Voto 10 e lode... Alle bici italiane (le migliori)

Dopo la Colnago di Pogacar e la Pinarello di Geoghegan Hart, si aggiunge un'altra bici italiana sul trono dei Grandi Giri: è la Bianchi di Primoz Roglic. Tutti i corridori che quest'anno hanno vinto una grande corsa a tappe montavano in sella ad una bicicletta italiana. Un tris di tutto rispetto, segno che l'Italia c'è ancora nel mondo del ciclismo. Anche se solo con le casa produttrici di biciclette. A fine Vuelta, Primoz Roglic ha voluto celebrare la sua Bianchi con la quale ha vinto la tre settimane spagnola. Un tributo a una bicicletta che forse non avrà più, visto che la Jumbo Visma potrebbe passare alla Cervélo nel 2021.

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09/11/2020 A 07:48

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Voto 10... A Roglic che si piega ma non si spezza

Se andiamo a sommare quanto fatto nel 2020, è stato il dominatore della stagione. Anche se ha perso in modo rocambolesco il Tour. Si è rifatto prima vincendo la Liegi-Bastogne-Liegi, poi andandosi a riprendere la Vuelta che aveva già conquistato l'anno precedente. La condizione fisica non era la stessa del Tour, ma è stato più aggressivo e più attaccante. Basta vedere le tappe vinte: 4, non si è infatti limitato alla solita cronometro. Ha vinto la prima tappa, ha vinto in salita, ha vinto addirittura su una rampa che sembrava fatta apposta per i velocisti non puri. Ha fatto di tutto per guadagnare ogni secondo disponibile, sapendo che avrebbe potuto pagare qualcosa sulle grandi salite. Ha perso del tempo con una mantellina ma, nel complesso, si è sempre gestito alla perfezione. Ha utilizzato la testa ed è stato il fattore decisivo per vincere la Vuelta.

ROGLIC VINCE LA VUELTA: SUCCESSO MERITATO?

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Che scatto di Roglic! Rivivi la sua 10a vittoria stagionale

Voto 9... A Carthy e Gaudu: da gregari a protagonisti

Partire come gregario e diventare protagonista in un Grande Giro? Abbiamo visto proprio al Giro d'Italia come sia possibile farlo, con la vittoria della maglia rosa da parte di Geoghegan Hart. Ma il 'giochetto' non riesce a tutti. Eppure ce l'ha fatta anche Hugh Carthy quando si è ritrovato a tenere alta la bandiera dell'Education First dopo il ritiro pressoché immediato di Daniel Martínez. E il britannico non se l'è cavata affatto male, considerando che il suo miglior piazzamento finora era un 11° posto al Tour de France 2019. Il 26enne di Preston è invece andato molto forte, con un'azione ad Aramón Formigal e la vittoria sull'Angliru. Alla fine il podio è un grandissimo risultato: Daniel Martínez ce l'avrebbe fatta?

L'Angliru è di Carthy! Rivivi il suo arrivo

Poi c'è Gaudu che ha avuto un destino simile, ma con epilogo differente. All'abbandono di Pinot è toccato al classe '96, che non si è tirato indietro ed è partito in fuga in più di un'occasione per vincere delle tappe di montagna. Missione compiuta e ha portato a casa due scalpi d'eccezione: l'arrivo alla Farrapona e quello sull'Alto de la Covatilla, l'ultima salita della Vuelta.

Tra Roglic e Carapaz vince Gaudu: rivivi l'arrivo

Voto 8... A Carapaz che ci ha provato

È lo sconfitto di questa Vuelta, ma può uscire a testa alta. Sì ,perché ha cercato di rendere la vita dura a Roglic e, da questo punto di vista, lo sloveno si è dovuto letteralmente sudare le 7 camicie per vincere la maglia roja. Certo, Carapaz avrebbe potuto attaccare prima in alcune tappe e non portare in carrozza Roglic, ma senza squadra era davvero dura far saltare il banco. Ha dato comunque dimostrazione di poter competere ad alti livelli: la vittoria al Giro 2019 non è stata casuale.

Il momento decisivo: Carapaz scatta, Roglic si gestisce

Voto 7... Al redivivo Mattia Cattaneo

Un solo italiano è arrivato a Madrid. Un disastro comunque annunciato visto che da Irun ne erano partiti solo 5. Niente vittorie azzurre, ma Mattia Cattaneo ha fatto il diavolo a quattro con tre tentativi di fuga uno più bello dell'altro. Sì, perché è andato all'attacco nella tappa con arrivo ad Aramón Formigal, ha fatto lo stesso nella tappa dell'Angliru e ha sfiorato l'impresa nella frazione più lunga della Vuelta, venendo ripreso a 3,5 km dal traguardo. Se non è stato lui il supercombattivo... Ha anche trovato un prezioso 6° posto nell'unica cronometro affrontata e ha chiuso la Vuelta con un 17° posto nella generale. Suo miglior risultato di sempre. Il passo indietro all'Androni è servito, quello in avanti alla Deceuninck Quick Step gli ha ridato grande fiducia.

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Voto 6... Al futuro di Vlasov

Il suo avvio di Vuelta non è stato proprio da ricordare anche se ha delle attenuanti, non essendosi allenato dopo il ritiro dal Giro. Il corridore russo ha però fatto vedere di possedere grandi qualità in salita. Qualche scatto qua e là e una grande prestazione sull'Angliru (2° in quel giorno). Deve ancora a sapersi gestire e imparare il timing perfetto per scattare. È però uscito dalla top 10 della generale.

