La vendetta è un piatto che va servito freddo, dice un vecchio detto. Un anno e mezzo, circa, è ciò che ha dovuto attendere Serena Williams prima di vendicarsi di Simona Halep. A Wimbledon, sul centrale e nell’occasione più prestigiosa nella carriera di una tennista – la finale – la Halep nel 2019 aveva probabilmente giocato la sua miglior partita dell’intera carriera. Un 6-2 6-2 in poco più di un’ora che era stata un’autentica umiliazione sportiva per la Williams, con una Serena impotente e che sembrava davvero arrivata al capolinea. Oggi, nei quarti di finale dell’Australian Open 2021, i ruoli si sono ribaltati.

Merito di Serena, certamente, che ha giocato la partita che voleva giocare. Ma anche discreti demeriti di Simona Halep, che rispetto a quel match all’All England Club è sembrata un’altra giocatrice. Troppo, troppo fallosa per far partita oggi con Serena. Ma soprattutto troppo tenera al servizio, fondamentale chiave per non farsi aggredire dal tennis iper-muscolare dell’americana. La partita si è infatti configurata sui binari che la Williams sperava di percorrere: bum-bum-bum.

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Serena Williams sfonda con il rovescio incrociato stretto

Ovvero giocarla il più possibile sugli scambi rapidi. Per evitare questo la Halep avrebbe avuto bisogno di una buona giornata al servizio. E non fatevi ingannare dalle statistiche: il 72% di prime in campo del primo set e il 64% del secondo sono solo apparentemente numeri eccellenti. La Halep infatti, in difficoltà fin dai primi game, ha abbassato la velocità del suo servizio proprio dopo un inizio difficoltoso di partita, dove la Williams sulla seconda faceva i buchi. Serena però ha letto molto bene questa tattica e, di fatto, non ha mai perso il filo. Nemmeno in quell’inizio di secondo set dove la Halep era riuscita a strappare la battuta alla Williams e salire 2-0. La romena, da lì in poi, non ha infatti più tenuto un turno di battuta, finendo dentro il tritacarne di una Williams comunque notevole per la capacità di vincere anche i rari scambi lunghi che si sono andati a creare nel corso del match.

E’ terminata così per un doppio 6-3 a favore della Williams, eccellente nel riuscire ad attuare il suo piano di battaglia e solida anche più del previsto nella resistenza dal fondo. Insomma, alla sfida contro Naomi Osaka si presenta una giocatrice che ci è apparsa in forma. E se la questione della vendetta vale ancora, occhio perché Serena ha un conto aperto: anche con la giapponese c’è infatti una finale persa da vendicare, quella di Flushing Meadows nel 2018. E no, quel successo della Williams al WTA di Toronto l’estate dopo, non conta. Perché negli slam, il tennis, è tutta un’altra cosa.

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