A distanza di otto anni da quel 3-0 rifilato alla Lube davanti al proprio pubblico, l'Itas Trentino è ritornata a vincere la Supercoppa Italiana, dando peraltro l'impressione di essere squadra quadrata e molto meno distante dal terzetto di "favorite" (Civitanova, Modena e Perugia) di quanto si potesse pensare in estate. Se nel 2013 Donald Suxho, palleggiatore albanese, poi naturalizzato statunitense, fu MVP, stavolta la palma di miglior giocatore è andata a un eterno Matey Kaziyski, ma anche nelle sfide dell'Eurosole Forum il palleggio è stato fondmentale. Riccardo Sbertoli ha sostituito nel miglior modo possibile Simone Giannelli, quest'ultimo passato alla Sir Safety Conad; nel primo di tanti testa a testa stagionali, considerando che Trentino e Perugia si affronteranno anche nella Pool E della prossima Champions League - torneo trasmesso in esclusiva su Discovery+ - l'ex-Milano ha giocato su livelli di rendimento spaziali, mostrando una connessione coi centrali che sembra incredibile, considerando le poche settimane di lavoro che Sbertoli ha accumulato insieme al duo Lisinac-Podrascanin. Questa Final Four ci ha però rivelato una pallavolo in continua evoluzione: a verità ormai scolpite nella pietra, si sono infatti sommate nuove idee tattiche, capaci di sparigliare le carte nel momento in cui Angelo Lorenzetti ha deciso di lasciare in panchina Giulio Pinali e giocare con un "falso opposto", schierando contemporaneamente tre bande complete e versatili. Andiamo ad analizzare insieme questo e molti altri spunti interessanti.

Si può vincere anche senza schierare l'opposto

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Come ha scritto molto bene Tommaso Dotta in un articolo su problemidivolley.it, oggi si può conquistare un trofeo pur giocando senza un opposto di ruolo. O, almeno, in questo è riuscita l'Itas di Lorenzetti. L'assenza nel sestetto del giocatore deputato a fregarsene dei compiti di ricezione per sprigionare, sempre e comunque, tutta la propria potenza in attacco avrà sicuramente stupito gli spettatori. Anche la pallavolo, però, sta riscoprendo il valore dell'universalità tecnica: si è passati da un periodo in cui i compiti erano diversi e precisi, a una nuova stagione dove ogni giocatore sembra dover essere in grado di fare tutto e bene, con le dovute eccezioni. In questo, poter schierare un eterno fenomeno pallavolistico (Kaziyski) e due giovani schiacciatori azzurri, abilissimi a 360° - uno dei quali peraltro destinato a dominare i prossimi 10 anni a livello mondiale - quali Daniele Lavia e Alessandro Michieletto, è un bel vantaggio. Nella finale contro Monza, il terzetto Itas ha ricevuto 42 dei 66 servizi messi in campo dagli avversari e ciò è risultato spesso fondamentale nel cambio-palla. Mentre Trentino ha infatti estromesso Vlad Davyskiba, cercandolo sistematicamente insieme a Donovan Dzavoronk, dai nove metri (tanto che i due hanno ricevuto, rispettivamente, 34 e 25 palloni su 84 totali), la Vero Volley non ha potuto ripagare gli avversari con la stessa moneta. Non è un caso se, per una volta, la scarsa perfezione in ricezione (18% Kaziyski, 20% Lavia, 7% Michieletto) non ha influito granché sul gioco dell'Itas - ovviamente anche per merito di uno Sbertoli che ha sempre osato con ricezione staccata da rete - e neppure hanno pesato i 10 ace (5 del solo Georg Grozer) incassati. Lo schema a 3 schiacciatori-martelli permtte infatti più fluidità a 360°, generando coinvolgimento in qualsiasi fondamentale da parte di quasi tutti i giocatori, senza lasciare che la ricezione diventi spada di damocle sulla testa di quegli atleti che dovrebbero fare la differenza anche, e soprattutto, in attacco.

