Allora, parliamoci chiaro. Dopo la sconfitta contro il Milan, la stagione della Juventus sembrava finita. Niente scudetto, niente qualificazione in Champions (nessuno ci credeva quella sera) e una misera Supercoppa in bacheca. Pirlo era con un piede e mezzo fuori dalla barca juventina, e non aveva nemmeno tanti avvocati a cui appellarsi per difendere la propria posizione. L'annata della sua Juventus era stata il remake di quelli di Sarri - squadra inallenabile, compromessi, ecc.. - ma senza scudetto, per cui il 5° posto rappresentava un risultato troppo difficile per accettare un eventuale riconferma.
Poi, dal nulla, è successo qualcosa. Una buonissima prestazione contro il Sassuolo, un buonissimo primo tempo contro l’Inter - nella ripresa è successo quello che è successo ed è difficile commentare - e la Coppa Italia di ieri sera. Dalle pietre la Juventus ha ricavato dei fiori, e in pochi giorni ha ribaltato i canoni stagionali. Chi si aspettava il peggio è rimasto piacevolmente sorpreso, e la posizione di Pirlo ha ripreso notevolmente quota.
Ieri sera poi, dopo il successo (meritato) in coppa Italia contro l’Atalanta, c’era una sorta di maggioranza bulgara verso la riconferma. Nel turbinio dei complimenti che sottolineavano come "il Maestro" avesse comunque conquistato due trofei, lo stesso allenatore bianconero è rimasto soddisfatto da quello che aveva visto in campo. Alla domanda "ti riconfermeresti", Pirlo ha risposto senza paura: "Sì".
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Le domande

E allora vale la pena fare una piccola riflessione su cosa sia giusto fare in casa Juventus. Bastano due titoli in poco più di 50 partite (secondo allenatore più veloce della storia dopo Vialli con 28) per meritare una riconferma? Quanto pesa l’eliminazione dalla Champions League? La squadra poteva vincere lo scudetto? Una stagione di stenti può essere riscattata dalle ultime 5 partite?
A questa serie di domande esistenziali, dove ognuno può dare la propria versione della verità, la risposta da fornire è una sola: serve la qualificazione in Champions League. L’unico biglietto per entrare in un discorso che prevede la parola riconferma è quello di concludere il campionato tra le prime 4. Alla Juve serve la Champions come a Guardiola serve il suo overthinking. Non c’è molto altro da dire. Se i bianconeri dovessero arrivare quinti, e ci sono buone chance che questo succeda, Pirlo dovrebbe essere allontanato da Torino. Se, in caso contrario, l’allenatore bianconero dovesse centrare un posto nei primi 4, a cui aggiungere i due trofei, allora sì che potrebbe rientrare nel planning per il 2021-22.

Gigi Buffon abbraccia Andrea Pirlo dopo la finale di Coppa Italia, Atalanta-Juventus, Getty Images

Credit Foto Getty Images

Il problema quando succedono cose come quelle di ieri sera, ovvero delle vittorie inaspettate, è che l’euforia cancella mesi e mesi di sofferenze. La Juventus di Andrea Pirlo è stata molto faticosa da guardare, ha rinnegato sé stessa e ha trovato una valanga di difficoltà nel rimanere fedele al credo iniziale. Una Coppa, e le 2/3 partite giocate su ritmi accettabili, non possono cancellare oltre 40 serate storte. Pirlo era alla prima panchina assoluta della sua vita, ed era pacifico immaginarsi delle difficoltà, però mancare la qualificazione in Champions - dopo essersi auto esclusa dalla lotta per lo scudetto - sarebbe qualcosa di veramente troppo grosso da accettare per la società bianconera.
Nel mondo ideale, in caso di arrivo al 5° posto, dovrebbero pagare tutti. Da Agnelli a Paratici passando per i giocatori, però, ovviamente, sappiamo tutti che non sarà così. Nel mondo concreto, Pirlo dovrà appellarsi a Gasperini e Juric (che sono come padre e figlio), rispettivi avversari di Milan e Napoli, per sperare di rimanere in sella. È l'ultima chance per essere ancora l’allenatore della Juventus, però questa volta non dipende da lui.

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