Con le sgommate sul rettilineo di Abu Dhabi, il malinconico addio di Sebastian Vettel, il 15° successo stagionale di un Verstappen ‘cannibale’ e la soddisfazione di Leclerc e della Ferrari per la conquista del secondo posto nel Mondiale Piloti e Costruttori, si è chiuso il 2022 della Formula 1. Come sempre a questo punto della stagione è tempo di tracciare un bilancio di un’annata in cui la Red Bull e Super Max Verstappen hanno fatto il bello e il cattivo tempo, portandosi a casa il secondo titolo addirittura con 4 gare d’anticipo, la Ferrari ha dato segnali di ripresa ma ha avuto anche qualche battuta d’arresto inopinata dopo un avvio di stagione che lasciava presagire addirittura l’assalto alla corona iridata, una Mercedes al di sotto delle aspettative e molto altro. Dunque è tempo di tirare le somme e stilare il Pagellone dell'annata appena andata in archivio. Promossi e bocciati della stagione Formula 1.

RED BULL: VOTO 10

Le ombre sullo sforamento del budget cap - e quelle sulla sanzione decisa dalla Fia - restano tutte lì, con un danno d'immagine non da poco per il team come per la Formula 1. Ma si tratta del 2021, e in attesa che i revisori dei conti facciano il loro lavoro sul 2022, il giudizio tecnico sulla stagione appena conclusa non può che essere eccellente. Perché una volta di più il genio di Adrian Newey ha saputo interpretare meglio di tutti le novità regolamentari, come si era intuito già dai primissimi test invernali. Il tirocinio del progettista britannico nella F1 degli anni '80 - l'ultima a effetto suolo - ha evidentemente avuto il suo peso, perché la RB-16 è stata da subito l'unica macchina a non soffrire minimamente dell'indesiderato e inaspettato effetto porpoising, che ha invece parecchio condizionato i competitors. La Mercedes ha dovuto attendere la famigerata direttiva 039 per smettere di fare i conti col saltellamento e sviluppare a dovere la monoposto, la Ferrari al contrario è andata in sofferenza quando sono cambiati i parametri di controllo ed è stata costretta ad alzare la macchina da terra. In casa Red Bull nessun problema di questo tipo, ma solo la necessità di una cura dimagrante per ridurre progressivamente il peso della vettura e prendere il volo in estate, grazie ad una gestione gomme sempre migliore. La comprovata abilità nella gestione delle strategie e dei pit stop unita a una politica totalmente verstappencentrica, che semplifica le scelte, hanno fatto il resto. L'ultimo team a vincere col vecchio regolamento e il primo a vincere con quello nuovo. Tanto basta.
Formula 1
🏎 Ferrari, in F1 la stabilità paga: Binotto va aiutato, non rimosso
21/11/2022 ALLE 08:49
MAX VERSTAPPEN: VOTO 10 - Campione del Mondo con ampio anticipo e a sua volta trionfatore in due F1 profondamente diverse, è ormai fenomeno in grado di potersi porre qualunque traguardo. Praticamente azzerati gli errori, ampliata la visione di corsa, affinata ulteriormente la capacità di fare la differenza quando è il momento; è Max il valore aggiunto di un team perfetto. Unico, fisiologico difetto: la scarsa capacità di creare empatia col compagno di squadra, chiunque esso sia. Ma fin qui, dell'aiuto dei compagni, ha avuto ben poco bisogno, checché ne dica Perez.

Verstappen: "Vincere Mondiale a Suzuka speciale. Stagione impressionante"

SERGIO PEREZ: VOTO 6 - Sufficienza piena per aver fatto la sua parte nel mondiale Costruttori - che è ciò che gli chiede la squadra - e per le due vittorie stagionali, di cui una memorabile a Montecarlo. L'altra faccia della medaglia è il distacco sempre abissale da Verstappen, sono le troppe prestazioni balbettanti nell'arco delle 23 gare, è la sconfitta finale da Leclerc nella corsa al 2° posto.

