"È scontato che si parli più di Sinner e Musetti. Il mio obiettivo non è quello che si parli maggiormente di me. Faccio questo sport perché mi piace farlo. Mi va benissimo che non ci siano molte attenzioni". Le parole di Lorenzo Sonego dopo il match di quarti di finale di Cagliari sono un manifesto della mentalità di questo ragazzo: uno a cui non piace stare sotto i riflettori, un grande lavoratore del circuito che continua a stupire rigorosamente in silenzio. Nel lunedì che celebra quattri italiani in Top 30 dopo 44 anni - all'epoca Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli; oggi Berrettini, Fognini, Sinner e il torinese - è il campione del Sardegna Open il protagonista del nostro rovescio della medaglia.
Il secondo titolo in carriera, dopo 10 ore di gioco necessarie per battere Simon, Hanfmann, Fritz e un grande Djere, ci lascia in eredità una conferma delle qualità di questo ragazzo. Federica e Giorgio, i genitori, gli hanno insegnato il culto del lavoro e Lorenzo ha preso in mano la sua prima racchetta molto tardi, a 11 anni. Merito di coach Gianpiero "Gipo" Arbino che l'ha ben guidato nella difficoltà di dover saltare l'iter giovanile: un po' per l'età, un po' perché Sonego giocava a calcio nelle giovanili della sua squadra del cuore, il Torino - amore ribadito anche nella premiazione dell'ATP di Cagliari con una mascherina a tinte granata - fino a 13 anni.
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Ranking ATP: scalata Sonego, quattro italiani nella Top-30
12/04/2021 A 07:23
La sua scalata ha radici lontane che abbiamo già narrato. Lorenzo non è, però, un tipo che si accontenta e ora ne analizziamo i progressi. Non era semplice adattarsi velocemente alla terra dopo tanti match sul cemento, ma Sonego partita dopo partita ha ritrovato il feeling con la superficie su cui è cresciuto. D'altronde, la sua universalità è attestata da un dato: è il secondo italiano capace di raggiungere gli atti conclusivi di tornei ATP su tutte e tre le superfici. Prima di lui solo Andreas Seppi, campione a Eastbourne (erba), Belgrado (terra) e Mosca (cemento indoor) oltre a sette finali perse.

Lorenzo Sonego - ATP Vienna 2020

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Antalya (Turchia, erba) nel 2019, Vienna (Austria, cemento indoor) nel 2020 e Cagliari (Italia, terra battuta) nel 2021: sono queste le coordinate spazio temporali delle finali raggiunte da Lorenzo Sonego nel circuito ATP. Due su due vinte a livello 250, mentre quella del 500 austriaco l'ha persa senza rimpianti contro Rublev, dopo aver umiliato Novak Djokovic 6-2 6-1. Il serbo, da numero 1 al mondo, non aveva mai perso contro un lucky loser: in assoluto il torinese è stato il quinto LL a piegare il re del ranking ATP dopo Sandon Stolle (contro Muster a Dubai nel 1996), Guillermo Canas (contro Federer a Indian Wells nel 2007), Borna Coric (contro Murray a Madrid nel 2017) e Jordan Thompson (contro Murray al Queen's nel 2017).
La mia indole è quella di soffrire in tutte le partite
Sonego è abituato a stupire. È un ottimo tennista, con una forza fisica, mentale e caratteriale degne di nota. Gioca al meglio sotto pressione, riuscendo a tirar fuori il meglio di sé nei momenti importanti, e tatticamente ha fatto progressi da gigante. In Sardegna ha dimostrato di essere cresciuto in risposta e nel rovescio. Il resto lo sa meglio di tutti Gipo Arbino, l'unico che ha creduto in lui fin dal principio: "È il frutto di un lavoro tecnico che abbiamo fatto fin da quando era piccolo. Lorenzo ha qualità innate di timing ed è molto veloce con i piedi. Per cui si adatta presto nel passaggio da una superficie all'altra. Tecnicamente, il dritto fa male ovunque, sa stare a rete, quando il servizio lo assiste può essere competitivo su tutte le superfici. Abbiamo lavorato tanto in questi giorni su questo, con Umberto Rianna e Filippo Volandri, per migliorare lo spostamento in scivolata soprattutto dalla parte del dritto, perché da quel lato lui tende a stare più alto con il busto".

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Proprio Filippo Volandri, 15 anni fa a Palermo, era stato l'ultimo italiano a trionfare in casa. Da isola a isola, Sonego si gode quindi un successo speciale con un sogno chiamato Finals nella sua Torino. D'altronde, il capoluogo piemontese sta diventando una delle capitali del tennis mondiale - sarà una delle città ospitanti anche della Coppa Davis - e allora per chi ci è nato sognare non costa nulla. Anche perché siamo sicuri che Lorenzo, fresco di best ranking (28) insieme a Sinner (22) e Musetti (84), non si monterà la testa. Continuerà a lavorare, in silenzio (se non quando colpisce la pallina), lasciando le prime pagine agli altri. E ci perdoni se ogni tanto ci tocca celebrare anche lui.

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