Daniele Lavia festeggia un punto coi compagni, durante la finale di Del Monte Supercoppa 2021 tra Itas Trentino e Vero Volley Monza

Credit Foto Legavolley

Dalla connection ricezione-alzata, al tempo necessario per Giannelli

Per fortuna - o forse per nostra distrazione - non abbiamo ancora letto critiche rivolte a Simone Giannelli per il suo rendimento nella manifestazione. Dopo Europei 2021 giocati da assoluto protagonista e MVP, il fenomeno azzurro si è ritrovato catapultato nel suo nuovo club e ha avuto pochissimo tempo per ricercare il timing migliore con le bocche da fuoco che dovrà armare quest'anno. Le qualità sono indiscutibili e Giannelli rientra, a pieno titolo, tra i migliori interpreti del ruolo a livello mondiale (la patente di migliore in assoluto sarebbe ovviamente figlia di considerazioni puramente soggettive, peraltro inutili). Risulta però evidente come questa non sia ancora la "sua Perugia": lo ha dimostrato rifugiandosi nel porto sicuro, chiamato Wilfredo Leon, quando nulla sembrava funzionare durante la semifinale persa contro l'Itas, e non osando come invece ci aveva abituato a vederlo fare durante la rassegna continentale. Ma siamo sicuri che sia mancata unicamente la sua versione migliore? Ovviamente no, dal momento che la ricezione non l'ha quasi mai aiutato, costringendolo anzi a giocare sui tre metri e vanificandone non poco l'abbacinante fantasia. Per intenderci e ritornare ai tempi in cui anche noi eravamo giocatori (scarsissimi, per carità), di ++ o # se ne sono viste davvero poche: Giannelli rimane fenomeno anche senza palla in testa, ma non può sempre ovviare agli errori dei compagni, specie nel momento in cui deve ancora comprendere appieno quale sia il miglior modo per diversificare il gioco e mantenere bollenti tutti i compagni, di prima e seconda linea. Problema identico l'ha peraltro avuto Santiago Orduna sempre contro Trento, nel momento in cui la coppia Davyskiba-Dzavoronok è stata bersagliata dai nove metri avversari ed è andata in tilt.

Simone Giannelli "consola" Matt Anderson durante la semifinale di Del Monte Supercoppa 2021 tra Sir Safety Conad Perugia e Itas Trentino

Credit Foto Legavolley

Un nuovo ruolo "universale"

Una volta il termine stava a indicare una "mano" abile sia ad attaccare che a palleggiare, spesso senza eccellere in alcuno dei due aspetti ma dando comunque sufficienti garanzie in entrambi. Oggi, invece, l'universalità sembra andare nella direzione di un trittico tecnico: ricezione, attacco, ma anche alzata. In questo, Michieletto potrebbe fare scuola e, in tal senso, non ingannino le percentuali di ieri pomeriggio. Ovviamente Sbertoli - con Lorenzo Sperotto pronto a subentragli da backup - rimane intoccabile nel fondamentale di alzata, ma poter contare su giocatori poliedrici torna decisamente utile quando lo stesso palleggiatore è chiamato a difendere e fare coperture. In questo, ritorna sempre lo schema a 3 schiacciatori proposto da Angelo Lorenzetti, ma non solo. Nel concetto può ampiamente rientrare anche Kaziyski, fenomeno a tuttotondo nonostante i 37 anni suonati. Ieri il Kaiser ha toccato le 338 presenze in giallo-blù, sfondando quota 5.000 punti con l'Itas per una media di circa 15 a partita, e puntando decisamente al record di presenze: gliene mancano solo otto per superare la coppia Birarelli-Colaci, leader all-time con 345. Ritornando sul fuoco dell'universale, ci sembra che anche la pallavolo - forse sulla scia della pallacanestro - possa abbandonare il concetto anacronistico di "ruolo" per abbracciarne di nuovi, dettati da una tecnica di base che, almeno a livello di under azzurre, appare sempre migliore e da un'evoluzione atletica in cui si arriva a vette sempre più alte (vero, Michieletto?). Per i nostalgici del doppio-palleggio o dei giocatori alla Karch Kiraly questo potrebbe forse rappresentare un reato di lesa maestà nei confronti del Gioco. Per noi, sarebbe invece un'evoluzione che renderebbe la pallavolo ancora più godibile e amabile.

