Quando Xavi Pascual subentrò a Joan Plaza lo scorso febbraio, a quattro partite di distanza dalla sospensione dell'Eurolega per la pandemia, era chiaro che pochissimo di quella squadra sarebbe poi rientrato nel suo reale progetto futuro. Matricola in Europa ma solido sul piano economico ed estremamente ambizioso, obbligato a qualificarsi ai playoff per mantenere la propria licenza annuale, lo Zenit si mise, anima e corpo, nelle mani del proprio allenatore, pronto alla grande rivoluzione estiva indicata da un uomo che portava a San Pietroburgo un curriculum con cinque Final Four disputate e il titolo del 2009-10 alla guida di quel fantastico Barcellona da 20-2 nell'intera stagione.
In un mercato condizionato dalla pandemia e dall'impossibilità di attingere dai tagli NBA, Pascual scelse di giocarsi altre carte. Da coach classico e tradizionalista, il suo primo obiettivo fu quello di costruire un'ossatura play-centro capace di reggere il peso del sistema offensivo, ma, con poco o nulla già a disposizione, aveva bisogno di due giocatori che potessero abbracciare il progetto soprattutto in maniera emotiva. Due ragazzi con entusiasmo, pronti ad accogliere una nuova sfida per lasciarsi alle spalle i problemi degli ultimi mesi. Due ragazzi che avevano seguito la stessa parabola di sviluppo, con una brusca interruzione arrivata proprio quando sembravano vicini a raggiungere l'apice. Kevin Pangos e Arturas Gudaitis.
Pangos aveva appena "bruciato" la sua seconda stagione al Barcellona per problemi fisici, comparendo soltanto tre partite. In quella precedente aveva giocato in maniera discreta, ma in tono minore rispetto alle attese dopo l'esplosione vissuta allo Zalgiris Kaunas con coach Sarunas Jasikevicius. Quel Barcellona, ancora in via di definizione per trasformarsi nell'attuale capolista di Eurolega, non era, probabilmente, la piazza adatta a lui. Pangos aveva bisogno di un posto e un ruolo differente, come quello incarnato allo Zalgiris, leader assoluto di una squadra da sviluppare. E Pascual, con il suo Zenit, non poteva offrirgli di meglio.
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Pangos manda ko Milano con due triple pesantissime

Gudaitis, da parte sua, era reduce da una stagione complicata a Milano, anche e soprattutto a causa di una serie di infortuni che non gli avevano mai permesso di trovare la condizione migliore. Superato nelle gerarchie da Kaleb Tarczewski, che dava maggiori sicurezze difensive al sistema di Messina, Gudaitis si ritrovò in una situazione al limite con l'arrivo di Kyle Hines. E, a quel punto, prese la via d'uscita. Fu una scelta dolorosa per entrambi, giocatore e società, ma Gudaitis, proprio come Pangos, aveva bisogno di tornare attore principale su un altro palcoscenico, con un cast differente.
In questa stagione sono entrambi risaliti ai loro livelli migliori. Pangos segna 12.4 punti a partita ed è il quarto miglior assistman del torneo (6.42 di media). Gudaitis scollina in doppia cifra (10.9) con il 61% dal campo. Finalmente lontano da problemi fisici (eccezion fatta per il covid contratto a inizio stagione), è tornato a far valere la sua stazza a centroarea: è quarto per falli subiti e secondo per tiri liberi tentati e realizzati (92/118), segno di una presenza difficile da contenere per qualsiasi difensore.

Gudaitis decolla e piazza la schiacciatona dell'ex

L'asse tra Pangos e Gudaitis è, in questo momento, tra i migliori e più efficaci dell'intera Eurolega. Sono poche le squadre che dipendono in maniera così massiccia dalle prestazioni della linea play-centro. Ma il loro feeling è ottimo, dettato da un playmaker che, pur senza particolari doti fisiche, è in grado di fare la differenza con una visione di gioco e un'intelligenza cestistica sopraffine. Il loro pick'n'roll è letale, per la qualità dei blocchi portata da Gudaitis e la sua capacità di incidere come rollante nonostante la stazza fisica imponente (ma coordinazione, tecnica e piedi sono sempre state le sue qualità principali), unita alla versatilità di Pangos come iniziatore dell'azione, mortifero sia nel tiro da fuori che come penetratore in spazi strettissimi, lì dove può far valere tecnica, ball-handling e quella capacità unica di leggere con grande anticipo le contromosse della difesa.
Nel successo su Milano che ha riportato lo Zenit al quarto posto in classifica (e a un solo successo dal terzo tenuto dalla stessa Olimpia) Gudaitis e Pangos sono stati i migliori in campo, capaci di esprimersi al massimo delle potenzialità. Mentre Gudaitis, dimenticandosi l'approccio timido della gara d'andata, ha martellato l'area biancorossa sfruttando sin dalle battute iniziali i vantaggi fisici sotto canestro (16 punti, terza miglior prestazione stagionale), Pangos ha poi chiuso i conti con un quarto periodo straordinario, dove, riuscendo a fuggire anche dalla marcatura tenace di Shavon Shields, ha piazzato una serie di giocate dal palleggio su pick'n'roll da antologia. Una serata perfetta per due star d'Europa ritrovate.

Highlights: Zenit San Pietroburgo-Olimpia Milano 79-70

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