi mesi si ritroverà in casa un giocatore da uno stipendio (lordo) da circa 15 milioni a stagione, che non rientra più nei piani del tecnico e che occupa solamente uno slot che Conte investirebbe probabilmente con un altro tassello (Kantè, giusto per fare un nome a caso). Eriksen, infatti, ha le caratteristiche perfette per arretrare il suo raggio d’azione e diventare quel Pirlo che fece le fortune proprio di Conte in bianconero.
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Visione di gioco, calma glaciale, velocità di pensiero e decisionale che viaggia al doppio di quella di qualsiasi altro calciatore in Serie A, lanci millimetrici con entrambi i piedi (emblematici i due tentativi di Marassi durante l'ultimo Genoa-Inter quando con due fiondate ha quasi pescato Darmian alle spalle dei difensore rossoblu, con tanto di dejà vu della famosa asse bianconera Pirlo-Lichtsteiner), e poi i calci piazzati. Insomma, trasformare Eriksen (che comunque già ai tempi della sua esperienza olandese con l’Ajax occupò spesso quella zona del campo prima di trasformarsi in mezzala e trequartista nelle scuole londinesi del Tottenham) non sembra poi così una blasfemia. Arretrare Eriksen permetterebe anche di far rifiatare Brozovic e di far avanzare Vidal una volta che il cileno sarà al pieno della sua condizione fisica. Un centrocampo Eriksen play basso, e con Vidal e Barella non sarebbe poi così male... Adesso o mai più, ultima chiamata. Qualcuno salvi il soldato Eriksen.

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