Alessandro Michieletto sovrasta il muro a 3 della Sir Safety Conad Perugia durante la semifinale di Del Monte Supercoppa 2021

Credit Foto Legavolley

Ma dove vai, se i centrali non li hai?

Che Marko Podrascanin fosse garanzia di successo in Supercoppa Italiana, non l'abbiamo scoperto certo ieri. Con questa affermazione, Podke arriva a 6 trofei personali (3 con Macerata, 2 con Perugia) e riafferma, ancora una volta, l'importanza del centrale nella pallavolo contemporanea. Si è sempre sostenuto che, da anni, la Nazionale azzurra sia carente proprio in zona 3, anche se la coppia Anzani-Galassi pare aver dimostrato l'esatto contrario nei trionfali Europei conclusisi a settembre. Di sicuro, in coppia con Srecko Lisinac, Podrascanin ha dominato il weekend dell'Eurosole Forum, risultando inarrestabile nel 1° tempo, granitico a muro e ficcante dai nove metri. La scena se l'è forse presa più il compagno, anche di nazionale serba, ma il concetto non cambia. Nell'analizzare anche i numeri di Lisinac - 16 punti, col 73% in attacco e 3 muri contro Monza, 10, col 67% e 2 muri nella sfida a Perugia - ritorna subito alla memoria l'impressionante dominio atletico della coppia Itas. Non solo capace di rifilare tantissimi muri-punto - e in presa diretta sono sembrati decisamente di più di quelli assegnati poi ufficialmente, senza polemica alcuna, beninteso - bensì abile anche nello sporcare qualsiasi schiacciata avversaria, rendendo così il contro-attacco, di fatto, una fase in cui Sbertoli ha potuto variare come più gli è piaciuto, sfoggiando un tocco tanto efficace quanto poetico. Non è poi un caso se le difficoltà della Sir Safety Conad di Nikola Grbic siano arrivate anche per l'incapacità di arginare il gioco trentino al centro (nello 0-3 di semifinale), ma anche di innescare al meglio Sebastian Solè e Fabio Ricci, autori di soli 12 punti e con l'insolito 55% in attacco dell'argentino. La Del Monte Supercoppa 2021 ci conferma, allora, che Trentino non avrà forse la potenza di fuoco di Modena o Civitanova, in termini di martelli, ma ha indubbiamente la miglior coppia di centrali, forse d'Europa.

Matey Kaziyski abbraccia Marko Podrascanin durante la finale di Del Monte Supercoppa 2021, vinta dall'Itas Trentino 3-1 sulla Vero Volley Monza

Credit Foto Legavolley

Libero: ruolo "infame", ma sempre più bramato ed essenziale

Tra i giocatori che più ci hanno impressionato in questa Final Four, c'è sicuramente Filippo Federici. Il libero classe 2000, quasi a fine agosto aveva dovuto lasciare il ritiro azzurro a causa di una frattura allo scafoide della mano destra, dicendo così addio al sogno europeo - coronato invece da Alessandro Piccinelli - ma nel weekend dell'Eurosole Forum ha strabiliato con ricezioni e coperture da paura. Reattivo su qualsiasi pallone, è salito in cattedra nel momento in cui la ricezione di qualche compagno stava saltando un po' troppo, andando a prendersi responsabilità in qualsiasi zona di conflitto e difendendo anche l'impossibile. Se la Vero Volley Monza di coach Eccheli ha compiuto l'impresa di eliminare la Cucine Lube Civitanova, gran parte del merito va anche al suo libero. Federici riconferma l'essenzialità di un ruolo che vale, potenzialmente, tantissimi punti. Senza scomodare le leggende Sérgio e Hubert Henno, giocatori che hanno completamente riscritto le regole del ruolo più giovane del volley, col brasiliano che ha cambiato anche il modo di interpretarlo grazie a una verve e un agonismo mai visti prima (e diventando MVP a Rio 2016, qualcosa di impensabile), è chiaro che, soprattutto oggi, un libero abile a 360° sia imprescinibile. Nell'ottica del rinnovamento azzurro, Fefè De Giorgi potrebbe così presto ritrovare un altro autentico diamante grezzo: a soli vent'anni, l'anconetano è uno dei nuovi volti più attesi, almeno per chi vi scrive.

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