"A Budapest il voto alla squadra è stato 10, ma ora è 10+. A parte le medaglie, c’è stato anche un grande consolidamento tra presenze in finale e miglioramenti personali. Siamo andati oltre le attese e il merito va allo staff di 23 persone che ha seguito i ragazzi in questi giorni e anche ai loro tecnici che non ho potuto convocare in Nazionale ma ho voluto qui in tribuna per seguire le gare. Abbiamo conquistato un pubblico che rispetto al 2009 penso sia più competente. Una soddisfazione enorme".
Cesare Butini, direttore tecnico azzurro, sprizza gioia da tutti i pori. L’Europeo in vasca dell’Italia è finito in gloria con un giro di campo trionfale e un pubblico di ottomila persone che non voleva andare via. Gli azzurri hanno vinto la competizione superando ogni più rosea aspettativa: 13 titoli, 7 in più rispetto al precedente primato nazionale, e 35 medaglie, 8 in più rispetto al record stabilito nella scorsa edizione. Sicuramente le assenze di Peaty, Marchand e della Russia ci hanno aiutato, ma la nostra nazionale è una squadra che gira come un orologio.
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L’emblema di questo dominio è stata la 4x100 mista: l’ultima gara della rassegna. Solo qualche anno fa gli azzurri ci arrivavano scarichi e demotivati; nel giro di otto settimane l’hanno vinta sia al Mondiale e all’Europeo. Più in generale, allo Stadio del nuoto sono entrati in acqua 58 atleti e nessuno di loro ha sostanzialmente sgarrato di un millimetro, né in gara né fuori. Certo, ci sono cose vanno migliorate come la velocità femminile, indietro rispetto alla concorrenza, ma un livello medio così alto non si era mai visto prima.
"Non so se esiste un sistema Italia, so come lavoriamo noi, poi ogni Paese ha le sue strategie", aggiunge Cesare Butini alle colonne del Corriere dello Sport. Il futuro neanche troppo lontano è l’Olimpiade di Parigi 2024:"Ci aspetta un 2023 quasi normale con il Mondiale in estate ma la stagione olimpica sarà difficile: un altro Mondiale all’inizio del 2024 e un Europeo ancora da collocare. Scegliere? Vedremo, di sicuro Parigi è l’obiettivo principale".

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Il padrone del continente

Riguardando indietro quella che è stata la competizione, vediamo un uomo issarsi sulla concorrenza: Thomas Ceccon. Il ventunenne di Schio, Vicenza, ha fatto concretamente la storia, diventando il primo uomo di sempre a conquistare un titolo continentale a farfalla (50 metri), dorso (100 metri) e stile libero (4x100). Non solo. Thomas si è spinto addirittura oltre, diventando il primo nuotatore italiano a vincere 4 titoli e a mettersi al collo 6 medaglie in un unico Europeo. Solamente la svedese Sjostrom è riuscita a fare meglio (7 nel 2014).
È il fenomeno che il nuoto azzurro aspettava da sempre, nonché possibile personaggio iconico in futuro. "Il dito davanti alla bocca dopo l'oro? Non mi va molto che il vincitore dei 50 dorso, il greco, abbia esultato così tanto, pur imponendosi con merito. Io non lo faccio mai, anche per rispetto degli altri. Nei 100 però ci sono io, prima di battermi un attimo, zitti e buoni. C'erano troppi amici sugli spalti, ero ansioso per quello, ma non potevo deludere nessuno. Quattro ori e due argenti, il mio europeo è stupendo. Anche se sarebbe stato perfetto con l’oro dei 50 qui".
Le vittorie piacciono, ancora di più la sensazione di poter lasciare qualcosa di tangibile per il mondo del nuoto: "Ricevo molte lettere, e come me penso anche gli altri miei compagni, di ragazzi che dopo avermi visto gareggiare vogliono tornare in piscina. Ecco, questa è una cosa che per me non ha prezzo”. Un percorso virtuoso: “Alla fine devi anche cambiare. Non puoi stare lì a fare... si può dire? Le solite cazzate dei 15-16 anni. Ma non è che da un giorno all’altro ti alzi e sei diverso. Ci vuole tempo, è un percorso. Oggi a 21 anni, da primatista del mondo, non posso essere lo stesso di prima".

Ragazzi e ragazze di grande classe

L’altro volto felice che si è alternato con Ceccon è Nicolò Martinenghi: ha un oro in meno ma la gioia è pari a quella del suo grande amico. "Dopo il trionfo nei 50 rana con una gara quasi perfetta, chiudere sul podio più alto insieme a compagni che sono veri amici è il massimo, durante le cerimonie tremavano le tribune. Adesso però non parlatemi di nuoto per qualche settimana…". Questo invece il commento del veterano Matteo Rivolta: "Una nazionale che è l’effetto-traino della vecchia generazione, ognuno ne trae beneficio". Per dirla infine con le parole di Alessandro Miressi: "Vinciamo anche perché riusciamo a fare gioco di squadra, vogliamo superarci, abbiamo sempre fame di vincere".
Una squadra meravigliosa, che però non si può riassumere solamente con i 4 moschettieri dell'ultima gara: in vasca a Roma, oltre ai vari Paltrinieri, Panziera, Scalia, Carraro e chi più ne ha più ne metta, nell’ultimo giorno di gara abbiamo apprezzato il ritorno sul podio continentale di Ilaria Cusinato, bronzo nei 200 farfalla dopo aver battuto anche l’anoressia. Benedetta Pilato si è confermata al top conquistando l’argento nei 50 rana dietro a Ruta Meilutyte, come al Mondiale, e Simona Quadarella (8 ori in 9 gare agli Europei dal 2018 ad oggi) ha chiuso in scia alla favorita Gose sui 400 stile libero.
Così il presidente FIN, Paolo Barelli: "Desidero ringraziare questi splendidi atleti: modello internazionale e fiore all’occhiello dello sport italiano. Il record di medaglie è un plauso ai loro sacrifici e a quelli tecnici e dirigenti e di riflesso delle società. Ringrazio il numeroso pubblico per averci seguito con un calore impressionante. Conclusi nuoto e nuoto artistico, l’Europeo continua con i tuffi e il nuoto in acque libere". Insomma, l’Italia non vuole smettere di sognare ed esultare, guardando verso Parigi 2024 con una fiducia pressoché inscalfibile.

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