Enric Mas, Carapaz, Vlasov, Roglic - Vuelta 2020, stage 17 - Getty Images

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Voto 5... Alla (piccola) delusione Sam Bennett

Aveva vinto la maglia verde del Tour e ci aspettavamo facesse sfracelli alla Vuelta, considerando che il parterre della cosa spagnola era meno brillante. Invece, sulle quattro volate di gruppo che si sono viste in Spagna, l'irlandese ne ha vinta solo una. Ha dato una testata ad un avversario prima della seconda volata, si è staccato su un dentello nel giorno del terzo sprint ed è partito troppo tardi a Madrid. Non ci siamo, per uno che ci ha abituati ad altro. Sam Bennett, inoltre, si era fatto la reputazione di corridore che sapesse tenere su certe pendenze (l'anno scorso era il favorito per il Mondiale). Così non è stato al Tour, ancora peggio alla Vuelta dove ha rischiato di finire fuori tempo massimo in diverse occasioni.

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Voto 4... Ad una Ineos Grenadiers non competitiva

Dicevamo in precedenza della caparbietà mostrata da Carapaz, ma l'ecuadoriano si è mosso praticamente senza squadra. È vero, lo squadrone ce l'aveva Geraint Thomas al Giro (poi sostituito da Geoghegan Hart), ma alla Vuelta davvero poca cosa. Non fosse stato per Amador, Carapaz sarebbe rimasto solo già da metà tappa in poi nelle giornata importanti. Stoico e generoso Froome, ma fino ad una certa misura non si spingeva, grande delusione invece Golas e Rivera che sono saltati prima del tempo. E grande delusione per Sosa che non ha mai tenuto il passo in salita. Non c'era qualcuno di meglio? Io Rowe, Sivakov e Kwiatkowski me li sarei portati dietro.

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Voto 3... Ad un Enric Mas ancora acerbo

Come al Tour de France, anche alla Vuelta ha chiuso al 5° posto. Ma se il piazzamento del Tour è sicuramente incoraggiante, non lo è quello della Vuelta dove sarebbe dovuto andare più forte. La sua Movistar ci ha provato (a volte in modo confusionario per carità), ma a Mas sono proprio mancate le gambe e a volta la testa. E dire che i numeri per diventare grande ce li avrebbe eccome.

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Voto 2... Ad Aranburu e ai velocisti (non puri) della Vuelta

Contrariamente a Giro e Tour, la conformazione della Vuelta si presta ad arrivi favorevoli a quei velocisti definiti non puri. Beh che fine hanno fatto? In Spagna non si sono visti. Possiamo citare appunto Aranburu che è entrato in un paio di fughe senza combinare niente, ma non si salvano da questa lista anche gente come Valgren, Dion Smith, Terpstra, Aberasturi ecc. Qualcuno li ha visti?

Voto 1... Alle (grandi) delusioni Chaves, Pinot, Dumoulin

La Vuelta era una sorta di esame di riparazione per alcuni. Esteban Chaves ha pagato già sulle minime difficoltà ed è bastato forare su una salita per perdere il suo sorriso. Il colombiano è finito ad oltre un'ora da Roglic. Perché ostinarsi a fare classifica generale dopo gli ultimi risultati? Sono lontani i tempi dove fece 2° dietro a Nibali al Giro 2016. Per non parlare del mal di schiena di Pinot che è assalito da mesi ormai da questo problema, senza decidersi di mettere un freno alla propria stagione (e capire i reali obiettivi in questa seconda parte di carriera). Ha deluso e tanto anche Dumoulin. Non aveva la giusta condizione per fare classifica generale, ma non poteva aiutare Roglic per la maglia roja? Sarebbe stato molto utile in salita.

Tom Dumoulin, Team Jumbo-Visma

Credit Foto Getty Images

Voto 0... A chi non vuole ascoltare i corridori

E vai di polemiche. Ce n'è stata un'altra alla Vuelta, riprendendo il tema analizzato al Giro durante la Morbegno-Asti che è diventata Abbiategrasso-Asti. L'oggetto della discordia è sempre la lunghezza delle tappe, specialmente nell'ultima settimana di un Grande Giro. Ci ricordiamo ancora le immagini di Adam Hansen che chiedeva a Vegni la riduzione della tappa in nome del Sindacato internazionale del ciclismo. Qui alla Vuelta ci ha provato Enric Mas a sollevare la problematica dopo la tappa di Puebla de Sanabria (la più lunga di questa edizione), ma è stato zittito costringendolo a ritrattare.

Io sono dell’idea che così tanti km in tappe di Grandi Giri non siano necessari. L’organizzazione però ha deciso di metterli e abbiamo dovuto passare questa giornata per guardare alle prossime [Enric Mas dopo Puebla de Sanabria ].

Queste le parole di Enric Mas dopo i 230,8 km che non avevano prodotto nessun cambiamento in classifica generale. Lo spagnolo si è chiesto: cosa le facciamo a fare le tappe lunghe che non ribaltano nulla? Se lo dicesse solo Mas... Cominciano a dirlo tanti corridori, come Davide Cimolai che quel giorno tra Hansen e Vegni c'era. Gli attori principali del ciclismo sono i corridori e sarebbe il caso di ascoltarli di tanto in tanto.

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