Avete presente quando si usa l’espressione "c’è un po’ d’Italia in questa vittoria"? È quella frase, un po’ presuntuosa, che alcuni addetti ai lavori utilizzano per giustificare dei fallimenti italiani. Del tipo: non abbiamo vinto per cui ci inventiamo dei collegamenti (veri o finti) che possono esaltare il nostro paese senza un apparente motivo. È stata vittima di così tanti abusi che ha perso di significato.
Però, perché c’è sempre un però, ieri sera l’espressione ha ripreso vita. Nella vittoria del PSG sul Barcellona, l’Italia ha recitato da protagonista. Oltre alla valanga di giocatori passati nel nostro campionato - che però non possono definirsi "italiani" – Marco Verratti, Alessandro Florenzi e Moise Kean hanno offerto una prestazione più che convincente.
Ma se di Verratti lo sospettavamo e di Florenzi ce lo auguravamo, Moise Kean è stato sbalorditivo. Con un’ottima prestazione in entrambe le fasi, l’ex Juve ha offerto 85 minuti di gran qualità. Tre tiri, 4 dribbling riusciti, un passaggio chiave, 7 duelli vinti su 12 e quel gol del 3-1 che chiuso ogni discorso sulle velleità del Barcellona. Ufficialmente, ieri sera c’è stata un po’ d’Italia.
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  • Top scorer nei Top-5 campionati Europei (che giocano Coppe Europee) con meno di 21 anni: solo Haaland davanti a Kean
CognomeGolMedia gol
Haaland231 ogni 84'
KEAN161 ogni 108'
Foden101 ogni 204'
Dati Transfermarkt, aggiornati al 17-2-2021

Lo stacco aereo con cui Moise Kean ha sigillato il gol al Camp Nou

Credit Foto Getty Images

Moise sogna l’Europeo

Serata indimenticabile, è la prima volta che gioco in questo grandissimo stadio ed è stata un'emozione incredibile. Questo gol mi dà la forza per continuare a credere nei miei sogni, andare avanti e lavorare sempre di più. Nazionale? Spero che Mancini abbia guardato la partita, io mi tengo pronto per l'Europeo nel caso venissi convocato. Qui a Parigi con me ci sono Florenzi e Verratti, che mi danno una grande mano anche con la lingua.
Parole e musica di un ragazzo che, nonostante una carta d’identità vecchia solo 20 anni (quasi 21), è pienamente cosciente delle proprie qualità. Sa che l’Italia sta vivendo un periodo particolare dal punto di vista offensivo e, quando può e riesce, lancia la sua candidatura. Mancini la prenderà in considerazione? Così ad occhio e croce ci verrebbe da dire di sì, però da qua a giugno gli equilibri potrebbero cambiare molto velocemente.
Nei 23 del Mancio, i posti sono così distribuiti: 3 portieri, 8 difensori, 6 centrocampisti e 6 attaccanti. Insomma, titolari + doppioni. L’attacco vede diverse opzioni, anche se alcuni giocatori sono già sicuri del posto. Per dire, Lorenzo Insigne e Ciro Immobile hanno già stampato il ticket Europeo. Forse anche Andrea Belotti - anche se con il Torino a rischio retrocessione potrebbe perdere appeal. Ovviamente ci sono Caputo, Chiesa e Berardi, ma se dobbiamo ragionare nell’ottica europea, dove si gioca a distanza ravvicinata e serve del multitasking calcistico, Moise Kean è sicuramente l’uomo giusto.
Può giocare titolare e può entrare dalla panchina. Può fare la prima punta e può anche adattarsi esterno nel 4-3-3. È duttile, giovane, vede la porta e si sta confrontando con il meglio dell’Europa calcistica. In quanti ci credevano dopo la parentesi inglese?
  • I numeri di Moise Kean
STAGIONE / GAREGOL
2017-18 (20 pres.)4
2018-19 (17 pres.)7
2019-20 (33 pres.)2
2020-21 (29 pres.)16

"Parigi val bene una messa"

La storia di Moise parte da Torino, quando in pochi anni scala tutte le categorie giovanili e mette la candidatura per entrare in prima squadra. Ce la fa, timbra qualche record di precocità ed inizia a segnare. In quel momento, il nativo di Vercelli è in assoluto una delle persone più chiacchierate in Italia. Quei 6 gol del 2018-2019, segnati nel solo girone di ritorno, sbalordiscono un po’ tutti. È bravo o sta avendo fortuna? Si chiedono dalla regia...
In Inghilterra non si fanno queste domande, tanto che l’Everton se lo compra senza batter ciglio. È il primo esame lontano da casa, e ovviamente lo manca. Fatica con l’ambiente, fatica con il campionato e finisce con due gol in 33 presenze. Puntuale la critica: quel periodo in bianconero è stato il risultato del doping emotivo. Kean era talmente carico che non sapeva cosa stava facendo.
Poi, dal nulla, il 4 ottobre 2020 viene acquistato dal PSG. San Raiola (perché va bene criticarlo per i modi ma nel suo lavoro è un campione) ci mette la mediazione, ed i parigini - con Neymar, Icardi, Di Maria, Mbappe e Sarabia - si prendono Moise in prestito secco (prestito secco: a fine stagione tornerà a Liverpool in virtù del contratto fino al 2024. Poi, ovviamente, potrebbe essere venduto).
Sinceramente, quando è arrivato a Parigi era lecito essere un po' scettici. La parentesi Everton aveva fatto capire a tutti quanto possa essere difficile, per un ragazzo, imporsi in un contesto nuovo senza un collettivo di alto livello. Parigi doveva rappresentare il rilancio, in modo da ricreare l’hype su sé stesso, ma non era scontato. Invece, Moise l'ha rifatto. Proprio come nel 2019. Ora anche se mancano ancora poco meno di 4 mesi all'Europeo è complicato pensare di non vederlo all’Europeo con la maglia azzurra, e magari giocarlo anche da protagonista. Moise va di fretta, come da regolamento della sua generazione.

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