Max Verstappen insieme a Sergio Perez (Red Bull) dopo il GP di Abu Dhabi

Credit Foto Getty Images

FERRARI: VOTO 6

La perfetta media fra l'8 che merita per un progetto che ha fatto segnare uno dei più notevoli salti prestazionali fra una stagione e l'altra, e il 4 per la complicata (eufemismo) gestione degli sviluppi e delle strategie al muretto durante l'anno. Chiaro che dopo le prime gare l'asticella delle attese si era parecchio alzata, così l'incedere della stagione si è tramutato fatalmente in un pozzo di delusione. La sconfitta politica sulla direttiva 039, per quanto maldestramente smentita a più riprese da Binotto, certifica che la Ferrari conserva un peso storico e quindi economico, ma non sui tavoli tecnici decisivi. Gli sviluppi sulla macchina sono stati al solito deludenti, e troppe volte le scelte strategiche si sono rivelate letali (Monaco, Silverstone, Budapest sono tre vittorie gettate letteralmente alle ortiche, San Paolo in Q3 un azzardo senza alcuna logica). La crescita lato squadra è imprescindibile per puntare davvero in alto, Red Bull e Mercedes sono un gradino sopra. Non va però gettata l'acqua sporca insieme al bambino: nell'anno del cambio di regolamento, Maranello ha comunque centrato quello che era l'obiettivo iniziale: tornare a giocarsela davanti e vincere delle gare. Poi si è persa per strada, ma il balzo in avanti resta, e con pochi eguali negli anni recenti. La base per il quadriennio è valida, ora va fatto il salto di qualità definitivo.
CHARLES LECLERC: VOTO 8 - Non sono mancati gli errori, Imola e Francia su tutti, che fanno parte del suo temperamento in cui spesso la voglia prevale sul sangue freddo. Ma Charles è questo, prendere o lasciare. E per una completa maturazione tecnica avrebbe forse bisogno davvero di un ambiente che punta tutto e solo su di lui. Le nove pole position e il 2° posto nella classifica finale, davanti a una Red Bull, certificano comunque lo spessore del campione. Manca un ultimo gradino, a lui e alla Ferrari.
CARLOS SAINZ: VOTO 6,5 - A differenza che nel 2021, quando si era trovato bene fin da subito sulla macchina ed aveva addirittura chiuso la stagione con più punti di Leclerc, quest'anno ha fatto parecchia fatica ad adattarsi al nuovo corso della F1, arrancando fino almeno a metà stagione prima di riuscire ad adattare il proprio stile di guida alla F1-75. Anno di transizione, con l'acuto della prima vittoria in carriera a Silverstone. Ma per Leclerc non sarà probabilmente mai facile prendersi il ruolo di prima guida.

La foto celebrativa della Ferrari durante il GP di Abu Dhabi, Imago

Credit Foto Imago

MERCEDES: VOTO 6

Discorso specularmente opposto rispetto alla Ferrari: 4 per un progetto ardito ma sbagliato e 8 per la reazione, con l'aiutino della direttiva 039, che da Spa in avanti ha finalmente permesso agli uomini di Toto Wolff di lavorare sulla macchina per estrarre la prestazione e non per tenere sotto controllo il maledetto porpoising. L'omaggiatissima W16 senza pance si è dimostrata una macchina troppo critica per gli obiettivi che si era data, e stando a Toto Wolff la filosofia progettuale della macchina dell'anno prossimo tornerà a seguire un approccio più razionale. Tuttavia l'impetuoso recupero nel finale di stagione, culminato nella doppietta a San Paolo con la prima vittoria in carriera di George Russell, toglie il sonno agli avversari: se a Brackley sono riusciti a rimontare fino al vertice con una macchina sbagliata, nel 2023 la Mercedes può tornare davvero a fare paura.
GEORGE RUSSELL: VOTO 9 - C'è poco da dire, il giovanotto di King's Lynn ha fatto vedere i sorci verdi a Sua Maestà Lewis Hamilton. Che ha dovuto inseguirlo per tutta la prima parte di stagione, ingoiare il rospo di vederlo centrare il primo e unico successo stagionale della Mercedes, e perfino finirgli alle spalle nella classifica finale. Quando la macchina faticava, George ha saputo massimizzare i punti con una consistenza da professore, quando la W16 è cresciuta ha saputo essere coraggioso e vincente a partire dal doppio successo nella Sprint Race e nel Gp in Brasile. Del resto, che fosse della pasta giusta, lo si era capito quando sostituì proprio Hamilton al volante della Mercedes nel 2020 in Bahrain. Orizzonti di gloria.
LEWIS HAMILTON: VOTO 5,5 - L'acuto del campione c'è stato in più di un'occasione, la classe è intatta e nel 2023 tornerà ad avere la 'fame' che può essere venuta a mancare in questi ultimi anni. Ma la valutazione non può non risentire del confronto con Russell, da cui è uscito oggettivamente battuto sotto tutti i punti di vista. E dopo 15 stagioni consecutive con almeno una vittoria portata a casa, Lewis è rimasto a bocca asciutta.

