176 corridori e 22 squadre. Non potevamo dare a tutti un voto, ma abbiamo provato a segnalare i protagonisti dell'edizione 105. Come non lodare quanto fatto da Mathieu van der Poel? Sempre in fuga, sempre all'attacco, vincitore della tappa inaugurale è stato il vero personaggio di questo Giro. C'era chi andava in strada solo per vedere le sue impennate. Voti altissimi per i vincitori delle classifiche, da Démare che si riscatta dopo un 2021 molto buio, a Bouwman che è una delle grandi sorprese di questa edizione. E, soprattutto, Jai Hindley. Aveva solo sfiorato la vittoria al Giro 2020, beffato da Geoghegan Hart a crono. Questa volta si è vendicato degli Ineos, battendo nientedimeno che Carapaz, già vincitore del Giro in passato. Una bella rivincita per Jai, primo australiano a vincere il Giro, ma 'mezzo' italiano per i suoi trascorsi in Abruzzo dove è cresciuto come corridore. E gli italiani? Abbiamo dovuto aspettare un po' per vedere le vittorie, ma poi sono arrivate con ragazzi giovani che ci fanno ben sperare. Covi e Oldani hanno un futuro da Classiche. C'è Sobrero per le cronometro e Dainese per le volate. E per la classifica? Purtroppo lì dovremo aspettare, proprio ora che siamo costretti a salutare un grande Vincenzo Nibali. È stato il suo ultimo Giro d'Italia, ma lui ha dato davvero tutto entusiasmando - ancora una volta - il pubblico.
Avviso ai naviganti: il voto non viene dato solo in base al piazzamento in classifica generale. Come parametri ci sono anche le vittorie di tappa, i piazzamenti, i tentativi, lo stato di forma, la completezza della squadra, le premesse iniziali, ecc ecc.

Calendario e Risultati

Giro d'Italia
Chi è Oldani? Il ragazzo da Classiche che studia da van der Poel
20/05/2022 A 10:30
Startlist, ritirati e squalificati | Il montepremi | Percorso, calendario e risultati del Giro
HINDLEY HA MERITATO DI VINCERE IL GIRO?

Voto 10... Al personaggio van der Poel

Che dire. Grazie Giro di averci portato Mathieu van der Poel. Questo era solo il secondo Grande Giro per VDP che sembrava non essere interessato, fino allo scorso anno, alle corse a tappe. L'uomo delle Classiche, del ciclocross e della Mountain bike, è stato però il vero personaggio di questo Giro d'Italia. Alla prima tappa boom: vittoria a Visegrád e maglia rosa portata indosso per tre giorni. Ha sfiorato il bis a cronometro e ci ha provato ancora anche in tappe non proprio vicine alle sue caratteristiche. Ma lui è van der Poel e ci può provare anche nel tappone di Lavarone, dove non è andato tanto lontano alla vittoria. Sempre all'attacco, sempre in fuga, anche in sostegno dei suoi compagni di squadra. Ricordate a Genova per Oldani? Ha tirato anche la volata a Mareczko, insomma un tuttofare. E ha continuato ad essere personaggio anche nelle tappe in cui è stato meno attivo. Sulle salite del Mortirolo o della Marmolada era lì ad impennare. La corsa era finita da 40 minuti e più, ma la gente era rimasta sulla strada solo per aspettare il suo passaggio. E peccato non aver visto il duello con Girmay fino alla fine. Girmay altro personaggio di questo Giro, capace di vincere una grande tappa a Jesi. Bravo anche a lui. Ps: van der Poel è stato inoltre premiato come supercombattivo di questo Giro. Meritato.

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Voto 9... Alla rivincita di Hindley, a Démare e Bouwman

Nel 2020 aveva perso un Giro solo per una cronometro. Geoghegan Hart era stato davvero il più forte quella volta? Di sicuro aveva avuto il gregario più forte in salita (uno stellare Rohan Dennis). Ma da allora Hindley non si era più rialzato. Il 2021 è stato un anno orribile per l'australiano che neanche riusciva a finire le corse che disputava. Al Giro si era ritirato, alla Vuelta neanche l'avevano portato perché non andava. Sembrava essere finito in una sorte di spirale negativa. Nel 2022 il cambio di squadra, ma ancora i risultati non arrivavano. Al Giro però la trasformazione. Qui aveva un conto in sospeso e ha stupito anche lui per autorità in squadra. Il capitano era Kelderman, c'era Buchmann, c'era Kämna che andava per i fatti suoi, ma al momento del dunque ha chiesto alla squadra di fare un lavoro importante per lui. C'era da vincere un Giro e tutti hanno seguito la stessa strada, con l'australiano che ha concretizzato il tutto con l'azione sul Fedaia a mandare fuori giri Carapaz. Ha anche 'vinto' la maledizione a cronometro, conquistando così un Giro meritato (ha vinto anche la tappa del Blockhaus). Da oggi entra in una nuova dimensione.

