Speravamo quasi fosse uno scherzo o che ci ripensasse. Sonny Colbrelli, però, ha deciso da tempo il suo futuro e, dal 15 ottobre, non è più un corridore professionista. Una decisione inevitabile pensando a cosa gli è capitato lo scorso marzo alla Volta a Catalunya, con il corridore bresciano che ha accusato un arresto cardiaco subito dopo la volata di Sant Feliu de Guíxols. Da allora ne sono passate tante, Sonny sta meglio, ma gli è stato applicato un defibrillatore sottocutaneo, cosa che gli impedisce di fatto di esercitare una professione sportiva in Italia. L'alternativa sarebbe stata emigrare e correre solo all'estero, come Eriksen che oggi gioca tranquillamente con il Manchester United, ma Colbrelli ha fatto altre scelte. Oggi pensa alla famiglia e al futuro, perché no, ancora nel mondo del ciclismo. Noi lo speriamo e non ci resta che goderci i grandi ricordi che ci ha lasciato. Era diventato il nostro uomo delle Classiche. E non parliamo solo e soltanto del fantastico 2021 dove ha vinto praticamente tutto. Già negli anni precedenti, per vedere una bandierina italiana tra gli ordini d'arrivo delle Classiche, ci affidavamo a Sonny. Dopo i ritiri di Nibali, Valverde, Gilbert e Rebellin, un altro nome di spicco lascia l'agonismo. Buona fortuna per il tuo futuro Sonny!

Colbrelli, era diventato il nostro uomo delle Classiche

Chiederemo a Colbrelli se ha dei rimorsi dopo questo addio al ciclismo. Qualcosa che non ha fatto in tempo a vincere prima di oggi. Un po' di rimpianti, in realtà, li abbiamo noi perché Sonny era il nostro uomo delle Classiche. Forse non come Rebellin o Bettini, non era ancora arrivato a quel livello, ma poteva farcela. Un corridore partito dalla Zalf, dalla Colnago, ma che alla prima da professionista - con la Bardiani - ha subito debuttato al Giro d'Italia. Non una roba di tutti i giorni. Nel 2014 la svolta. Arriva 6° alla Sanremo vinta da Kristoff, è il primo degli italiani e, anzi, c'è un po' di rammarico perché aveva dato la sensazione di poter affondare di più il colpo in quello sprint. Ma quello è stato il punto di partenza. Il momento che ha fatto capire a Sonny che poteva diventare grande. Nella seconda parte del 2014 va a segno al Giro di Slovenia, al Giro dell'Appenino, al Memorial Marco Pantani e ancora al GP Industria & Commercio e alla Coppa Sabatini. L'anno dopo si prende il Tour du Limousin e il GP Beghelli.
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Non vince le tappe nei Grandi Giri, ma va a segno su determinati percorsi, in determinate condizioni. Il salto di qualità deve ancora arrivare, ma arriverà. Vince una Coppa Agostoni, una Coppa Sabatini (la seconda), la Tre Valli Varesine, ma ancora non ci siamo. Il vero saltello lo fa nel 2017, quando si impone alla Freccia del Brabante. Mette in fila Vakoc, Benoot e Wellens. E da lì comincia a vincere e a piazzarsi. Fa 10° al Giro delle Fiandre, altre due top 10 alla Sanremo. È sempre lì vicino nei grandi appuntamenti in attesa di sbloccarsi definitivamente. Nel 2021 la grande svolta, anche se è durata troppo poco per noi e per lui. Ma, come diceva un vecchio saggio, meglio aver amato e perso che non aver amato mai...

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E parlando di Classiche, ovviamente, nella nostra memoria resterà il pianto di Roubaix. La volata nel velodromo, il ko di Mathieu van der Poel, favoritissimo numero 1, ma anche quello di van Aert che non era riuscito ad inseguire Colbrelli km e km prima. Un successo strabiliante per il corridore bresciano che, dopo aver vinto Campionati italiani, Europei, Memorial Marco Pantani, il Benelux Tour, non si è fermato e ha vinto ancora. Alla prima in assoluto alla Roubaix. Un fatto che, ad esempio, ha stupito molti. C'era la pioggia, il vento, il fango. C'erano van der Poel, Vermeersch e Colbrelli. Un terzetto che era entrato nel velodromo in condizioni pietose. Ma la volata chi la vincerà? Ma come fa a non vincerla van der Poel hanno detto in molti... Beh, Colbrelli non era dello stesso avviso e, dopo 257,6 km, aveva ancora un po' di benzina. Sicuramente più dei suoi due rivali. Poi il pianto di liberazione, un urlo disperato, ma in realtà era un urlo di gioia. La reazione di chi aveva capito di aver scritto la storia.

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Che cosa ci ha lasciato Sonny Colbrelli

Cosa ci lascia Sonny Colbrelli? Ci lascia tante cose e non solo le vittorie che ha conquistato negli anni. Anzi, le vittorie sono soltanto un numero a completare il lavoro che il corridore bresciano ha svolto negli anni per arrivare a quel livello. Il livello dei grandi. Basti pensare che a Roubaix, c'era un certo van der Poel a sfidarlo per conquistare un 'pezzo di pietra'. Un lavoro che Colbrelli ha cominciato da lontano, dagli anni alla Zalf e alla Colnago. Non veniva considerato il più forte del gruppo, forse in pochi credevano in lui. Ma, anno dopo anno, km dopo km, Colbrelli si è fatto un nome. Prima con la Bardiani, poi alla Bahrain con i diversi titoli conquistati. Compreso una maglia tricolore e una maglia di Campione europeo. Chiaro, devi avere qualcosa dentro per vincere queste corse, ma quello che ci lascia Sonny è che, con la perseveranza e la forza di volontà, si può arrivare a determinate vette. Un altro insegnamento è quello legato alla forza della famiglia. Nessuno vietava a Colbrelli di prendere, partire, e correre solo nei Paesi in cui potesse farlo. Avrebbe continuato l'attività e avrebbe potuto continuare a vincere. Eriksen, per esempio, sta sfoderando grandi prestazioni ed è stato acquistato dal Manchester United. Ok il calciatore è un lavoro diverso dal corridore, ma il senso è quello lì. Colbrelli ha fatto altre scelte. Ha vinto quello che ha vinto. Avrebbe voluto vincere qualcosa in più, sicuramente, ma ha pensato a tanti fattori. Alla sua salute, alla sua famiglia, al voler vedere crescere i suoi figli dopo tanti anni di sacrifici. Non lascia qui il ciclismo. È finita solo una tappa per cominciarne un'altra.

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