Il Super Bowl LV giocato a Tampa e vinto dai Tampa Bay Buccaneers è l'apoteosi di Tom Brady, per molti il GOAT, il "Greatest of All Time", il più grande nella storia dello sport. A 43 anni, alla 21esima stagione, alla prima in una franchigia diversa dopo 20 coi New England Patriots, riesce a vincere l'ennesima sfida e a conquistare il settimo titolo in dieci finali, e il quinto premio di MVP. E' come Jordan? E' meglio di Michael Jordan? E' più longevo di LeBron James o Leo Messi o di Roger Federer? Difficile dirlo, impossibile, e per quanto mi riguarda non c'è nemmeno la voglia di dirlo perchè, pur essendo giustamente celebrato Brady, e altrettanto giustamente in vetrina ci vada il marito di Gisele Bundchen, credo vada sottolineato il fatto che quello dei Bucs per 31-9 contro i Kansas City Chiefs sia un trionfo di tutta la squadra perchè probabilmente il football americano è quello che più esalta il concetto di gioco di squadra!
Stiamo parlando di un gruppo con oltre 50 atleti che sono a loro volta suddivisi in maniera netta in altrettante squadre: l'attacco, la difesa, lo special team, ognuno con un coordinatore e altri allenatori, tutti tenuti assieme dall'head coach, figura fondamentale. Ecco perchè, pur ribadendo quanto sia leggendaria e unica la figura di Tom Brady, bisogna esaltare allo stesso modo le altre componenti dei Bucs campioni NFL per la stagione 2020.
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Tom Brady, riconosciuto GOAT anche da colleghi di altri sport come LeBron James, Serena Williams e Neymar, è stato chirurgico nella partita con tre touchdown e nessun intercetto: bravo lui, ma senza il lavoro incredibile della linea d'attacco che l'ha protetto a dovere e gli ha sempre dato tanto tempo per analizzare la difesa avversaria e agire di conseguenza, non sarebbe stato altrettanto decisivo. Poi i bersagli, sia running back, sia i ricevitori: nella gara più importante, il Super Bowl, sono venuti fuori protagonisti inattesi come Gronkowski, come Antonio Brown, come Leonard Fournette, giocatori arrivati a Tampa grazie al "reclutamento" di Brady e che fino ai playoff erano stati piuttosto anonimi, a scapito di chi c'era già ai Bucs come Mike Evans, Chris Godwin, Ronald Jones e Cameron Brate. La conoscenza dai tempi di New England tra Brady e Gronk ha fatto ancora la differenza, idem la voglia di riscatto e di rivalsa di Fournette, in versione "Playoff Lenny".
Poi la difesa, terrificante! La struttura allestita dal coordinatore Todd Bowles è stata devastante e ha stritolato la linea d'attacco dei Chiefs in un modo che raramente si era visto in Super Bowl. La pressione dei vari Pierre-Paul, Suh, David e Barrett era la chiave nei pronostici della vigilia e tale si è rivelata perchè Mahomes e l'attacco atomico di Kansas City è stato mutato fin dal primo snap. E quando c'è una difesa così solida, così dominante, capace di annientare altri grandi quarterback come Brees e Rodgers prima di Mahomes, anche il reparto offensivo prende fiducia e gioca con ancora più certezze e convinzioni.
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Soprattutto se al timone c'è uno come Tom Brady. Uno che mai in carriera è stato considerato il migliore fra i quarterback in termini di atletismo, mobilità, forza nel braccio, potenza, ma che poi alla fine si è sempre rivelato un vincente, uno che quasi mai sbaglia nelle gare che contano: 7 titoli in tutto, 4 negli ultimi sette anni, sempre negli anni pari (2014, 16, 18 e 20), un leader vero, in grado di alzare il livello di tutta la squadra. Se sei dalla parte di Tom, sai che parti un passo avanti nella corsa alla vittoria. A maggior ragione con un Brady motivato, stimolato, carico, felice, tornato a sorridere al caldo della Florida dopo che si era intristito e incupito nel gelo del New England. Ai Patriots l'ambiente era diventato freddo per lui, e non certo per il clima: andando via ha ritrovato la voglia di giocare, lo spirito, e questo si è visto da subito e per tutta la stagione, al netto del successo finale.
Infine Bruce Arians, il coach del mantra "no risk it, no biscuit", un istrione che secondo molti non avrebbe mai avuto la capacità di vincere proprio per la sua filosofia estrema, e che invece durante il percorso si è lasciato "contaminare" da Tom Brady e insieme hanno trovato il modo per far quadrare la situazione e conquistare l'obiettivo. Infatti Brady è riuscito a portare quegli elementi di gioco e di approccio che hanno reso grande Bill Belichick e i Patriots degli ultimi 20 anni, nel sistema verticale ed esplosivo di Arians, e l'esperimento ha funzionato al meglio, ben oltre le più rosee aspettative.

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Mahomes lasciato solo e il nervosismo di Mathieu

Il rovescio della medaglia è Patrick Mahomes, l'erede designato di Tom Brady, il quarterback del presente e del futuro, il campione in carica che andava alla caccia di un bis che in NFL non riesce dal 2003-2004, dai Patriots di... Tom Brady. Purtroppo il fenomeno da Texas Tech non ho potuto giocare il suo football, per la prima volta in carriera contando anche il college la sua squadra non ha segnato un touchdown (solo la terza nella storia del Super Bowl), le assenze nelle linea d'attacco sono state decisive, eppure lui è stato encomiabile, mai una lamentela, mai un segno di nervosismo, ha continuato a giocare fino alla fine da grande campione quale è, scappando dai difensori avversari e tentando lanci ai limite dell'umano che per poco non sono anche andati a segno.
Mahomes non aveva due quinti della sua offensive-line ma è stato abbandonato anche dai suoi ricevitori, sia Travis Kelce, il miglior tight end della Lega, sia Tyreek Hill, il più veloce e devastante ricevitore, senza dimenticare gli altri che sono incappati in errori e mancate ricezioni assolutamente insoliti visto come nelle ultime 2-3 stagioni i Chiefs siano stati a detta di tutti una macchina ai limiti della perfezione in attacco. E nemmeno il coaching staff è riuscito a lasciare un segno, nè Andy Reid, nè il coordinatore Bieniemy: non sono riusciti a trovare un modo per tamponare i problemi nella linea d'attacco e neanche a produrre degli aggiustamenti durante gli oltre 30' minuti dell'intervallo con la squadra già sotto 21-6 e in evidente difficoltà.
Qualcosa in questi Kansas City Chiefs non è andato fin da subito, forse la pressione, forse il fatto di essere favoriti, forse i punti di domanda legati alle assenze: certo è che i campioni in carica sono apparsi sempre "a disagio", molto nervosi, non concentrati, in difficoltà. Vero che nel primo tempo l'arbitraggio è stato fin troppo fiscale e con chiamate assolutamente inusuali per il livello dei playoff e di un Super Bowl, però soprattutto la difesa dei Chiefs è incappata in tantissime penalità e qualcuna si è rivelata decisiva per permettere ai Bucs di scavare un solco importante prima dell'intervallo.
L'immagine simbolo, insieme alla solitudine di Mahomes, è lo scontro faccia a faccia tra Brady e la safety Tyrann Mathieu: "Honey Badger" è uno dei pilastri della difesa di Kansas City, il cuore pulsante di quel reparto, purtroppo anche il più nervoso e disorientato nella notte del Super Bowl, quella che tutti attendono, il "grande ballo che ferma l'America".

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