Discutere ancora Lewis Hamilton è esercizio buono per chi abbia legittimamente in antipatia il pilota inglese. Perché i fatti confermano ogni giorno di più che Lewis è nel pantheon della storia della Formula 1 perché merita di starci, punto. Il Gp di Turchia è stato l'ennesimo capitolo epico di una storia intrinsecamente vincente, in pista e fuori. Ovvio, la imbarazzante superiorità della Mercedes ha avuto un ruolo decisivo nel raggiungimento dei record di Michael Schumacher, ma nulla accade per caso. Hamilton scelse consapevolmente la Mercedes quando la logica consigliava altro, e si era costruito quell'opzione vincendo il Mondiale in McLaren. Mentre un altro campione come Alonso sbagliava ogni scelta possibile, Lewis prendeva una direzione precisa rivelatasi poi vincente. E chi ricorda solo la Mercedes, dimentica colpevolmente le imprese in Gp2, il primo anno in Formula 1 in cui mandò dallo psicanalista proprio Alonso, i corpo a corpo del 2018 in cui fece a pezzi Vettel, quando la Ferrari non era poi così inferiore alle frecce d'argento. E tanto altro.

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Vincere per la vittoria

Poi arriva un Gp caotico e complicato come quello in Turchia e i valori vengono a galla tutti, mandando a zero le chiacchiere. A partire da quelli di Lewis, che tira fuori la gara da fuoriclasse e vince per il gusto della vittoria, senza averne bisogno e con il colpo da maestro di quasi 50 giri su un treno di gomme intermedie. Mentre l'altra astronave Mercedes finiva staccata, doppiata e umiliata fra un testa coda e l'altro. Lewis ci ha voluto mettere del suo nel week end più scorbutico per la Mercedes, per niente a suo agio già da venerdì sul rinnovato asfalto turco, e lo ha fatto. Voleva dimostrare e ha dimostrato. Perché così fanno i campioni.

Il talento emerge

E del resto l'entusiasmante gara turca ha esaltato più o meno tutti i talenti più puri della Formula 1. Sebastian Vettelè tornato a brillare per dare un degno addio alla Ferrari, ed anche Charles Leclerc, staccatissimo alla fine del primo giro, ha messo in pista una prestazione da purosangue che gli aveva permesso di rimontare fino al secondo posto. La differenza, come è normale che sia, l'ha fatta l'esperienza, e il giovane Charles ha dovuto lasciare strada ai più navigati Seb e Sergio Perez.

Certo, è mancato Max Verstappen, anch'egli giovane e anch'egli forse condizionato dai nervi: ma il suo tentativo di attacco a Perez, per quanto dissennato, mirava ad andare a prendere Stroll là davanti e vincere la gara. Criticabile, ma anche il suo talento ha brillato. Del resto non si stava giocando un Mondiale.

Lewis Hamilton e Sebastian Vettel sono stati i grandi protagonisti del GP di Turchia

Credit Foto Getty Images

I confronti interni

In questo senso è paradigmatico guardare dentro i team, e vedere come una gara del genere faccia emergere le differenze interne. Detto dei due ferraristi, per il resto i verdetti sono chiari: Hamilton strapazza Bottas; Albon evapora anche quando Verstappen gli lascia strada; l'esperto Perez rifiuta il cambio gomme e ha la meglio su Stroll; Carlos Sainz regola il baby Norris; il solido Ricciardo salva la Renault mentre Ocon si perde; senza dimenticare la gran qualifica del vecchio Kimi Raikkonen. Quando le condizioni si complicano, la qualità esce.

Il peso del pilota

Alla luce di queste considerazioni, e a dispetto di un luogo comune piuttosto consolidato, in F1 il pilota conta eccome, soprattutto nelle dinamiche interne al team. Ed è per questo motivo che le squadre calibrano con attenzione la scelta dei piloti, spesso cercando una complementarietà tecnica. Bottas resta in Mercedes perché non disturba Hamilton. In Ferrari puntano su Leclerc ma vogliono un secondo in grado di portare punti, e la scelta non poteva che cadere su Sainz o Ricciardo. L'ha avuta vinta Sainz per l'età. La stessa McLaren, perdendo Sainz, è corsa ai ripari ingaggiando l'australiano. In Racing Point cacciano Perez ma prendono Vettel. E in Red Bull restano in febbrile ricerca di un secondo che non finisca nel frullatore Verstappen e sia in grado di portare punti. Perché più punti vuol dire più soldi. E in vista di un potenziale riallineamento delle prestazioni delle macchine dal 2022, i piloti sono più che mai importanti.


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