2'29'' su Damiano Caruso, 2'49'' su Simon Yates. Basterà questo vantaggio per Egan Bernal da qui fino a Milano? Nelle ultime due tappe di montagna, il britannico della BikeExchange ha dato di tutto e di più per riaprire il Giro ma, tutto sommato, Bernal si è difeso abbastanza bene, mantenendo più di 2 minuti di margine. Il tempo passa e il colombiano è sempre più vicino al successo, ma questo Giro si può anche ribaltare? Vediamo cosa è successo negli ultimi anni e tutti i ribaltoni più clamorosi. Qualcuno è riuscito a rimontare in situazioni quasi impossibili.

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Giro d'Italia
Giro d'Italia: startlist, ritirati e squalificati dalla Giuria
08/05/2021 A 21:47
GIORNATA NO PER BERNAL: GIRO RIAPERTO?

2010: Ivan Basso scalza Arroyo

Quello sembrava l'anno di David Arroyo che, dopo stagioni di gavetta, ebbe la sua grande chance. Ad Asolo vinse Nibali, ma la rosa andò al corridore della Caisse d'Epargne. Il suo vero rivale era Richie Porte, e mai si sarebbe immaginato di un ritorno di Ivan Basso (era a 7'43'' di ritardo). Il corridore della Liquigas lanciò però un segnale con la vittoria sullo Zoncolan, prendendo più di 4 minuti al leader della generale. Un altro minuto conquistato a Plan de Corones, e si arriva all'appuntamento dell'Aprica con una distanza di 2'27''. Ancora un'eternità. Non per la Liquigas: attacco in combinata di Ivan Basso e Vincenzo Nibali che fanno i disastri sul Mortirolo, solo Scarponi riesce a seguirli, e i tre scollinano con un vantaggio di 1'55'' su Arroyo. Nella discesa lo spagnolo recupera qualcosa, raggiungendo Evans, Gadret e Sastre ma non c'è collaborazione in questo gruppetto. Sfruttano il momento Nibali-Scarponi-Basso che sull'Aprica guadagnano ancora. Vincerà Scarponi, ma Basso e Nibali saranno abbastanza soddisfatti. Arroyo arriverà in cima con un ritardo di 3'06'' e perse la maglia. Aveva quasi 8 minuti di vantaggio su Basso alla 14a tappa, perse tutto...
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Ivan Basso con la maglia rosa nel 2010

Credit Foto From Official Website

2012: Hesjedal beffa Joaquim Rodríguez nella crono

Fu una delle edizioni più pazze di sempre. Joaquim Rodríguez ebbe finalmente la sua grande occasione per vincere un Grande Giro, dopo anni di piazzamenti e qualche podio. Scarponi, Basso, Cunego, un giovane Uran, ma il vero rivale del catalano è un ostico Hesjedal. Ma il canadese quanto potrà reggere sulle grandi salite? Rodríguez si prende la maglia a Piani dei Resinelli, proprio sfilandola al canadese. Hesjedal prova a recuperare, ma sullo Stelvio il catalano guadagna ancora qualcosa. Sono 31 i secondi che separano Rodríguez e Hesjedal all'ultima tappa, la crono di Milano. Un po' poco, Hesjedal va più forte nelle prove contro il tempo, ma potrà recuperare 31 secondi in 28 km? Matematicamente parlando, dovrebbe guadagnare più di un secondo al km per rubare la maglia al corridore della Katusha. Peccato però che Rodríguez a cronometro sia proprio fermo e quella giornata perse 47 secondi rispetto al rivale. Il sogno di vincere un Grande Giro sfumò sul più bello.

Hesjedal vince il Giro nel 2012

Credit Foto Getty Images

2016: la grande rimonta di Nibali su Kruijswijk e Chaves

Nel 2016 altra rimontona che sembrava impossibile fino a qualche giorno prima. Kruijswijk era il dominatore assoluto di quella edizione, anche con una certa spocchia. L'olandese andava a sprintare anche sui traguardi volanti per mostrare a tutti la sua superiorità. Chaves era felice di essere 2°, mentre Nibali cominciava quell'ultima settimana con un ritardo di 4'43'' dalla vetta della generale. In molti ventilavano addirittura la possibilità che il siciliano dicesse addio visto che anche il podio era lontanissimo. Ci fu però la tappa regina, quella del Colle dell'Agnello. Nibali ci provò, Kruijswijk aveva tutto il tempo di gestire e lasciare andare. Nibali non poteva far paura per la classifica generale. L'olandese aveva però quel problema. Non voleva lasciare andare nessuno e, nella foga del momento, andò a schiantarsi contro la neve ghiacciata. Un paio di costole rotte e si fece il resto della tappa a 2 all'ora. Senza che nessuno gli desse una mano.

Vi ricordate della caduta di Kruijswijk nel 2016? Il momento clou del Giro e Nibali ne approfitta

Tutti fecero finta di niente nel vedere Kruijswijk barcollante. Nibali aveva riaperto il Giro, ma bisognava staccare anche Chaves. Rimonta completata il giorno dopo a Sant'Anna di Vinadio con il corridore dell'Astana che sfilò immediatamente la maglia rosa al colombiano. Incredibile.

Giro Classic: Nibali vince a Risoul nel 2016 e ribalta il Giro. Chaves è avvisato!

2018: il crollo di Yates, ne approfitta Froome

Nel 2016 ci fu il dominio di Kruijswijk ma, negli ultimi anni, forse nessuno è stato padrone quanto lo è stato Simon Yates nel 2018. Nelle prime due settimane di corsa aveva vinto a Gran Sasso e a Osimo, e sullo Zoncolan, nonostante il successo di Froome, aveva guadagnato su tutti gli altri. Sì, in quel momento Froome era un corridore marginale, considerando che il connazionale era a più di 3 minuti di ritardo. I rivali di Yates erano Dumoulin, Pinot e, addirittura, Pozzovivo. Poi vince a Sappada e lì sembra proprio finita: 3 successi di tappa, +2'11'' su Dumoulin, +2'28'' su Pozzovivo e +2'37'' su Pinot. Poi perde un minuto a crono, altri 30'' a Prato Nevoso. Qualcosa scricchiola negli ultimi giorni, ma Yates ha ancora quel vantaggio... Rimonta? Impossibile. Non ditelo però a Froome che nella tappa di Bardonecchia parte a 80 km dal traguardo. Yates non risponde, anzi, è la giornata più brutta di sempre per il britannico della Mitchelton-Scott che arriverà con 38 minuti di ritardo. Podio? Top 5? Top 10? Il giorno successivo ci fu un'altra tappa di montagna e il calvario di Yates non ebbe fine. Concluse quel Giro con un ritardo di 1h15'11'' dalla maglia rosa. Pazzesco.

Giro Classic: l'arrivo di Froome a Bardonecchia. Il Giro 2018 è suo

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