"In effetti, io sono unica." In un'intervista del 2008 rilasciata alla CNN, Serena Williams si è definita così. Una dichiarazione che, senza falsa modestia, esprimeva grande lucidità. Come quando ha proclamato, nella stessa intervista: "Sono convinta di essere la migliore e di essere la mia unica avversaria".
Serena ha ragione. È unica. Quelle parole sono del 2008, ma il concetto potrebbe essere valido ancora oggi. Il suo gioco, nel panorama del tennis femminile. Il suo viaggio. La sua longevità. Il suo personaggio. Non c'era mai stata una Serena Williams e non ce ne sarà mai un'altra.

Serena Williams, una vita contro stereotipi e pregiudizi

Tennis
Serena Williams, i 10 momenti chiave di una carriera da superstar
04/02/2021 A 13:37
È la più grande giocatrice nella storia del tennis femminile? La campionessa più forte? Questo dibattito continuerà a essere infinito ed estenuante, come quello tra Federer, Nadal e Djokovic fingendo di usare la razionalità in un discorso che non lo è. Spetta quindi ai tifosi giudicare in base alla propria sensibilità, ai propri gusti e, ancor di più, ai propri criteri.
Sono quattro anni che Serena inciampa nella rincorsa al suo 24° Grande Slam: quello del record di vittorie detenuto da Margaret Court. È già migliore di Martina Navratilova e Chris Evert, che presumibilmente hanno portato il tennis femminile all'apice della sua popolarità? Di Steffi Graf? Di Billie Jean King? Chiunque può esprimere un'opinione, ma nessuno è in possesso della verità. Serena, come le altre regine citate sopra, ha i suoi argomenti. Ma il punto del discorso è altrove.
Dal punto di vista tennistico, Serena è stata rivoluzionaria. La prima volta che ne abbiamo sentito parlare è stato tramito sua sorella, Venus, di 15 mesi più grande. Non ancora 16enne, "Venere" stava emergendo nel circuito femminile. Sarebbe stata forte, molto forte, questo era ovvio. Ma Venus aveva avvertito tutti: "La mia sorellina, Serena, che presto arriverà sul circuito, è anche più brava di me". Non mentiva.

Serena Williams, nel 2017 l'ultimo successo in finale con Venus

Non aveva ancora 18 anni quando vinse il suo primo titolo del Grande Slam, agli US Open nel 1999. In finale, contro Martina Hingis, le sensazioni divennero ovvietà: abbiamo visto il tennis del 21° secolo. Non era né migliore né peggiore degli altri. Era qualcos'altro. Era Serena. Due decenni, e un po' di polvere dopo, lei è ancora qua, e questo dimostra quanto era avanti rispetto ai suoi tempi.

Martina Hingis e Serena Williams - US Open 1999

Credit Foto Getty Images

Miss Williams ha vinto il suo primo Slam da adolescente. Ha vinto l'ultimo prima di diventare mamma. Dai 18 anni fino al ruolo di madre, abbiamo visto la sua evoluzione. Una donna che è cresciuta e una campionessa che è invecchiata. La cosa più impressionante? La sua passione, che rimane intatta, mentre si avvicina ai quarant'anni. Passione per il gioco e per la competizione.
Quando le sorelle Williams sono atterrate sul WTA Tour hanno portato una ventata di freschezza a tutto l'ambiente, ma molti storcevano il naso. Troppo commercializzate. Troppo "programmate" da un padre, Richard, ossessionato dal successo dei suoi figli. Era il suo sogno, si pensava, più del loro. Ma le due sorelle sono ancora lì (39 e 40 anni). È un puro eufemismo dire che le Cassandre si sbagliavano. Su Serena, sepolta a più riprese, hanno spesso sbagliato tutto.

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Se fosse solo una campionessa, avrebbe già un posto nell'Olimpo del Tennis. Ma Serena Williams è una star che ha ampiamente trasceso il suo sport. La storia di una bambina di Compton - città periferica di Los Angeles così fatiscente, povera e criminogena da essere ribattezzata come "la capitale americana del crimine" - che è arrivata a vincere tutto. Fu lì, in periferia, su un terreno non degno di questo nome, che Serena Williams colpì la prima pallina da tennis della sua vita all'età di 4 anni.
Pochi anni dopo, il padre portò tutti quanti in Florida. Voleva scappare dalla povertà ma espose le figlie al razzismo. Una volta, per proteggerle dagli insulti razzisti, ritirò la loro partecipazione dal circuito giovanile. Più che rabbia o amarezza, in Serena crebbe il gusto del combattimento: una volontà fenomenale che le ha fatto boicottare per 15 anni il torneo di Indian Wells: un posto dove si è sentita vittima di razzismo.
"Se sono diversa - ha detto nel 2008 - è perché la mia vita è stata dura, soprattutto all'inizio". Anche con la fama e la fortuna guadagnate, la sua vita ha conosciuto diversi problemi. In un quarto di secolo passato in campo, ha sperimentato molteplici problemi di salute. Alcuni dei quali molto gravi al punto che, dopo l'embolia polmonare nel 2011, si credeva che avesse abbandonato lo sport di alto livello. Altri invece molto intimi, come l'assassinio della sorellastra Yetunde nel 2003. Ha conosciuto tanti down, ma si è sempre ripresa.
Può infastidire, Serena. A volte è fastidiosa. Non è una santa. Non cercate la sua aureola, seguite la sua aura. Quella che le ha permesso di affermarsi e di brandire con autorità la sua storia, il suo sorriso, il colore della sua pelle, i suoi sguardi, il suo corpo e, ovviamente, il suo gioco. Una donna potente: dal dettaglio più innocuo alla posizione più forte. Ha sposato la sua epoca simboleggiando il suo tempo.

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