Manca solo una settimana all'inizio degli US Open. Dopo le partite più belle della storia del Roland Garros e di Wimbledon, vi proponiamo un elenco di partite che di sicuro hanno lasciato il segno negli amanti del tennis, consapevoli che ognuno avrà nel cuore le proprie.

McEnroe-Connors, semifinale 1980 - 6-4 5-7 0-6 6-3 7-6(3)

Jimmy Connors e John McEnroe non si sono mai amati. Da stelle americane e grandissimi rivali non potevano sentirsi in alcun modo parte dello stesso mondo. La sfida del 1980 vale anche il primato della classifica con Bjorn Borg terzo incomodo. Il controllo del match è nelle mani di Connors che con 11 game vinti consecutivamente si porta 2-0 nel terzo set. Dopo averlo già contestato in modo duro nelle fasi precedenti, durante il terzo set, per una chiamata a suo giudizio errata, McEnroe si scaglia di nuovo contro l’arbitro definito "Incompetent", con Connors che assiste da semplice spettatore. Di colpo la partita cambia direzione con John capace di far suo il quarto set portando Connors al quinto. Giunti al tie-break e sul punteggio di 1-2, Connors commette due errori fatali sul suo servizio, permettendo a McEnroe di gestire al meglio un insormontabile 4-1. "I due punti peggiori della mia vita", avrebbe detto poi Jimmy a fine match. In finale SuperBrat avrebbe poi sconfitto Bjorn Borg scalfendo ogni sua certezza.
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13/08/2020 A 15:20

McEnroe et Connors, leggende a New York

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Connors-Krickstein, ottavi 1991 - 3-6 7-6(8) 1-6 6-3 7-6(4)

Nel giorno del Labor Day una delle partite più memorabili nella storia degli US Open: per Connors una vittoria in cinque set e due tie-break contro il suo ex pupillo Aaron Krickstein.
Ho giocato molte partite brutali, ma nessuna come questa. Mai nessuna dopo la quale, una volta lasciato il campo, io mi sia sentito così [Jimmy Connors]
Sebbene questo suo exploit di fine carriera sia poi terminato anzitempo con un’eliminazione, Connors ha aggiunto: "Dico sempre che sono stati gli 11 giorni migliori della mia carriera, ed è proprio così". Avanti 5-2 e quindi con il match in mano, Aaron subisce un incredibile rimonta da Jimbo, spinto dal pubblico americano, fino al tie-break dove il "vecchio" (39enne quel giorno) batte il "giovane" 24enne per 7-4 dopo 4 ore e 41 minuti di gioco. La partita, simbolo dello scontro fra due generazioni, segna in qualche modo una svolta per entrambi. Per Connors si tratta, infatti, dell’ultimo torneo della carriera giocato a grandi livelli, per Krickstein l’inizio di un incubo sportivo, per entrambi la chiusura di un’amicizia, come ricorda Aaron "The Marathon Men": "Con Jimmy non ci siamo più sentiti. Ero molto legato a lui, soprattutto a 15, 16 anni, quando spesso andavo a casa sua. Dopo quell’incontro, però, qualcosa si è rotto. Il suo atteggiamento mi ha urtato, ha fatto e detto cose irripetibili, era votato alla vittoria e, se penso che aveva quasi 40 anni, l’intera situazione mi lascia ancora perplesso".

Aaron Krickstein

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Graf-Seles, finale 1995 - 7-6(6) 0-6 6-3

La finale femminile degli US Open del 1995 è storicamente una delle più toccanti mai vissute. L’ex jugoslava era al suo secondo torneo dopo due anni e mezzo di assenza da quel maledetto giorno in cui ad Amburgo ricevette una coltellata durante il suo periodo migliore della carriera, quello da numero 1 in classifica, mentre la tedesca aveva speso gran parte del tempo ad allontanare la stampa del suo Paese che chiedeva una sua presa di posizione dinnanzi all’arresto del padre Peter, reo di un mancato pagamento di 1,5 milioni di dollari di tasse. Steffi aveva anche trascorso la notte prima della finale in ospedale a New York per un problema al piede. Il primo set è una battaglia, il secondo un monologo della Seles ma il 6-3 con il quale Steffi Graf si aggiudica il match e il torneo, il 18esimo Slam in carriera, la porta a dire, a fine partita: "Questa è la vittoria più grande che abbia mai realizzato".

