Sebastian Vettel è un pilota con una testa pensante, uno che non ha paura di esporsi e dire la sua anche su tematiche un po’ divisive e che molti colleghi, preferiscono evitare per non schierarsi o semplicemente per non attrarsi polemiche sterili, che in questo tempi di ‘leoni da tastiera’ ed ‘hate speech’, sono (purtroppo) all’ordine del giorno. A 34 anni il quattro volte campione del mondo F1, non ha nascosto le sue simpatie per la causa green, schierandosi apertamente con la causa del partito ecologista tedesco e scegliendo di mettere in vendita buona parte della sua collezione di auto per essere coerente con questa linea di pensiero. Seb è anche uno dei piloti che insieme a Lewis Hamilton si è speso di più per la causa Black Lives Matter, inginocchiandosi e mostrando sostegno e vicinanza con gesti concreti. In una articolata intervista con Motorsport.com proprio delle sue idee in merito al progresso ha parlato, non risparmiando critiche con chi gestisce il circus della F1 e che se non guarderà in faccia la realtà e farà scelte chiare a salvaguardia del clima e dell’ambiente finirà per sparire.
"Viviamo in un momento in cui c’è la percezione di problematiche molto importanti per tutti noi, ma oltre a parlarne serve agire perché credo che non abbiamo scelta, non abbiamo nessuna alternativa, e per garantirci un futuro su questo pianeta penso che dobbiamo prenderci più cura di tanti aspetti cruciali per la sua sopravvivenza. La cosa brutta è che in Formula 1 si discute solo di risultati, perdi alcune posizioni, perdi dei punti, perdi un’opportunità, alla fine non vinci il campionato per quello, ma importa davvero? Nel mondo reale stiamo facendo del male a delle persone non prendendocene cura, e questo ha un enorme impatto sulle loro vite, non sono un risultato o dei punti o un campionato, ma parliamo della vita di tante persone e del loro futuro. Stiamo vivendo in un'epoca che ci mette a disposizione innovazioni e tecnologie che possono permetterci di rendere ecologica anche la Formula 1, e farlo senza andare a scapito dello spettacolo, della velocità, della sfida e della passione. Se penso ai regolamenti attuali, dico che sono molto entusiasmanti, con un motore super efficiente, ma di fatto è inutile, perché non sarà mai una tecnologia che sarà a disposizione tra due anni sulle vetture stradali. Quindi credo che ci si debba porre la domanda: qual è la rilevanza di tutto ciò? Oggi alcune persone stanno discutendo del futuro del nostro sport in termini di regolamenti tecnici e potrebbero decidere ed avvallare un cambiamento rilevante, che secondo me sarebbe una buona cosa per la Formula 1, ed è anche una cosa vitale. Se non sarà così, non sarò ottimista, penso che la Formula 1 scomparirà. E probabilmente ciò accadrà per dei buoni motivi, perché siamo nella fase in cui siamo coscienti di aver commesso degli errori e non abbiamo più tempo per continuare a commetterne altri”.

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"Biocarburati in F1? Non sarebbe una rivoluzione, serve più coraggio"

Andando sul lato pratico del problema, secondo Vettel l’eventuale scelta di puntare in futuro sui biocarburanti non sarebbero quella più appropriata.
"Non sono un grande specialista di combustibili ma piuttosto che dei biocarburanti sono più un fan dei combustibili sintetici. Penso che sia decisamente una buona idea che la Formula 1 trovi un modo per utilizzare carburanti rinnovabili, o una formula per carburanti sintetici, e così com'è ora abbiamo un motore a posto. L'anno prossimo avremo un contenuto del 10% di biocarburante e da un punto di vista tecnologico non è una rivoluzione visto che si può già acquistare quel carburante nelle stazioni di servizio dai clienti in tutto il mondo. Quindi non è una novità, e non credo che corrisponda al tipo di ambizioni che la Formula 1 dovrebbe avere, ovvero essere un contesto leader sul fronte tecnologico. Quali sono i cambiamenti che auspicherei in F1? Non ho tutte le risposte, ma abbiamo molti ingegneri e credo che se parliamo di mobilità potremmo contribuire a trovare una soluzione. Oggi ci sono più di 1 miliardo di auto nel mondo che vengono alimentate con combustibili fossili ogni giorno, ed abbiamo anche aerei e navi alimentati con combustibili fossili. Trovare una vera alternativa per questi mezzi di trasporto è una delle grandi sfide per il futuro, che sia elettrificare o trovare un propulsore a idrogeno, o forse qualcos'altro che qualche uomo o donna intelligente inventerà in futuro. Credo che la Formula 1 abbia un’enorme possibilità per spingere nella direzione dei carburanti sintetici introducendoli il prima possibile. Non abbiamo tempo per parlare di interessi personali di uno specifico costruttore, c’è qualcosa di molto, molto più grande in gioco”.

