Z power. Sono 17 i calciatori dei top-5 campionati europei capaci di segnare almeno 20 gol in tutte le competizioni nell’anno solare 2020: di va dal classe 2000 Erling Haaland al classe 1981 Zlatan Ibrahimovic. Basterebbe questo incredibile dato per certificare la clamorosa rinascita del campione svedese. Direttamente dagli States, Ibra è tornato a Milano per stupire e per aiutare il suo Milan ad uscire da una lunga fase di mediocrità. E nel giro di 365 giorni, grazie all’ottima intesa con Pioli e alla fiducia della dirigenza, da Maldini e Gazidis, ha stravolto la situazione in casa rossonera. Una rivoluzione in primis mentale, che ha fatto bene all’intera rosa del Diavolo e ha portato risultati inimmaginabili.
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Com’era il Milan prima dell’arrivo dello svedese

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Il flashback temporale è necessario per constatare meglio il cataclisma Ibra. Il 27 dicembre 2019 il Milan annuncia di aver trovato un accordo con Zlatan Ibrahimović per sottoscrivere un contratto di sei mesi, con opzione di rinnovo per un ulteriore anno; l'intesa viene formalizzata il 2 gennaio 2020. Il Milan ha perso per 5-0 nell’ultima partita del 2019 a Bergamo, martoriato dalla super Atalanta di Gasperini: è undicesimo in classifica, con 21 punti conquistati in 17 partite, alla pari del Torino e con un punto di vantaggio sul Verona. Il Milan ha registrato la peggior partenza in campionato nei suoi 81 anni di storia, ha già collezionato ben otto sconfitte nella prima parte di stagione. Stefano Pioli, subentrato a stagione in corso a Marco Giampaolo, è già in discussione. La situazione finanziaria del club, escluso dalle coppe europee in estate, non è delle migliori. C’è bisogno di un lampo di luce per uscire da questo profondo tunnel buio e (rosso)nero.
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Zlatan Ibrahimovic

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Da Kessié a Calhanoglu: chi ha beneficiato della cura Ibra

Ibrahimovic non ha mai avuto paura di niente e di nessuno. Sicuramente non dal punto di vista sportivo. E così accetta la sfida, che a ben guardare è una doppia sfida: dimostrare di poter ancora essere decisivo a 38 anni suonati in un campionato difficile come la Serie A e riportare in alto il Milan, squadra italiana a cui si è legato di più. Il suo lavoro, mentale e fisico, è impressionante e raccoglie i suoi frutti soprattutto dopo il lockdown che ha sconvolto l’Italia e il mondo intero e dovuto alla pandemia che è esplosa tra febbraio e marzo. Con Zlatan in campo tanti giocatori, fino a quel momento deludenti e discussi, ritrovano la giusta fiducia. Franck Kessié prende in mano il centrocampo, Hakan Calhanoglu esalte le azioni offensive, Theo Hernandez è una furia a sinistra, Simon Kjaer guida la difesa, Ante Rebic diventa il perfetto partner d’attacco. Il Milan, gioca, segna e non perde più.

Dove può arrivare il Milan con lui?

Anzi, nel giro di qualche mese, tra estate e inizio del nuovo campionato, grazie soprattutto ai gol dello svedese, la squadra rossonera stende tutte le principali rivali italiane: Juve battuta, Inter battuta, Roma battuta, Napoli battuto, Lazio battuta. In Serie A il Diavolo chiude al sesto posto, lui dopo una lunga trattativa guidata dal suo agente Mino Raiola, rinnova il contratto e il Milan di Pioli si presenta al via del torneo 2020/21 con il ruolo di outsider di lusso. Dopo 14 giornate e pur avendolo perso nell’ultima parte per un infortunio, i rossoneri sono primi in classifica. L’influenza di Ibra esiste ancora, visto che è aumentata a dismisura la sicurezza nei propri mezzi in tutti i giocatori e si è scatanato un entusiasmo irrefrenabile e che mancava da quasi un decennio, da quando (guarda caso) Zlatan se ne era andato al PSG, dopo aver perso il titolo dalla Juventus di Conte nel 2012. Proprio la Juventus e l’Inter di Conte saranno le due principali rivali del Milan nella corsa a quel sogno chiamato Scudetto e che nessuno in casa rossonera vuole ancora pronunciare. Nessuno se non ovviamente Ibrahimovic, uno abituato a non porsi limiti e a puntare sempre al bersaglio massimo.

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