Jannik Sinner è senza dubbio tra i personaggi più chiacchierati dello sport italiano. Un po’ come Benedetta Pilato e Larissa Iapichino, l’altoatesino fa parte di quel gruppo di sportivi nati negli anni 2000 che sembra avere qualcosa di speciale dentro. La sua ascesa in meno di due anni dal n.553 del mondo alla top-40 è stata proverbiale. Un aspetto che non è sfuggito a un giornale prestigioso come L’Equipe che ha intervistato l’azzurrino, delineandone i tratti caratteristici: “Per me il passaggio dalla cinquecentesima alla cinquantesima posizione è stato molto rapido, così come quello dai Futures ai tornei ATP. Non ho giocato a livello juniores, ho preferito misurarmi contro giocatori adulti nei Futures. Non ho nemmeno giocato molti Challenger, credo 10 o 12, prima di passare al tour principale. Devo lavorare, perdere delle partite, capire perché ho perso e giocare il più possibile per migliorare. Quando avrò fatto 200 partite ATP inizierò a conoscermi meglio. E poi non è detto che continui così, potrei rallentare o anche peggiorare qualora mi facessi male. Ma so quello che faccio e che senso abbia la mia vita, il tennis è la cosa più importante per me“, le parole di Jannik (riportate da Ubitennis) che sui suoi obiettivi ha chiarito la propria posizione: “Per vincere dei grandi tornei, bisogna perdere delle grandi partite, è una cosa che fa male ma fa crescere, come successo all’Australian Open con Shapovalov. Ne ho parlato tanto con il mio team: vogliamo vincere, ma quando si è giovani è importante anche perdere. Non voglio mettermi fretta, sono diventato professionista a 18 e voglio giocare fino a 38!”.
Un percorso che l’ha visto confrontarsi già con alcuni dei grandi “titani” di questo sport, ovvero Rafael Nadal. La splendida figura fatta dal classe 2001 del Bel Paese nei quarti di finale del Roland Garros 2020 è ancora negli occhi degli appassionati. Inoltre, la possibilità di allenarsi con l’iberico prima degli Australian Open 2021 ha fatto capire al tennista italiano aspetti importanti legati alla preparazione fisica e mentale di uno dei giocatori più forti della storia: “Essermi allenato con lui è stata la cosa migliore che potesse capitarmi a 19 anni, non solo come evento importante per la mia carriera ma anche come esperienza di vita. Non me lo scorderò mai”.
Tennis
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Altro aspetto che potrebbe sorridere all’altoatesino è il buon momento vissuto dal tennis italiano maschile, con tanti giocatori in evidenza in questo momento: “Abbiamo tanti giocatori fra i primi 100, 200 e 300, ed è una grande motivazione perché vuol dire che ci sono sempre dei connazionali meglio piazzati da battere. In più, in Italia ci sono tanti Challenger, e questo è fantastico per i giovani, che così ricevono tante wild card dalla FIT. Siamo tutti molto diversi. Berrettini ha un grande servizio e un grande dritto, mentre Fognini ha un talento incredibile. Sonego è un guerriero, un grande lavoratore. Siamo molto diversi anche fisicamente: Berrettini è grosso e potente con il suo metro e 96. Fabio è rapido e si muove bene. Sonego ha un buon fisico. Io sono 1.88 e longilineo. Poi ci sono le superfici: io sono bravo su quelle rapide, altri sulla terra”.

La formazione da tennista-sciatore

"In Italia del nord ci sono delle bellissime montagne, dei bellissimi inverni e delle ottime stazioni sciistiche, quindi tutti sciano. Casa nostra a Sesto si affaccia proprio sulle piste. Ho iniziato a sciare a tre anni e mezzo, passando poi all’attività agonistica con gli allenamenti. Fino all’età di 12 anni ho fatto abbastanza bene con gli sci, mentre non giocavo molto a tennis, un’ora due volte a settimana durante l’estate e quasi mai d’inverno, mentre sciavo due ore al giorno con anche le gare durante i week-end. A 13 anni ho iniziato a perdere nelle competizioni sciistiche perché non ero più abbastanza forte fisicamente, e ho iniziato ad apprezzare il tennis perché è veramente un gioco. Nello sci fai una discesa di un minuto e mezzo e se sbagli sei finito, non puoi più vincere. Nel tennis puoi sbagliare e continuare a giocare per altre due ore e mezza. A me piace giocare, avere tante opzioni, accelerare, rallentare… Gli sci mi sono serviti per il footwork e per l’equilibrio, che sono fondamentali nel tennis. Se sei rapido e hai un buon equilibrio, non hai bisogno di essere troppo potente".

Jannik Sinner - Australian Open 2021

Credit Foto Getty Images

Sinner poco italiano

“È perché la vita è un po’ diversa in Sud Tirolo… Ci si sente italiani perché si è cresciuti in Italia, ma la prima lingua è il tedesco. Infatti quando a 13 anni mi sono trasferito a Bordighera, a sei ore di strada da casa mia, per allenarmi presso il circolo di Riccardo Piatti, è stata dura. Non capivo niente di quello che mi dicevano, è lì che ho realmente imparato l’italiano. Ora lo parlo abbastanza bene, ma non è ancora perfetto. Quando ero più giovane in alcuni mi chiedevano se fossi irlandese. In più, avevo i capelli lunghi fino alle spalle perché non avevo voglia di andare dal parrucchiere. Quando dicevo di essere italiano, notavo subito quanto quest’informazione stupisse le persone”.

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La madre e il carattere

"Fino all’età di 15-16 anni chiamavo sempre mia madre quando perdevo un match. Non è che piangessi o cose del genere, ma ero dispiaciuto e avevo bisogno di essere confortato. Solo che mia madre lavora nella baita dove mio padre fa il cuoco, e quindi mi rispondeva sempre: ‘Senti, non ho tempo di parlare, devo lavorare’. Per questo motivo ho dovuto imparare a gestirmi, a conoscermi e a tirarmi fuori da solo dalle situazioni complicate".
Guardando alla sua programmazione, dopo il forfait per il torneo di Rotterdam (Paesi Bassi) per via di un problema alla schiena accusato nel match contro lo sloveno Aljaz Bedene a Montpellier (Francia), Sinner dovrebbe riproporsi per il torneo ATP 250 di Marsiglia, previsto dall’8 al 14 marzo, per poi andare a Dubai prima di cimentarsi nell’atteso Masters 1000 di Miami.

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