Come nel più classico dei copioni dei film americani, la matricola è già diventata star del ballo di inizio anno, con l'appuntamento più prestigioso e romantico possibile: quello con la Virtus, campione d'Italia. Per di più a casa sua, a Bologna. Le prime due settimane di basket italiano hanno trasformato l'ultimo quarto di finale della lunghissima kermesse di sabato 18 settembre (diretta su Discovery+ ed Eurosport 2) nella sfida più intrigante del lotto: la forza dei nuovi campioni, tornati sul trono dopo 20 anni di assenza, contro l'ambizione della debuttante, mai sul massimo palcoscenico prima d'ora ma intenzionata a restarci a lungo. E non per vestire soltanto i panni della comparsa.
Il progetto della Bertram punta a ricalcare la strada già intrapresa nel passato recente da Venezia, Trento e Brescia: sorprendere da neo-promossa, attestarsi come realtà solida nel panorama italiano e puntare poi a espandersi anche oltre i confini nazionali, mettendo l'Eurocup nel mirino. Vero, stiamo macinando già le tappe con grande anticipo, ma il 4-0 con cui Tortona ha dominato il proprio gironcino di Supercoppa vincendo tutte le partite in maniera autorevole (scarto medio di 12.8 punti) ha già lanciato segnali chiarissimi alla concorrenza, con annessa candidatura per una stagione con obiettivi molto più alti della semplice lotta-salvezza.
Obiezione possibile: sì, ma queste prime gare di Supercoppa, intese da molte società come una pre-stagione disputata attraverso gare ufficiali, sono da prendere con le pinze. Ok, obiezione accolta. Ma ci sono almeno due motivi per cui Tortona si è presentata al via già così avanti rispetto alle avversarie. Due motivi che costruiscono la base strutturale della squadra, virtualmente impossibili da perdere nel corso della stagione.
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Continuità: il nucleo della promozione pronto per la Serie A

Il primo: la continuità. Tortona ha saputo scegliere il nucleo giusto da portare in Serie A dopo la conquista della promozione, coach Marco Ramondino compreso, già detentore delle chiavi della squadra. In queste prime partite di Supercoppa ci sono stati momenti in cui la Bertram ha schierato quintetti composti interamente (o per 4/5) da giocatori della scorsa stagione. Quintetti da LegaDue, sostanzialmente, ma soltanto sulla carta. Perché hanno sempre tenuto il campo con personalità e autorevolezza, annullando il salto fra le due categorie. Certo, aiuta avere un americano già scafato come Jamarr Sanders e un altro arrivato forse al top dopo tanti anni di gavetta come Jalen Cannon, ma stupisce soprattutto l'impatto degli italiani. Da Riccardo Tavernelli, capitano pronto a sacrificarsi da specialista difensivo, a Luca Severini, poco appariscente ma super-duttile nel suo ruolo di 4-stretch, fino a Bruno Mascolo, probabilmente la new-entry azzurra più interessante del campionato. Fisico e personalità ci sono, e quel movimento in palleggio-arresto e tiro dal mid-range sta diventando sempre più efficace. Con tutte le distinzioni del caso, immaginare un percorso simile a quello vissuto da Riccardo Moraschini negli ultimi anni non è così fuori luogo.

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Esperienza: no alle scommesse, sì a veterani e giocatori già pronti

Il secondo: l'esperienza. Nel completare il roster, Tortona non ha lasciato nulla al caso. Nessuna scommessa. Ma una serie di giocatori già ben rodati. Ariel Filloy (34 anni), Tyler Cain (33) e Chris Wright (32) formano un terzetto di volponi del nostro campionato. Cui possiamo aggiungere anche lo stesso Sanders (33), che ha già alle spalle tre buone stagioni in Serie A con Trento e Trieste. JP Macura (26) e Mike Daum (26) sono invece pronti a esplodere. Il primo dopo tanto Purgatorio in G-League, tritacarne in cui è precipitato dopo una brevissima esperienza con i Cleveland Cavaliers, il secondo dopo due stagioni così solide con l'Obradoiro, in Spagna, da finire sul taccuino di tante squadre di Eurocup in estate. Lui ha scelto invece il progetto di Tortona, dove si candida come pezzo pregiatissimo dello scacchiere con tutte le carte in regola per diventare un crack del nostro campionato, come fu l'anno scorso Daulton Hommes a Cremona. Al fianco di Cain, giocatore che tutti vorrebbero come compagno di reparto per quel QI cestistico clamorosamente superiore alla media, la possibilità di avere impatto sarà ancora più agevolata.

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The next best thing sulla panchina? L'anno di coach Marco Ramondino

Terzo motivo, che aggiungiamo in chiusura: coach Marco Ramondino. Questo non è soltanto l'anno di Tortona, ma anche il suo. La grande chance per affermarsi come allenatore top anche nella massima serie. Le prime quattro gare lasciano pochi dubbi. Tortona gioca bene. Un basket frizzante, divertente, veloce, produttivo, con una chimica già interessante e tanto movimento di palla e uomini. Ma quel che più conta è che Ramondino sembra già essere padrone della squadra, anche sul piano mentale ed emotivo. Capace di portarla, in una manciata di settimane di lavoro, già allo status di gruppo. Quello che poi tende a fare la differenza.

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