George Russell insieme a Lewis Hamilton

Credit Foto Getty Images

ALPINE: VOTO 8

Si aggiudica il Mondiale "degli altri", cioè alle spalle di Red Bull, Ferrari e Mercedes e davanti alla McLaren. Peraltro con un discreto numero di ritiri per problemi di affidabilità, altrimenti il bilancio sarebbe potuto essere persino migliore. La prestazione c'è, la gestione del team un po' meno: il caso Piastri ha scottato la squadra e Fernando Alonso, che se n'è andato a gambe levate. E per l'anno prossimo andrà fatto qualcosa per evitare assurdi scontri fratricidi Ocon-Gasly come quelli che si sono verificati fra Ocon e Alonso.
ESTEBAN OCON: VOTO 6,5 - L'8° posto finale in classifica è meritorio, ma la stagione lo ha visto attraversare diversi passaggi a vuoto e ostentare la solita spigolosità in pista nei confronti del compagno di squadra. Da rivedere l'anno prossimo in squadra con Gasly in un team totalmente francese.
FERNANDO ALONSO: VOTO 7,5 - Chiude dietro Ocon nella classifica finale, ma i cinque ritiri per problemi tecnici pesano parecchio sui suoi numeri, che non restituiscono il grande Mondiale di Fernando. Uno dei migliori della sua carriera, a sua stessa detta. Talento, rabbia agonistica e visione di gara sono ancora al massimo, chissà se sarà un buon affare lasciare la quarta forza in campo per passare in Aston Martin.

McLAREN: VOTO 6

Il 5° posto dietro l'Alpine è un boccone parecchio amaro da ingoiare, peraltro nell'anno in cui il team di Woking puntava a inserirsi, almeno episodicamente, fra i top team. Da considerare però che l'apporto in termini di punti è stato quasi completamente sulle spalle di Norris, la crisi tecnica di Ricciardo ha impedito di giocarsela fino in fondo. Con la coppia giovane e frizzante Norris-Piastri su una macchina che parte da una discreta base tecnica, il 2023 promette di essere migliore.
LANDO NORRIS: VOTO 7,5 - E' l'unico ad andare sopra quota 100 fra i piloti che non guidano per i tre top team, ed è stato spesso e volentieri il primo ad inseguirli. Con lo sfizio di due giri più veloci in gara nell'arco della stagione. Ha nel piede le prestazioni di Verstappen, Leclerc e Russell, con cui ha spesso battagliato alla pari prima della F1. Non delude mai.
DANIEL RICCIARDO: VOTO 3 - Si è spenta la luce, e con essa il sorriso, e non è facile capire perché: prima si è parlato della necessità di cambio di stile di guida tra Renault e McLaren, poi si è cercato il motivo delle difficoltà dell'australiano nel cambio di paradigma tecnico col ritorno dell'effetto suolo. Sta di fatto che gli ultimi due anni, lampo Monza a parte, sono stati disastrosi, un crepuscolo senza fine, difficile da spiegare per un pilota che pochi mesi fa veniva affiancato ai pretendenti al titolo. Disperso. E il rientro in Red Bull da terzo pilota sembra più una resa che un modo per ripartire.

ALFA ROMEO: VOTO 7

Con le premesse del 2021, il 6° posto finale è risultato di tutto rispetto. Ottima la prima parte di stagione, deficitaria l'estate, buon finale con qualche decisivo piazzamento a punti. Azzeccata anche la scelta di affiancare un pilota d'esperienza come Bottas al rookie cinese Zhou. Il futuro però rischia di essere nebuloso: Vasseur è al centro di diverse voci, l'accordo fra Sauber e Alfa Romeo, e con lui i motori Ferrari, non durerà a lungo.
VALTTERI BOTTAS: VOTO 7 - Alti e bassi, e uno strano letargo estivo che ha fatto dimenticare la gran prima parte di stagione. Conti alla mano però è il primo fra i piloti da centro griglia in giù, e fondamentale per il 6° posto del team nel Costruttori.
GUANYOU ZHOU: VOTO 5 - Prima stagione in F1 di cui si ricorderà praticamente solo il botto a testa in giù a Silverstone. L'anno da rookie gli servirà, a sprazzi è riuscito a dimostrare di poter essere veloce e non solo uno con degli sponsor alle spalle. La maggiore esperienza farà certamente da supporto al talento. Resta però che i suoi 6 punti contro i 47 di Bottas danno la misura di chi abbia fatto cosa in Alfa.

