Per il Milan la vittoria contro l'Atalanta ha rappresentato la fine di un incubo durato sette anni, il periodo in cui i rossoneri sono rimasti fuori dalla Champions League. Stefano Pioli si gode il frutto di un lungo lavoro iniziato nell'ottobre del 2019. Il tecnico parmense ne ha parlato ai microfoni di Milan TV:
"Sapevamo che poteva essere la chiusura di un cerchio. Dal 5-0 subito a Bergamo abbiamo costruito il nostro percorso, un nuovo Milan fatto di lavoro, volontà e di credere sempre sulle cose su cui abbiamo puntato. È stato un cammino bello, difficile, ma stimolante, che ci ha dato una soddisfazione incredibile. Abbiamo raggiunto un obiettivo importante attraverso un'altra grande prestazione".

Sull'esperienza al Milan

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"Mi sono sentito subito a mio agio, poi gli scettici ci saranno sempre fin quando un allenatore non vince. Bisogna vedere anche le situazioni vissute e gli obiettivi che avevano le società precedenti. Al Bologna ho fatto 52 punti, al Chievo mi sono salvato a 6 giornate dalla fine ed è come vincere lo scudetto, alla Lazio abbiamo fatto bene tranne il secondo anno. Sento che il Milan possa essere la tappa importante, determinante e decisiva per la mia carriera e questo mi spinge a dare il 100% con passione, entusiasmo e con i miei sogno. Sono un positivo, credo sempre di arrivare a successi importanti. Sono consapevole di quello che vedo e sento, preparo tanto le strategie e credo di sapere le caratteristiche che servono, di vedere chi sta meglio o peggio, chi far giocare titolare e sono molto attento e più sicuro rispetto al passato. Anche se i dubbi ce li hanno tutti, anche quelli che parlano dicendo di sapere tutta la verità".

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Sul gruppo e sulle possibili partenze

"Fino alle 23 di domenica tutti i miei giocatori erano concentrati e motivati per ottenere un obiettivo importantissimo sapendo, qualcuno di loro, che probabilmente subito dopo sarebbe arrivato il momento di fare un'altra esperienza. Questo per me e per il club significa aver avuto dei giocatori molto responsabili. Li ringrazio tutti, soprattutto coloro che hanno giocato meno come Dalot, Diaz, Kalulu. Tutti hanno raccolto ciò che meritavano, ciò che hanno seminato, grazie alla loro applicazione e volontà e all'aria che si respirava a Milanello, siamo andati oltre i nostri limiti. All'inizio era giusto cavalcare l'entusiasmo dei ragazzi perché le cose andavano bene, abbiamo approfittato della libertà di andare in campo senza preoccupazioni. La cosa più difficile è stata l'altra, cioè andare in campo dopo aver perso qualche partita, quando c'era la possibilità di perdere tutto quello che avevamo costruito. Magari in quel momento tensione e preoccupazione sono arrivate. Siamo stati bravi a non perdere la fiducia nel nostro modo di lavorare, questa è la cosa migliore per la nostra squadra, perché ha creduto in quello che si faceva e ha avuto la possibilità di crescere con equilibrio e giuste pressioni".

Sul futuro

"Quando sono arrivato a Milanello non c'erano dei caroselli, ma subito mi sono sentito bene. Sento di essere nel posto giusto e questo mi spinge a dare tutto, a provare a fare qualcosa di veramente importante. Ora parliamo di una grande stagione, ma io sto già pensando alla prossima. Dobbiamo continuare a dimostrare, a crescere, a migliorare. Ho approfittato di tutte le mie esperienze per alzare l'asticella e così dobbiamo fare anche ora. Il club ci sostiene, faremo il massimo e tutto ciò che sarà necessario per portare avanti le nostre idee e per dare soddisfazione a un pubblico straordinario. Il mio sogno sarebbe vincere qualcosa e farlo nel Milan sarebbe esaltante, ma mi ricordo un'intervista in cui Maldini dice che per tornare a essere un top club il Milan dovrà giocare la Champions per 2-3 anni di fila. Quindi dovremo riconfermarci, crescere: quello sarà il nostro obiettivo. Dobbiamo partire con grosse ambizioni perché siamo il Milan, lavoro notte e giorno affinché i nostri sogni si realizzino".

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