Steffi Graf e Monica Seles - Finale US Open 1995

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Sampras-Agassi, quarti 2001 - 6-7(7) 7-6(2) 7-6(2) 7-6(5)

Anche se non si trattò di una finale, i quarti degli US Open 2001 fra Pete Sampras e Andre Agassi hanno rappresentato ciò che gli appassionati di tennis desiderano da questo sport. Tanto che quel 6 settembre di quasi 19 anni fa diedero vita a un incontro entrato nella storia, fatto di quattro set al tie-break, fra gli applausi degli oltre 23.000 paganti. Nessun break, un equilibrio sottile e un'atmosfera elettrica per un epilogo maturato alle 00:14.
Emozione pura, ancor più della finale del 2002 - il 34esimo e ultimo capitolo della saga - con Sampras vincente per il 14esimo Slam da testa di serie numero 17: proprio come Federer, nell'altro emisfero, contro l'eterno rivale Nadal agli Australian Open 2017.

Federer-Agassi, finale 2005 - 6-3 2-6 7-6(1) 6-1

A Houston, il 16 novembre 2003, Federer vince 6-3 6-0 6-4 contro Andre Agassi per il suo primo titolo di Maestro. Nel 2004 gli US Open, dove ai quarti il basilese s'impone al quinto set, e nel 2005 gli Australian Open (tre set a zero per lo svizzero) segnano altre tappe fondamentali contro il Kid di Las Vegas ma la madre di tutte le partite tra i due è l'ultima in assoluto, vale a dire la finale degli US Open 2005: a Flushing Meadows Roger Federer vince 6-3 2-6 7-6(1) 6-1 e diventa il primo giocatore dell'era Open a compiere l'accoppiata Wimbledon-US Open per due anni di fila (farà questa doppietta per ben quattro anni consecutivi). Saranno ben cinque le vittorie di fila in due diversi tornei del Grande Slam: dal 2003 al 2007 Wimbledon e dal 2004 al 2008 New York. Un record inavvicinabile per la concorrenza, un primato targato RF.

Roger Federer e Andre Agassi - Finale US Open 2005

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Del Potro-Federer, finale 2009 - 3-6 7-6(5) 4-6 7-6(4) 6-2

Roger Federer, fresco di Career Grand Slam al Roland Garros - quella Coupe des Mousquetaires a lungo inseguita e finalmente alzata nel 2009 - e reduce dal ritorno sul trono di Wimbledon (dopo aver piegato Andy Roddick 16-14 al quinto in una finale da brividi) si presenta a New York e sfodera una prestazione divina contro Djokovic in semifinale. Il riassunto è in questo punto che vale il triplo match-point: lo stupore del basilese contrasta con lo sguardo incredulo e disarmato del Djoker. Un capolavoro definito dallo stesso Federer "il colpo più bello della carriera".

Il leggendario tweener di Federer nella semifinale 2009 con Djokovic

In finale, però, Juan Martin del Potro gioca forse la più bella partita nella sua vita a suon di martellate di dritto e bombe di servizio. Fatali per Roger le numerose palle-break non convertite nel quarto set. Con le unghie e con i denti l'argentino porta il match al quinto set e lo domina. Palito, più brillante fisicamente e mentalmente, conquista il suo primo e finora unico major in carriera.

