Fabrizio è mortificato, disorientato, deluso. Ha scelto lui di costruirsi in Veneto, un posto dove nessuno lo conosce”. Antonio Savoia, avvocato del Foro di Lecce, alla Gazzetta dello Sport ha raccontato così lo stato d’animo con cui Fabrizio Miccoli ha varcato, alle 15:10 di mercoledì pomeriggio, i cancelli del carcere di Rovigo per scontare la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’ex attaccante di Juventus e Fiorentina, il ‘Romario del Salento’ come veniva ribattezzato quando coi suoi gol e le sue magie era arrivato fino alla Nazionale, ha combattuto la sua partita più difficile, durata otto lunghi, e l’ha persa ed ora fa i conti con una sentenza che rispetta ma non condivide come spiega il legale alla rosea.
Fabrizio ha bisogno di stare lontano da tutto e da tutti, anche da Lecce, la sua città. Non dalla famiglia, che andrà a trovarlo tutte le volte che sarà possibile. Rispetta la sentenza, ma non la condivide, non si sente responsabile dei fatti per cui è stato condannato. Lui ha sempre fatto del bene, anche a Palermo. Me lo ha ripetuto mentre eravamo in Cassazione: ama quella città, l’ha aiutata anche pochi mesi fa con una donazione importante per affrontare l’emergenza Covid”.

Fabrizio Miccoli

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"Mi ha chiesto scusa mille volte per quelle frase su Falcone"

La Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza del gennaio 2020 della Corte di Appello di Palermo. Colpevole di aver chiesto al boss Mauro Lauricella, di recuperare il credito di 12 mila euro dall’imprenditore Andrea Graffagnini, titolare della discoteca Paparazzi, per conto dell’ex fisioterapista del Palermo, Giorgio Gasparini. Emersero intercettazioni in cui Miccoli, chiamò ‘fango’ Giovanni Falcone, un epiteto di cui si è sempre pentito come rimarca l’avvocato Savoia: “mentre aspettavamo la sentenza mi ripeteva di aver chiesto scusa mille volte e in tutte le lingue per quella frase. Il 23 maggio 2012, al Barbera aveva anche organizzato una partita con i Magistrati per ricordare Falcone, dove giocò anche Totti. Non è bastato. Ma quella frase alla fine non c’entra niente. L’accusa è di istigazione a recuperare un credito, ma Fabrizio ha solo tentato di aiutare un amico. E, quando ha capito che la cosa prendeva una brutta piega, ha mandato tre sms a Lauricella dicendogli di lasciar perdere, che la questione non gli interessava. Messaggi che sono a sentenza, ma che non sono stati valutati. Per noi la sentenza è ingiusta”.
Ora che la misura detentiva è eseguita, i legali di Miccoli potranno chiedere misure alternative al Magistrato di Sorveglianza come l’affidamento in prova ai servizi sociali ma si tratta di decisioni che devono essere ponderate: “Potremmo farlo già domani, ma non sono scelte che si fanno di pancia. Il mio augurio – chiosa Savoia – è che Fabrizio venga scarcerato quanto prima”.

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