Il vero spartiacque del basket moderno si vive nel passaggio dalla dimensione domestica a quella europea. La Virtus si è avvicinata al grande salto lo scorso anno, mettendo l'Eurocup in bacheca. Lo ha fatto ristrutturando un gruppo in grado di vincere lo Scudetto, figlio soprattutto della dissoluzione di una Milano arrivata a giugno sulle ginocchia, ma privo del potenziale per ripetersi, sia umano che tecnico. Coach Sergio Scariolo le ha dato un primo vero assaggio di impronta internazionale di livello, rimasto in status embrionale fino agli arrivi a metà stagione di Daniel Hackett e Toko Shengelia. Ed è probabilmente quello il momento in cui si è potuto realmente cominciare a parlare di Virtus d'Europa.
Quella appena conclusa è stata la prima vera sessione di mercato di qualità. Bologna ha depennato le scommesse dalla lista degli acquisti, virando esclusivamente sull'esperienza di livello. La squadra si costruisce con chi ha già un vissuto particolare alle spalle, da miscelare con il substrato già esistente. In Supercoppa, le assenze di buona parte del vecchio gruppo hanno pesato sulla qualità del gioco, vero, come sottolineato anche da Scariolo nel post-partita, eppure è indubbio che siano state le new-entry a giocare un ruolo fondamentale nella doppia vittoria su Milano e Sassari. Nuovi acquisti già integrati e decisivi a fine settembre. Bello, bellissimo. Il sogno di ogni tifoso e di ogni allenatore. Facile? Per nulla. Brava la Virtus a fare mercato. E altrettanto bravo lo staff tecnico a presentare a Scariolo una squadra già ben strutturata e amalgamata al suo ritorno dal trionfo a Eurobasket.
Semi Ojeleye è stato l'MVP della competizione, premiato soprattutto per la bella partita all-around contro l'Olimpia (17+9 rimbalzi). Il risvolto più interessante? È l'unica aggiunta di rilievo senza esperienza in Eurolega, pescato dal sommerso NBA, dov'è spesso difficile trovare giocatori in grado di adattarsi al basket europeo. Ma Ojeleye, nonostante un'ottima tecnica di base, ha vissuto la sua avventura d'oltreoceano come specialista difensivo. È già avvezzo al lavoro di fisico e sacrificio richiesto dalla nostra pallacanestro. Premesse ottime, che gli permetteranno un inserimento agevole.
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Jordan Mickey segna il canestro decisivo nella finale di Supercoppa

Assieme a lui, ha brillato l'intero front-court, nonostante l'assenza della coppia titolare della scorsa stagione (Shengelia-Jaiteh). Altro fattore molto positivo: la batteria dei lunghi, in Europa, fa ancora la differenza. E avere un reparto profondo e versatile è ormai un must per essere realmente competitivi. Jordan Mickey è un fit perfetto per poliedricità, ma soprattutto per quel desiderio dirompente di tornare a vivere una stagione da protagonista dopo le ultime due complicatissime in Russia, tra il fallimento del Khimki e l'esclusione dello Zenit dal panorama europeo. E Ismael Bako ha finalmente la sua grande chance di fiorire in una squadra ambiziosa, maturando l'esperienza vissuta a Villeurbanne e Manresa.

Iffe Lundberg al tiro contro Filip Kruslin nella finale di Supercoppa 2022 tra Virtus Segafredo Bologna e Banco di Sardegna Sassari

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Last but not least, Iffe Lundberg. L'uomo che forse incarna meglio di tutti i concetti che abbiamo espresso anche nell'analisi post-partita di giovedì sera. Un giocatore poco appariscente, di basso profilo, ma che qualsiasi club di Eurolega vorrebbe a roster. Intelligenza, tattica, qualità difensiva, ordine. Al CSKA è fiorito al fianco di Hackett (che ha ritrovato a Bologna), formando una coppia di equilibratori straordinaria per la gestione di Mike James.
Date le premesse, la Virtus è già avanti, molto avanti, nel percorso di inserimento delle novità. È probabilmente più avanti di Milano in uno degli aspetti più delicati della formazione e costruzione del gruppo. Ora, con il rientro graduale dei reduci dello scorso anno, viene logico pensare che il percorso scivoli via, in discesa. Possibile sulla carta. Ma da intrecciare con gli spazi che quei grandi veterani si erano ritagliati nella scorsa stagione, Teodosic e Shengelia su tutti. Possibile sì, facile no.

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