Sebastian Vettel raccoglie l'immondizia sulle tribune di Silverstone dopo il GP

Credit Foto Twitter

"Dai calendari sempre più affollati, ai diritti calpestati: nello sport è tutto lecito?"

Vettel è anche scettico sulla logica del profitto che porta a stagioni sempre più serrate (nel 2022 si svolgeranno ben 23 GP) e con più gare e si domanda se esiste un limite o se nello sport ad alto livello, come la F1, una morale ci sia oppure no...
"La mia opinione, che non vale granché, è che non dovremmo disputare così tante gare per una serie di ragioni. La prima è che offrire al pubblico un così elevato numero di Gran Premi finisce col renderli un po' meno speciali, meno attesi. In secondo luogo, se penso a noi piloti credo che in fondo siamo privilegiati, arriviamo in pista il mercoledì sera e spesso torniamo a casa la domenica sera, ma una grossa percentuale del personale delle squadre arriva in pista il lunedì mattina, dovendo allestire i box, montare le hospitality, preparare le monoposto e tanti altri lavori. Terminata la gara inizia il lavoro di imballaggio di tutto il materiale che deve essere riportato nelle sedi, quindi per molto personale diventa quasi un’attività da sette giorni a settimana. In un momento in cui le persone stanno diventando consapevoli che la vita è propria, e non appartiene al datore di lavoro, noi andiamo avanti inserendo sempre più gare in calendario. Ovviamente ci sono tanti interessi, ma credo che sia necessario fare in modo che le persone possano avere un equilibrio tra la loro vita a casa e il tempo trascorso fuori. Alla fine le persone che sono al timone di comando ma anche tutte le altre che gravitano in questo sport si dovrebbero chiedere: abbiamo una morale? Sappiamo dire ‘no’ a certe cose? O si accetta qualsiasi ottimo accordo per ragioni sbagliate?”.

"Causa LGBT e lotta al razzismo? La F1 può fare molto di più..."

Vettel ha anche approfondito il tema delle battaglie per diritti umani, non risparmiando qualche critica.
"Penso che ci siano alcuni argomenti che sono di fatto troppo grandi ed importanti per essere trascurati. Penso che siamo tutti d'accordo nel dire che non importa da dove vieni se si parla di trattare tutte le persone allo stesso modo. Oggi facciamo tappa in certe nazioni e stendiamo un enorme tappeto con dei bei messaggi sopra, ma credo che ci voglia più che parole, penso che ci vogliano azioni. Non so esattamente quale sia il modo migliore, ma non è solo questione di esporre una bandiera che sventola in pista per un paio di minuti, bisogna chiedersi: qual è l'azione migliore che si può fare? Sento che il nostro sport potrebbe esercitare molta pressione e potrebbe essere di grande aiuto per diffondere ancora di più l'equità in tutto il mondo. Penso che qualsiasi forma di separazione sia sbagliata, come sbagliato è giudicare delle persone o applicare delle leggi solo perché capita di amare un uomo anziché una donna, o viceversa. Se immagino ad un mondo uniformato, in cui tutti vivono e pensano allo stesso modo, beh, sarebbe un mondo noioso, l’umanità non andrebbe avanti. Dovremmo celebrare la differenza, invece che averne paura”.

Sebastian Vettel al GP d'Ungheria ha sfilato con mascherina e tuta arcobaleno per sostenere la causa LGBT

Credit Foto Getty Images

"Cosa farò da grande? Non mi ci vedo a fare l’opinionista..."

Vettel che correrà sicuramente nel 2022, non ha ancora bene in mente cosa farà della sua vita. Ad oggi non si vede né nei panni dell’opinionista, nè tantomeno in politica.
"Alla mia età posso dire che non sarò qui per altri dieci anni, quindi sto pensando a cosa accadrà dopo. Ho molti interessi, la via d'uscita più semplice sarebbe diventare un opinionista tv e ritrovarmi nello stesso posto per molti anni, ma oggi non mi ci vedo, chi lo sa in futuro. Amo questo sport, quindi non voglio voltargli le spalle e dire ‘mai più’, ma oggi non posso dire cosa accadrà, sto pensando anche ad altre cose. Poi ho una famiglia, ed è abbastanza facile trovare delle cose di cui occuparmi nel caso andassi in… pensione”.

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