La Roma è l’unica squadra italiana rimasta in Europa. Ha battuto lo Shakhtar Donetsk con un secco 5-1 nel doppio confronto di sweet16 ed è arrivata tra le prime 8 di Europa League. Qualcosa di ragguardevole se pensiamo che nelle previsioni di settembre non era nemmeno tra le prime 5 della Serie A - e non lo è tutt’ora. Com’è possibile che la sesta forza del campionato italiano sia l’ultima bandiera europea del nostro calcio? È frutto del caso oppure no?
Da quando Paulo Fonseca ha iniziato a pianificare la stagione 2020-21, la sua Roma ha nettamente alzato il proprio livello di gioco. "Li metto insieme ad Atalanta e Sassuolo come squadre più divertenti da guardare", ha detto James Horncastle di The Athletic. Il mister di Maputo ha saputo trasformare in realtà il sogno di ogni allenatore: mettere insieme il player development con l’esperienza e la maturità dei giocatori over28 trovando un equilibrio delicato ma decisivo. Come ha fatto?
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Roma, sorteggio duro: c'è l'Ajax ai quarti
19/03/2021 A 12:17

Crescere e cambiare

Fonseca è uno degli ultimi discepoli della scuola portoghese. Un’accademia che ha creato gente come Josè Mourinho, Andre Villas-Boas, Marco Silva, Leo Jardim e via dicendo. È l’ennesimo figlioccio della tactical periodisation di Vitor Frade: un teoria che fonde l'aspetto fisico con quello tecnico ricreando nell’allenamento le situazioni della partita.
Dopo un ottimo triennio alla guida dello Shakhtar Donetsk, Fonseca è arrivato a Roma con l’idea di ricreare il modulo aveva caratterizzato tutto il suo periodo ucraino: il 4-2-3-1 o 4-3-3. Arrivato a luglio 2020 senza le risposte che cercava, il portoghese ha deciso di cambiare sistema di gioco trovando una sorta di compromesso tra le sue idee e le caratteristiche dei giocatori.

Borja Mayoral e Cristante esultano in Shakhtar Donetsk-Roma - Europa League 2020/2021 - Getty Images

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Il 3-4-3 del Fonseca 2.0

In fase di possesso ha ristrutturato la manovra. Con l’arretramento in mezzo alla difesa di Cristante, il cervello di Gonzalo Villar a centrocampo e l’avanzamento di Lorenzo Pellegrini nella zona di rifinitura, Fonseca ha trovato la soluzione per applicare il tanto amato gioco di posizione. "Mi piace avere questa sensazione di controllo e mettere gli avversari sotto stress", ha detto il Portoghese a Dazn. Attraverso la fluidità posizionale del proprio terzetto offensivo (Mkhi-Mayoral-Pedro), la proattività dei braccetti - che sanno sganciarsi e accompagnare l’azione - e la supremazia tecnica di molti elementi, i giallorossi praticano una fase offensiva molto gradevole e (quasi sempre) efficacie - secondi per xG in Serie A.
Il merito anche è degli esterni - Leonardo Spinazzola e Rick Karsdorp - che negli ultimi sei mesi hanno raggiunto quella che sembra la loro definitiva maturazione calcistica. L’italiano è una sorta di cashback capace di creare occasioni ogniqualvolta che tocca palla. Secondo in Serie A per tunnel, 8° per passaggi filtranti e 1° per cross all’interno dell’area di rigore. Mentre l’olandese, dopo una stagione da oggetto misterioso, ha ricostruito le sue sicurezze giocando meno palloni rispetto al collega di fascia (47.5 di media in Serie A contro 60) ma fornendo più assist (5 vs 4 in Serie A). "Spina" è più accentratore mentre Karsdorp più collaboratore.

Leonardo Spinazzola durante Braga-Roma di Europa League

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Difendersi con o senza la palla

Parlando di fase di non possesso invece, ecco che riemerge di nuovo il compromesso.Fonseca ha saputo creare un sistema che sa mischiare due fasi molto diverse, scegliendo quando pressare e quando occupare il centro del campo. Da questo mix ne è nato un sistema ibrido che, nonostante qualche scompenso, ha permesso ai giallorossi di creare tante transizioni offensive dai recuperi prodotti con i tackle e con gli intercetti. L’allenatore portoghese ha più volte espresso la sua volontà di avere sempre maggiore controllo, come ha spiegato nell’intervista rilasciata a Dazn "Il controllo della palla è il miglior modo di difendersi", ma grazie a questo sistema contaminato la sua squadra sta facendo molto bene.

L’Ajax e un sogno

Ma se l’Italia è una terra molto difficile da conquistare (la Roma ha avuto tantissime difficoltà negli scontri diretti con le big) quasi paradossalmente l’Europa è più conforme al gioco e alla filosofia dei giallorossi. Come dicevo qua, le identità di allenatori come Gasperini, De Zerbi e Fonseca sono molto più riconducibili alla Champions League rispetto a quello che vediamo in Italia.
Qualche mese fa, in un pezzo che sottolineava lo sbalorditivo inizio di stagione giallorosso, dicevo queste parole. "I tifosi più razionali già lo sapranno, ma vale la pena ribadirlo forte e chiaro: per questa Roma è molto difficile vincere lo scudetto. Nonostante il momento di forma sia clamoroso, gli obiettivi di questo gruppo devono essere altri. In particolare l'Europa League, dove ci sono serissime possibilità di vittoria. Anche quando arriveranno gli esuberi della Champions League, questa formazione ha il pedigree per rimanere nel lotto delle favoritissime". Arrivati al punto di non ritorno dei quarti di Europa League è lecito chiedersi quanta strada possa ancora fare questo gruppo.
Il sorteggio non è stato benevolo consegnando l’Ajax e poi una possibile semifinale con il Manchester United. La formazione guidata da Erik ten Hag - giustiziere della Juve due anni fa e allievo di Pep Guardiola - è uscita dalla Champions nel girone con Liverpool e Atalanta, ed è a tutti gli effetti una big europea. Dal mio punto di vista sarà molto difficile: sia perché l’Ajax è molto forte, sia perché è molto ben allenata. La differenza la faranno i dettagli, e gli episodi, ma anche una sconfitta pesante non toglierebbe niente al lavoro del portoghese. La sua permanenza in Europa è più che meritata.

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