Era il 22 agosto 2021, quando la Juventus dell’Allegri-bis debuttò a Udine. Fu un 2-2 farcito dalle papere di Wojciech Szczesny; fu, soprattutto, l’ultima «italiana» di Cristiano Ronaldo. Dopo quel pari, e quel popò di sprechi, Madama perse in casa con l’Empoli (0-1), a Napoli (1-2) e pareggiò 1-1 con un Milan che, all’epoca, Stefano Pioli guidava ancora in occhiali scuri. Il primo successo arrivò alla quinta, in trasferta, il 22 settembre: 3-2 allo Spezia.
Vi ripropongo la formazione del battesimo: Szczesny; Danilo, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro; Cuadrado (30’ st Chiesa), Bentancur (45’ st Locatelli), Ramsey (15’ st Chiellini), Bernardeschi (15’ st Kulusevski); Morata (15’ st Cristiano Ronaldo), Dybala. Oggi che si ricomincia, di quei sedici saranno in campo, o disponibili, solo cinque: Danilo, Leonardo Bonucci, Alex Sandro, Juan Cuadrado, Manuel Locatelli. E il Sassuolo di Alessio Dionisi, anche se ha perso Gianluca Scamacca e sta per perdere Giacomo Raspadori, non scherza mai. La scorsa stagione, lontano dal Mapei, batté le milanesi e proprio l’ex Tiranna. Domenico Berardi ha avuto il «dieci», un avviso ai petulanti. E Andrea Pinamonti ha il piede caldo.
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Reduce dalle spanciate con Real e Atletico, Massimiliano è atteso al varco da un nugolo di carabine. Federico Chiesa e portiere a parte, non avrà Paul Pogba, il «primario» che avrebbe dovuto operare il cuore del centrocampo. Il Sassuolo ha una sua anima e una sua filosofia, la Juventus non ancora. Se i giocatori decidono, gli allenatori orientano. Max - come, del resto, la società e la rosa - non ha più abili. Veniva da un paio di anni in pantofole, gliene hanno concesso uno di «gavetta», giustificato, anche, con la fuga di Cierre e il k.o. di Chiesa. L’epifania invernale di Dusan Vlahovic contribuì, se non altro, a toccare la riva del traguardo minimo.

Leonardo Bonucci e Angel Di Maria esultanto durante la tradizionale amichevole di Villar Perosa

Credit Foto LaPresse

L’estro di Angel Di Maria dovrebbe, a spanne, ridurre la malinconia per l’Omarino, così come il dribbling di Filip Kostic surrogare la lungodegenza di Chiesa. Con il mercato aperto fino al 1° settembre, con un buco là in mezzo (il «play») e con Moise Kean (squalificato) vice Vlahovic, la Juventus richiama alla memoria un grand hotel. Gente che va gente che viene. Dall’esonero di Maurizio Sarri, che mai avrei cacciato, Andrea Agnelli ha privilegiato la classifica alla programmazione, come e più che ai tempi di Giampiero Boniperti, con il risultato di ritrovarsi sempre, e sempre più, al punto di partenza. Prova ne sia il recupero di Allegri pur di ripristinare un calcio e un ciclo dai confini drasticamente domestici.
Non si parla che di Leandro Paredes e Memphis Depay. Molto gira attorno alle mansioni e alla funzionalità del centrocampo. Dal regista ortodosso a nessun regista-tutti registi ogni formula ha un suo peso e un suo valore, a patto che dietro ci siano uno straccio di trama e, davanti, alluci sensibili, all’altezza delle ambizioni. Juventus-Sassuolo di Ferragosto solleva una curiosità quasi morbosa, perché i due quarti posti hanno liberato Milano e spalancato pezzi di cielo al Napoli, alle romane, alla Fiorentina, all’Atalanta. Non si discute il bilancio, sontuoso, di 5 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe, 2 finali di Champions, ma nemmeno l’Allegri di ritorno può vivere di rendita: al diavolo il palleggio tipo rugby, urge una frustata verticale. Il licenziamento di Sarri, la cotta per Andrea Pirlo, il prima e dopo Cristiano: la Juventus s’è persa. E dubito fortemente che, al di là del tecnico, smontarla e rimontarla a ritmi così invasati aiuti a ritrovarla.

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