È un Matteo Berrettini che è tornato alla grandissima dopo l'infortunio al mignolo della mano destra che l'ha costretto a star fuori per quasi tutta la stagione su terra. Il rientro, sull'erba, invece è stato formidabile, con i successi a Stoccarda, contro Murray, e quello al Queen's contro Krajinovic. Successi così importanti tali da riportare Berrettini subito nella lista dei papabili per Wimbledon. Se da un lato, Berrettini è molto soddisfatto per aver ricominciato a giocare così bene, il tennista romano torna sull'argomento dell'assenza di punti, in palio per il ranking, Wimbledon. Così ha deciso l'ATP, in contrasto con la decisione di Wimbledon e del Governo UK di non ammettere giocatori russi e bielorussi al torneo. Berrettini non è però felice perché, comunque vada, senza punti da prendere allo Slam britannico, perderà molte posizioni in classifica.

L'ATP ci doveva informare in anticipo sull'assenza dei punti

Non mi è piaciuta quella decisione e ancora non mi piace. Non credo sia molto giusto. Avrebbero dovuto almeno far sapere ai giocatori cosa stava succedendo. Nessuno ci ha chiamato. So che la situazione è complicata, che non è giusto per russi e bielorussi. Ma quando stai per prendere una decisione del genere, con conseguenze così gravi, il minimo che puoi fare è ascoltare i giocatori, informarli in anticipo. Sarebbe dovuta andare diversamente. [Berrettini all'Equipe Magazine]
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"Mi sento disarmato, alla fine cadrò in classifica"

Da un lato è motivante, dall’altro per niente. Sapere che vincere tre tornei di fila, compreso uno Slam, non basterà a impedirti di scendere dal 10° a più del 20° posto. È brutto. Ho deciso di saltare il Roland Garros, per il mio infortunio, perché non ero pronto e non ho accelerato per farcela. Se avessi saputo prima che a Wimbledon non ci sarebbero stati punti in palio, forse avrei spinto, avrei modificato il mio programma per recuperare qualche punto. Sarà difficile, ma so di poter rientrare nella top 10 perché l’ho già fatto prima. Però diciamo che mi sento disarmato. Non importa come gioco, alla fine cadrò in classifica

E dire che giocare sull'erba non piaceva a Berrettini

La risposta non era mai buona, non mi muovevo bene. Poi ho giocato in Coppa Davis contro l’India sull’erba a febbraio e mi è piaciuta molto. Mi sentivo meglio, il mio servizio funzionava con lo slice. Ho persino iniziato a pentirmi che la stagione sull’erba fosse così breve

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