Djokovic-Federer, semifinale 2011 - 6-7(7) 4-6 6-3 6-2 7-5

Fresco è il ricordo della finale di Wimbledon ma la maledizione di Roger Federer contro Novak Djokovic comincia agli US Open. Nel 2010, sotto due set a uno, il serbo recupera ma si ritrova sul 4-5 15-40 nel quinto set: finirà 7-5 a suo favore. Nel 2011, la storia si ripete ed è quasi un miracolo: lo svizzero sale due set a zero. Il Djoker rimonta ma nel quinto set il basilese è 5-3 e servizio con due match-point, ancora consecutivi, a disposizione: Roger incassa un'incredibile risposta vincente di dritto, chiede qualche applauso alla folla e sbaglia lui un dritto a sventaglio, accusando un dolorosissimo 6-7(7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Nole, che aveva tutto il pubblico contro, fa un passo avanti decisivo nella rivalità con Federer e Nadal, superando il maiorchino in finale per il primo sigillo nello Slam americano, il terzo stagionale nei major.

Fognini-Nadal, terzo turno 2015 - 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4

I sedicesimi di finale degli US Open 2015 regalano una pagina importante nella storia del tennis (non solo italiano). Fabio Fognini rimonta due set a Rafa Nadal, come solo Federer aveva fatto nel lontano 2005, in finale a Miami: 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4 i parziali, dopo quasi quattro ore di emozioni sull'Arthur Ashe. Lo fa con cuore e testa. Fino a quel momento Nadal vantava un record di 151 vittorie a 0 nei match condotti con due set di vantaggio nei quattro tornei più importanti, ma l'azzurro strappa il servizio a Rafa per ben quattro volte nel set decisivo, mettendo a referto un totale di 70 colpi vincenti contro i 30 dello spagnolo. Quella vista contro il maiorchino a New York e sul cemento, non sulla terra rossa, la superficie preferita dello spagnolo ma anche del ligure, è probabilmente la miglior versione di sempre di Fabio Fognini, colui che è riuscito a rimontare Nadal da due set a zero in uno Slam.

Fabio Fognini festeggia l'impresa contro Rafa Nadal - US Open 2015

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Vinci-Serena Williams, semifinale 2015 - 2-6 6-4 6-4

Il miracolo si completa così, nel modo più assurdo e meraviglioso. Giocare un match-point nell'Arthur Ashe Stadium, centrale di Flushing Meadows, contro la più grande giocatrice del tennis moderno, davanti al suo pubblico, non può essere definito altrimenti. Trasformarlo poi diventa lesa maestà. Roberta Vinci batte Serena Williams 2-6 6-4 6-4 e preclude il Grande Slam alla dominatrice che era a due soli passi da un risultato ormai dato per acquisito. Da vittima sacrificale nel labirinto del minotauro - sull'altare già allestito per Serenona dopo Australian Open, Roland Garros e Wimbledon - la tarantina si esalta e manda in tilt le certezze della campionessa con il suo back di rovescio fatato. In questo elenco non troverete impresa più grande. "Un po' anche per me c***o", urlava Robertina dopo un bel punto (uno dei tanti) al pubblico di New York, ovviamente molto schierato. Noi non ci stancheremo mai di ringraziarla per quell'emozione, forte e viva ancora oggi.

Nadal-Medvedev, finale 2019 - 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Siamo al passato più recente. Medvedev, reduce da un'estate aliena sul cemento americano, è una macchina da tennis e dopo uno svantaggio di due set a zero, trova la forza per sfiorare l'impossibile. Nadal, completo e maturo, di fronte ai cambi di ritmo del russo vacilla ma alla fine fa valere la sua forza mentale nel momento decisivo dopo quattro ore e 51 minuti. Nessuno, nel decennio appena terminato, ha vinto gli US Open più volte (quattro) di lui. Il 19esimo Slam è un manifesto: in guerra portatevi sempre Rafa.
Penso che Nadal non sia l'avversario ideale per nessuno, perché trovarsi di fronte un giocatore che non accetta mai l'idea di perdere non è la cosa più semplice e più facile del mondo [Rino Tommasi]

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