Frederic Vasseur, il team principal che secondo i rumors - poi smentiti - avrebbe dovuto sostituire Binotto insieme a Valtteri Bottas

Credit Foto Imago

ASTON MARTIN: VOTO 6

Stagione con alti e bassi, specie per la differenza di prestazioni spesso emersa fra qualifiche e gara. Sul piano tecnico, però, quello di Mr. Stroll resta uno dei team più vivaci (parecchio osservate dagli altri le soluzioni portate in pista nei vari step di sviluppo), e probabilmente il meglio deve ancora arrivare, perché uno come Fernando Alonso avrà avuto le sue buone garanzie prima di firmare.
SEBASTIAN VETTEL: VOTO 7 - Manca fisiologicamente la cattiveria dei bei tempi, ma gli sprazzi di luce no. Soprattutto in gare complicate su piste tecniche. Un'uscita di scena pienamente dignitosa, con in tasca più del doppio dei punti del compagno nonché padrone di squadra.
LANCE STROLL: VOTO 5 - Il pilota sembra delineato: qualche lampo su tracciati particolarmente veloci o su pista bagnata, ma sostanzialmente inconsistente sulla distanza di oltre venti gare stagionali. E pericoloso per compagno e avversari in più di un'occasione.

HAAS: VOTO 5,5

Ha perso nettamente lo scontro diretto con la 'cugina' Alfa Romeo, parimenti motorizzata Ferrari, ma al team americano non manca qualche attenuante: a partire dal munifico sponsor russo perso a inizio stagione, per proseguire col continuo casting alla ricerca del secondo pilota, concluso infine col richiamo di Nico Hulkenberg in vista del 2023. Con maggiore stabilità tecnica ed economica, è un team con margini di crescita.
KEVIN MAGNUSSEN: VOTO 7 - Cacciato tre anni fa in malo modo da Haas, è tornato da salvatore della patria. Si è guadagnato il rinnovo di contratto e la relativa stabilità già nella prima parte di stagione, per finire col botto con la straordinaria pole position di San Paolo. Chiude 13° nella classifica finale, mettendosene alle spalle parecchi. Chapeau.
MICK SCHUMACHER: VOTO 4,5 - Paga non tanto la prestazione, spesso al livello di quella del compagno, quanto la scarsa capacità di concretizzare e i troppi incidenti pesanti, nell'era in cui il budget cap morde anche sul conto dei danni. Ripartirà da terzo in Mercedes, ma l'orizzonte F1 sembra difficile da riaprire.

L'amarezza di Mick Schumacher la sua esperienza in F1 per ora è durata solo due anni

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ALPHA TAURI: VOTO 4

Un'involuzione preoccupante rispetto al 2021, anche perché il motore ex Honda ha dimostrato sulla Red Bull di essere tutt'altro che un punto debole. Probabile che il team di Faenza abbia interpretato meno bene di altri il cambio di regolamento tecnico, certo è che la lotta a centro gruppo è divenuta un miraggio presto, troppo presto. Urge rimettersi in carreggiata.
PIERRE GASLY: VOTO 4 - E' calata la macchina, ma è anche sparito il milanese di Francia, che una volta definito l'addio a fine stagione al mondo Red Bull si è letteralmente eclissato. Vacanza d'autunno.
YUKI TSUNODA: VOTO 5 - Nel finale di stagione si mette alle spalle l'evanescente Gasly, ma al secondo anno in F1 l'apporto concreto è ancora scarso.

Gasly furibondo: "Cosa ci faceva quel trattore in pista?"

WILLIAMS: VOTO 3

Una macchina che ha trovato un minimo di prestazione solo sul veloce, avendo una discreta efficienza aerodinamica, ma che ha faticato a tenere il passo degli altri in tutte le altre condizioni. E senza il talento di Albon difficilmente sarebbero arrivati i (pochi) punti in classifica. Certo, i problemi economici dell'ultimo quinquennio hanno inciso, ma fa davvero tristezza vedere costantemente in fondo alla griglia una macchina che ha contribuito a fare la storia delle corse. Ora che il bilancio è risanato, si può e si deve fare a meno di piloti paganti ma tecnicamente non all'altezza come Latifi.
ALEXANDER ALBON: VOTO 7 - Gli unici lampi stagionali portano la sua firma, insieme a quella di De Vries a Monza. Merita una macchina di Formula 1 degna di questo nome.
NICHOLAS LATIFI: VOTO 2 - Dicono che il fatale (per Hamilton) incidente dello scorso anno ad Abu Dhabi, e la conseguente gogna, gli abbiano tagliato le gambe, tanto da indurlo a rinunciare alla F1 nonostante una dote che gli garantirebbe un sedile. Certo quest'anno è stato autentico turista, lontanissimo dal livello richiesto. Oblio.

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