L’Italia si addobba di rosa, è tutto pronto per il Giro. Sabato 8 maggio, Torino battezzerà la 104esima edizione della corsa e nei frenetici giorni d’avvicinamento si spendono parole sui papabili protagonisti, come da tradizione. Abbiamo parlato di Vincenzo Nibali e delle incognite che aleggiano sui suoi obiettivi dopo il recupero lampo dall’infortunio al polso. Ci siamo soffermati sul Filippo Ganna e su quanto lontano potrà portarlo il duro lavoro svolto in altura nelle scorse settimane. Abbiamo tratteggiato il profilo di uomini attesi al varco come Simon Yates, Remco Evenepoel e Egan Bernal. Stavolta, invece, è il turno di un Paese, più che di un singolo atleta: perché al via ci saranno in tutto 55 italiani e alcuni di loro, oltre a quelli già citati, hanno le carte in regola per lasciare il segno.

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Giro d'Italia
L'Albo d'oro del Giro: tutti i vincitori dal 1909 al 2021
03/05/2021 A 16:57

Un occhio alla classifica

Vincere il Giro d’Italia ti consegna alla storia, salire sul podio ti porta già in un’altra dimensione. Nelle ultime dieci edizioni soltanto Michele Scarponi, Vincenzo Nibali e Fabio Aru ne sono stati capaci per l’Italia e il nostro movimento è alla costante ricerca di qualche atleta che possa emularne le gesta. Partiamo da un presupposto: anche quest’anno non sarà facile. Ma tra coloro che hanno l’obiettivo di fare il massimo in classifica generale c’è sicuramente questo terzetto: Giulio Ciccone, Davide Formolo, Domenico Pozzovivo. Con un Nibali non al meglio, il primo dovrebbe giocarsi i gradi di capitano con Bauke Mollema nella Trek-Segafredo. Da quarto più giovane di sempre a vincere una tappa al Giro (era il 2016) alla maglia di miglior scalatore nel 2019: Ciccone ha fatto vedere guizzi importanti alla corsa rosa, ma quest’anno è chiamato ad alzare l’asticella in nome della continuità. Certo che anche lui ha avuto qualche problema nell’avvicinamento e la prima settimana sarà decisiva per definire gli obiettivi. “Parto come jolly, poi capiremo cosa fare” ha detto.

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Formolo sarà l’indiscusso uomo classifica della UAE Emirates. “Roccia” è stato due volte decimo nella graduatoria finale (nel 2017 e 2018), pur avendo sempre qualche passaggio a vuoto. Senza giornate storte può migliorare i piazzamenti ottenuti in passato, scalando ancora qualche posizione. Dell’immarcescibile Pozzovivo che dire? Il 38enne della Qhubeka-Assos parte per il suo 15esimo Giro d’Italia con la passione della prima volta (era il 2005). Nel 2020 fu undicesimo al rientro dal tremendo infortunio che sembrava aver chiuso la sua carriera. Stavolta l’obiettivo è quella top 10 finale che ha già conquistato sei volte.
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Luogotenenti

Nelle grandi corse a tappe la squadra è fondamentale e avere delle alternative più che mai prezioso. Ci sono dei corridori che non partono come capitani delle rispettive formazioni nella lotta per la rosa, ma che potrebbero dire la loro nel caso gli uomini designati dovessero marcare visita. Parliamo di gente come Damiano Caruso, Fausto Masnada e Matteo Fabbro. Il primo ha chiuso con un straordinario decimo posto l’ultimo Tour de France, e basta questo a qualificarlo. Caruso ha esperienza da vendere e sa essere grande uomo squadra, non solo quando la strada tira all’insù (vedi la volata lanciata a Colbrelli all’ultimo Romandia). Al Giro sarà il principale scudiero di Mikel Landa, proprio come alla Grande Boucle 2020. Non è detto che non possa ripetere lo stesso risultato, anzi. Masnada arriva col morale alle stelle dopo il terzo posto finale al Romandia, figlio di grande solidità in salita e di una cronometro finale da spellarsi le mani. Vero, in squadra ha due presenze ingombranti come Remco Evenepoel e Joao Almeida. Ma se sul primo rimangono dei punti di domanda dopo il lungo stop, siamo sicuri che il secondo sia più forte dell’azzurro in salita? Fabbro, insieme a Felix Grossschartner, sarà la spalla di Emanuel Buchmann. Un terzetto di grande qualità, con l’azzurro che potrebbe togliersi qualche soddisfazione personale nelle tante salite della corsa rosa.

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Battitori liberi

Nomi pesanti, in cerca di un graffio o due nell’arco delle tre settimane. Gianni Moscon è tornato alla vittoria dopo due anni e mezzo, conquistando due tappe al Tour of the Alps. Il “Trattore” di nuovo ai suoi livelli è un bene per il ciclismo italiano, che ritrova un talento purissimo. Nella Ineos 2.0, votata a tattiche di gara più spregiudicate rispetto al passato, il trentino potrebbe cercare gloria nei giorni in cui gli ordini di scuderia lo permetteranno. Spazio ce n’è. Più in sordina, sicuramente, Alberto Bettiol. In primavera ha fatto fatica, pagando una preparazione non ottimale dopo la colite ulcerosa che l’ha colpito a gennaio. Alla corsa rosa può mettersi in mostra tra una fuga e l’altra, come il compagno Ruben Guerreiro. Infine Diego Ulissi, che con il Giro ha un feeling che in pochi possiedono. Otto tappe vinte in carriera (due nel 2020) e una condizione in crescita. Ci proverà eccome.

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Volate

Chiudiamo con gli uomini-jet, che sono accorsi in gran numero a questa 104esima edizione. Per quel che ci riguarda, le ambizioni sono affidate soprattutto a Giacomo Nizzolo ed Elia Viviani. Il primo ha dichiarato che la maglia ciclamino sarà un obiettivo secondario rispetto alle vittorie di tappa, che non ancora mai ottenuto al Giro. In stagione ha vinto una volta, la Clasica di Almeria, ma ha dimostrato buona gamba soprattutto nelle Classiche del Nord. Viviani ha trovato ossigeno purissimo vincendo la Cholet-Pay de la Loire, primo successo dopo un anno e mezzo e prima affermazione in maglia Cofidis. Il veneto ha messo il circoletto rosso sulla tappa di Verona, ma le occasioni arriveranno anche prima (cinque o sei in tutto). Pronto a dare battaglia ai vari Ewan, Gaviria, Sagan, Merlier, il rientrante Groenewegen e ovviamente allo stesso Nizzolo dopo il successo del 2015 e i quattro del 2018.
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