Ora è ufficialmente finita. Davide Cassani non è più il ct della Nazionale azzurra di ciclismo su strada maschile, non è più il coordinatore di tutte le Nazionali di ciclismo e ha rifiutato l'offerta di rimanere all'interno della Federciclismo con un altro ruolo. In carica dal 2014, l'ex ct Cassani non ha accettato il fatto di essere stato - in pratica - destituito ad Olimpiadi in corso, quando dovevano ancora cominciare le gare di pista, con impegnato Filippo Ganna che sì aveva seguito i dettami anche di Cassani per la preparazione della stagione anche su pista. In Federazione, però, era tanta la delusione per non essere riusciti a prendere neanche una medaglia su strada, con gli azzurri lontani dal gruppo per la vittoria nella prova in linea e con Ganna fuori dalle medaglie nella prova a cronometro. Tanto la delusione che il Presidente Cordiano Dagnoni mandò a casa il ct Cassani prima di gustarsi il successo di Ganna e del quartetto nell'inseguimento a squadre.
Nel mentre la sfrenata ricerca di un nuovo ct e nessuna comunicazione seria per bloccare questo strappo. Il tutto quando ancora si dovevano disputare Europei - quelli di casa a Trento - e i Mondiali delle Fiandre. Insomma, troppo per Cassani che ha rispedito al mittente ogni proposta alternativa di Dagnoni. Anche perché l'offerta era di diventare Presidente della Società Ciclistica Servizi, col ruolo di promozione della bici.

Le parole di Cassani

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Ormai è cosa nota: dal 30 settembre non sono più il commissario tecnico della nazionale di ciclismo e proprio oggi ho risposto alla proposta per un nuovo incarico: essere a capo della ciclistica servizi che è qualcosa di molto importante. Lasciatemi spiegare perché non ho accettato questo incarico con un’immagine che, anche solo ricordarla, mi fa tremare i polsi e palpitare forte il cuore. Sono le pedalate di Sonny Colbrelli nella vittoriosa Roubaix. È in quel fango che copre completamente Sonny che io ritrovo tutti i motivi del mio sconfinato amore per il ciclismo. Io ero lì con Colbrelli, pedalavo con lui, stavo facendo a metà di tutto; fango e sudore, speranza e fatica… Ecco, questo è quello che amo e quello che so fare: stare con i ragazzi, essere con loro, sempre, soprattutto quando faticano, quando pedalano. Alla foratura di Gianni Moscon e alla sua caduta ho sofferto come se mi avessero dato un calcio in bocca anzi no, peggio, allo stomaco. Io sono un uomo da strada e non da scrivania, è questa essenzialmente la ragione per cui io non posso e non voglio andare contro me stesso, non posso ignorare quello che sono e soprattutto quello che non so fare. Ecco perché, pur avendo apprezzato moltissimo l’offerta interessante che mi è stata fatta, chiudo un libro per aprirne un altro che è soltanto la sua continuazione. Voglio tornare, anzi restare sulle strade con i miei ragazzi condividere con loro amarezze e delusioni, gioie e soddisfazioni. Non so cosa farò, dipenderà da quello che sarò capace di inventarmi. Di sogni ne ho ancora tanti e di certo non lascerò il ciclismo.
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Cassani ha altri obiettivi e intorno alla sua figura potrebbe nascere un progetto legato all'istituzione di una squadra italiana all'interno del circuito World Tour. Cosa che ancora non c'è purtroppo. Per il ruolo di ct, dopo i rifiuti di Gianni Bugno e Maurizio Fondriest, il favorito n° 1 è l'ex corridore Daniele Bennati che, dopo essersi ritirato, si è ritagliato negli ultimi anni un ruolo di commentatore tecnico in Rai Sport.

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