Elevato rischio di circolazione di varianti virali più contagiose”. E’ racchiuso tutta in questa frase il motivo della decisione dell’ATS di Milano di vietare all’Inter di disputare la sfida contro il Sassuolo, prevista sabato sera a San Siro, e il divieto di rispondere alle convocazioni per tutti i giocatori, anche quelli reclamati dalle Nazionali. Da Eriksen a Brozovic e Perisic – reclamati dalla Croazia – passando per Bastoni, Barella, Lukaku Skriniar, Hakimi e tutti gli altri non sono autorizzati a muoversi per ragioni di salute pubblica.

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Inter-Sassuolo non si gioca: cosa succede ora?
18/03/2021 A 15:02

"Isolamento domiciliare fino al 31 marzo"

Se stamani si conosceranno i risultati dei tamponi molecolari a cui ieri all'ora di pranzo si è sottoposto il gruppo squadra nerazzurro e da cui si proverà a capire se questo focolaio sia dovuto alla variante inglese del virus, più aggressiva nella diffusione, il documento dell’Agenzia di Tutela della Salute parla chiaro. Fino a lunedì 22 i calciatori non potranno entrare in una Pinetina chiusa a chiave e, anche quando sarà possibile allenarsi di nuovo coi compagni, dovranno rispettare senza sconti l’isolamento domiciliare per 14 giorni. Insomma fino al 31 marzo l’unico movimento permesso è quello tra casa e Pinetina: non sono ammessi viaggi in Italia o all’estero. Un diktat che si scontra con la volontà dei ct e delle Federazioni di avere le proprie stelle per i match di Qualificazione ai Mondiali 2022.

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I precedenti e una differenza sostanziale che lascia sereno Conte

Ma come si risolverà il braccio di ferro? La premessa doverosa è che non esiste una regola Fifa che obblighi i club a liberare i giocatori per la nazionale, specie davanti a una disposizione sanitaria. A ottobre 2020 però aveva concesso ai nerazzurri in isolamento la possibilità di viaggiare per i raduni delle nazionali a patto di organizzare il trasferimento in forma privata. Questa ‘exit strategy’ però non pare più percorribile perché il contesto del contagio nel continente è completamente cambiato: i contagi da settimane sono in risalita e le varianti sono pericolose mentre ad ottobre non erano una minaccia, in quanto non se ne conosceva l’esistenza. A ottobre inoltre l’ATS non rilevò un focolaio a differenza di quanto individuato chiaramente in questa circostanza.
Esiste comunque un precedente sul tema: le Asl di Lazio e Toscana avevano vietato ai giocatori di Roma, Lazio e Fiorentina di rispondere alle convocazioni in quanto nelle loro squadre esistevano significativi livelli di contagio. In quella situazione però alcuni calciatori viola (Milenkovic, Pulgar, Vlahovic, Amrabat e Martinez Quarta) ruppero la ”bolla” e finirono per essere segnalati dal club alla procura federale e alla Asl. Una roba simile si ripeterebbe oggi se gli interisti stoppati a Milano decidessero di presentarsi comunque in nazionale: infrangendo le regole a proprio rischio e pericolo e, cosa ancor più rischiosa, potrebbero vedersi obbligati alla quarantena. Insomma, al netto dei comunicati, gli spazi di manovra per le Nazionali sembrano essere pochi e la strada pare essere tracciata. E alla fine il più felice potrebbe essere proprio Antonio Conte che per due lunghe settimane potrebbe lavorare con la sua rosa e preparare ad Appiano il rush finale in cui l’Inter si giocherà la chance di riportarsi a casa uno scudetto che manca da 11 anni.

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