Probabilmente, al di fuori di casa Gasly, i più felici dopo il Gp d'Italia sono gli americani di Liberty Media. Che iniziano forse a vedere in prospettiva la Formula 1 che vorrebbero, con gare movimentate e le possibilità di vittoria estese anche ai team meno attrezzati. La forzata eliminazione a stagione in corso del party mode, ossia la possibilità di variare le mappature del motore, ed il ricorso che appare sempre più frequente alla Safety car, sembrano spingere ulteriormente in questa direzione. La vittoria dell'Alpha Tauri è un toccasana commerciale per Chase Carey e soci. E dietro le frecce nere, che poi dietro ci si sono volute mettere a loro volta, a Monza si è vista davvero una bella Formula 1, estremamente competitiva. Con l'eccezione ovviamente della Ferrari, che chiude una settimana che pochi mesi fa non si sarebbe immaginata nemmeno nei peggiori incubi.

Numeri che parlano chiaro

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La miseria di 61 punti ed il settimo posto nei Costruttori sono numeri che disegnano meglio di qualunque analisi la grave crisi tecnica che attraversa la Scuderia. Che ha perso i cavalli del super motore 2019, ma che evidentemente ha anche e soprattutto 'dormito' sullo sviluppo delle altre aree della macchina, ancora una volta drammaticamente carente di carico aerodinamico verticale. Anche in Brianza, come in Belgio, ci si è trovati a lottare con l'Alfa Romeo, nonostante si fosse parlato di "parentesi Spa". A Binotto la parola crisi non piace, eppure il buio tecnico si materializza in tutte le forme possibili, guasti sconcertanti compresi. Dopo i motori arrosto di Vettel e il mezzo grippaggio di Leclerc in Spagna, rompere i freni sulla pista più veloce del Mondiale è grave e preoccupante.
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Piloti Ferrari ritirati
1963, GP d'ItaliaJohn Surtees-LorenzoBandini
1971, GP d'ItaliaClay Regazzoni-Johnny Ickx
1974, GP d'ItaliaNiki Lauda-Clay Regazzoni
1992, GP d'ItaliaJean Alesi-Ivan Capelli
1995, GP d'ItaliaJean Alesi-Gerhard Berger
2020, GP d'ItaliaCharles Leclerc-Sebastian Vettel

Tre mesi in difesa

Ormai questa SF1000, inevitabilmente, viene lasciata al suo triste destino. A Maranello, con testa e budget al fatidico 2022, si è deciso di spendere gli unici due gettoni sulla vettura 2021, sperando quanto meno di tornare a lottare per il secondo/terzo posto nel Costruttori. Con un motore aggiornato ma che potrà girare poco al banco. Soprattutto si spera con le previste modifiche al posteriore che possano rappresentare anche un cambio di direzione progettuale, una versione B che riveda i concetti aerodinamici su cui si sono basate le ultime due. Quest'anno si può solo giocare in difesa, provando a buttare nel mazzo qualche novità nelle configurazioni delle varie piste, ma soprattutto accendendo ceri. Perché su tracciati meno probanti sul piano di potenza ed efficienza si possa tornare a lottare per entrare nei dieci. Un lungo autunno in trincea.

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Party mode, l'effetto c'è

Riguardo le mappature elettroniche non più variabili, l'effetto si è fatto certamente sentire. Probabilmente accadrà meno su tracciati più guidati rispetto alla velocissima Monza, ma nel Gp d'Italia l'impatto c'è stato. Tutti aspettavano al varco la Mercedes, che invece in qualifica ha confermato una superiorità globale più che sufficiente. In gara, tuttavia, la configurazione è apparsa fin da subito valida a pista libera, molto meno in lotta. Bottas se n'è lamentato senza mezzi termini, Hamilton ci ha messo del suo e a differenza del compagno i sorpassi li ha fatti, ma la mancanza di spunto si è vista anche sulla sua macchina. Tuttavia, in lotta le Mercedes ci si sono messe con la pessima partenza del finlandese e con la penalizzazione per l'inglese, perché nella prima parte di gara Lewis non è mai stato attaccabile, sebbene non allungasse come in altre occasioni.

Se la Ferrari piange, Red Bull non ride

Chi più attendeva l'eliminazione delle mappature, la Red Bull, è stata l'altra grande assente di Monza. Lontana già in qualifica e lenta in gara, anche con Verstappen. Vero che le piste super veloci non sono mai state nel dna del team diretto da Christian Horner, ma l'impressione sempre più netta è che la macchina, a dispetto della ostentata fiducia invernale, faccia spesso fatica, e non può sempre essere super Max a togliere le castagne dal fuoco. Per di più con Albon che di punti ne porta davvero pochi. Dopo i test di Barcellona in molti, anche all'interno del team, vedevano la Red Bull al livello della Mercedes. Il risveglio è brusco.

Subito al Mugello

Il back to back del calendario prevede subito il bis in Italia, col Gp di Toscana al Mugello che potrà dare risposte interessanti. Sulle mappature Mercedes, sulla competitività o meno della Red Bull, e ovviamente su come la Ferrari si presenterà alla festa per il Gran Premio numero 1000 della sua gloriosa storia. Il vestito buono non è disponibile, ma un sussulto d'orgoglio è doveroso.

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