L’estate scorsa, verso la fine del calciomercato, l’Inter di Antonio Conte è andata molto vicina ad acquistare N'Golo Kanté. Il mister nerazzurro era alla ricerca di un centrocampista adatto al suo stile di gioco, e chi meglio del francese poteva rispondere a quel bisogno. I due avevano già lavorato insieme ai tempi del Chelsea, vincendo una Premier League, per cui il nativo di Parigi non avrebbe avuto particolari problemi ad inserirsi nello scacchiere tattico contiano. Era un matrimonio praticamente già fatto, ma alla fine non se ne fece nulla.
Ieri sera, nella semifinale di ritorno di Champions League, N'Golo Kanté ci ha fatto capire perché Antonio Conte lo volesse così tanto. N’golinho, come lo chiama simpaticamente Cesc Fabregas, ha giocato una super partita, è stato premiato con il titolo di MVP del match e ha dimostrato ancora una volta quanto sia dannatamente forte. Non è stata solo una questione di ripulire il pallone recuperandolo dai piedi degli avversari - cosa che per altro esegue alla perfezione - ma una prestazione perfetta sui due lati del campo. Kanté ha chiuso la partita con 3 passaggi chiave, sette recuperi difensivi e l’85% nella precisione dei passaggi.
  • La semifinale di Kanté, in cifre
Champions League
Chelsea-Real, pagelle: con Kanté i Blues giocano in 12
05/05/2021 A 21:14
Palloni toccati46
Assist3
% passaggi85,3
% duelli aerei100
Occasione da gol 1
Dribbling subiti0
Palloni intercettati5
Recuperi difensivi7
Palle rubate in scivolata 2
Km percorsi11,38
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Velocissimo

Il nome di N'Golo Kanté ha iniziato a rimbalzare nei pensieri di tutti quanti quando il Leicester di Claudio Ranieri è riuscito a vincere la Premier League. Faceva impressione vedere quel piccoletto, che nemmeno riusciva a calciare con forza il pallone, muoversi come tarantolato costruendo una specie di scudo impenetrabile davanti alla propria difesa. Le Foxes vinsero quel campionato subendo solo 36 gol, e Kanté concluse la stagione con gli applausi di tutti e un viaggio di sola andata verso il Chelsea.
La squadra di Roman Abramovich stava ricostruendo dopo il secondo regno firmato Mourinho, e per evitare di competitività decise di affidare la squadra ad Antonio Conte. Non appena Kanté fece amicizia con il manager italiano, i Blues iniziarono a macinare punti su punti. Trenta vittoria, tre pareggi e 5 sconfitte per un totale di 93 punti portarono il sesto campionato nella bacheca dei londinesi e il titolo di miglior giocatore dell’anno per il centrocampista francese. Poco dopo arrivò anche la vittoria in Coppa del Mondo, vinta con la Francia allenata da Didier Deschamps, chiudendo un periodo semi-irripetibile. In tre stagioni quel piccoletto francese prelevato dalla Ligue2 francese era entrato nell’immaginario collettivo come uno dei centrocampista più forti del pianeta. Aveva vinto più o meno tra squadra di club e nazionale ed era suo prime atletico: cosa poteva chiedere di più?
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Il cambio di ruolo

Con l’avvento della stagione 2018-2019, il Chelsea decise che quel Kanté non bastava. La proprietà londinese decise di puntare su Maurizio Sarri, e il tecnico italiano arrivò in quel di Londra portando con sé due legati molto importanti: Jorge Luiz Frello Filho detto Jorginho e il 4-3-3. Kanté, che fino a quel momento aveva giocato solamente in un centrocampo a due, si trovò spiazzato. Come può un giocatore così dominante cambiare le proprie abitudini e rimanere competitivo, si chiedevano i media.
Sarri impostò subito la squadra con il suo modulo-feticcio, e analizzando nel dettaglio le caratteristiche dell'ex Leicester - atletismo, forza negli intercetti e capacità di leggere la partita - decise di spostarlo 15 metri in avanti. Il tecnico ex Napoli credeva fortemente che quella posizione più avanzata, praticamente da mezz'ala, avrebbe garantito dei beneifici alla squadra. E così fu. Grazie al nuovo ruolo box-to-box, molto più dinamico e fluido rispetto a quello davanti alla difesa, il classe 1991 fu decisivo nella vittoria dell'Europa League in finale contro Arsenal e nel raggiungimento del terzo posto in campionato dietro Manchester City e Liverpool.
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Tuchel e la finale

Passati quasi due anni da quel trionfo, il Chelsea tornerà a giocarsi una finale europea. Molto del merito è da ricondurre a Thomas Tuchel - che ha preso la squadra in difficoltà e l’ha trascinata verso una cavalcata memorabile - ma ovviamente va diviso con le capacità di molti dei suoi giocatori. Uno dei migliori è stato ancora una volta Kanté, premiato come MVP della semifinale contro il Real e parte fondante in entrambi i gol del Chelsea. Il francese ha saputo divorare la mediana del Real, recuperando palla e giocando una partita offensiva pressoché impeccabile. I suoi controlli orientati e i suoi smarcamenti negli half-spaces sono stati come una lama nel burro difensivo della casablanca.
In telecronaca Lele Adani deve aver detto una frase più o meno simile: "Kanté è il giocatore perfetto per la squadra di Tuchel" - e non è un caso che l’allenatore tedesco abbia confessato di passare molto tempo a coccolarlo. Sì, N'Golo Kanté è il giocatore perfetto per il Chelsea per il laptop-trainer, perché quel mix di efficacia, ritmo, intensità e abnegazione sono perfettamente compatibili con l'idea tattica dell'ex allenatore del PSG.

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