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Da 9 pieno anche gli altri due leader di questo Giro. Arnaud Démare che è tornato finalmente ai livelli del 2020. 3 volate vinte su 5 e la vittoria nella classifica a punti, mai in discussione in realtà. È stato il signore delle volate e complimenti anche alla compattezza della Groupama-FDJ che ha sempre un treno di qualità. Ma bravissimo anche a Koen Bouwman, una delle sorprese di questo Giro. Un Giro che era cominciato, in casa Jumbo Visma, col tentativo di far classifica con Dumoulin. Il neerlandese è naufragato e non è stato sostituito da Foss e Oomen che non sono riusciti a far classifica. Spazio quindi alle “seconde linee”. Seconde mica tanto perché Leemreize e Eenkhoorn hanno fatto molto bene, fino a Bouwman che ha vinto la classifica scalatori e due tappe. Jumbo sempre brava a reinventarsi come l'anno scorso al Tour.

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Voto 8... Ai giovani italiani

Abbiamo sofferto tanto in realtà. Per le prime 10 tappe nessun italiano aveva vinto una tappa. C'era lo spauracchio di finire come nel 2017 (un solo successo quella volta), ma poi sono arrivati i giovani. Alberto Dainese in volata a Reggio Emilia, Stefano Oldani in fuga a Genova, Alessandro Covi in salita alla Marmolada e Matteo Sobrero nella cronometro di Verona. Tutti ragazzi alle prime esperienze che però hanno ottenuto tanto in questo Giro. Sono loro il nostro futuro e siamo convinti che faranno molto bene nei prossimi anni. Ci manca solo l'uomo per poter fare classifica generale, anche se questo non è un dettaglio da poco conto. Ci mettiamo anche Ciccone nei giovani? Forse, il discorso classifica generale è da abbandonare. Quando è andato all'attacco e ha fatto vedere le sue qualità. Vedi la tappa di Cogne. Che continui a seguire la vecchia via per tornare ad essere un vincente.

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Voto 7... Al saluto di Nibali e alla freschezza di López

Un bravo allo Squalo. Il suo Giro doveva essere all'attacco, alla ricerca della vittoria di tappa. Non c'è riuscito, ma esce da questa tre-settimane con un insperato 4° posto in classifica generale. Era dal 2019, infatti, che non arriva così in alto in un Grande Giro. Vincenzo Nibali ci ha provato a far di più, a vincere quella fatidica tappa prima del ritiro, ma gli avversari sono stati più bravi di lui. Lui l'impegno ce l'ha messo per onorare fino in fondo il Giro. E l'ha onorato.

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E bravo anche al giovane López. No, non parliamo del compagno di Nibali, Miguel Ángel, ma di Juan Pedro López della Trek Segafredo. Lo spagnolo era partito come gregario di Ciccone e si è ritrovato in maglia rosa. L'ha portata con autorità e bravura per 10 giorni, poi si è messo a fare la classifica dei giovani portando a casa la maglia bianca (primo spagnolo nella storia del Giro). A colpire è stata proprio la sua capacità di condurre il gruppo quando era in rosa. Dettava i tempi ed era lui a decidere se la fuga poteva andare o no. Chiude col 10° posto nella generale. Può fare classifica nel futuro? Sì, ma deve migliorare e tanto a crono. Se no rischia di essere un Landa-bis.

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Voto 6... Al podio di Landa

Finalmente Mikel Landa. Era dal 2015 che non saliva sul podio di un Grande Giro, ed era proprio al Giro d'Italia alle spalle di Alberto Contador e Fabio Aru. Da allora, però, si è messo in testa di fare il capitano e il podio non l'ha più visto. Molte volte per colpa delle cronometro che continuano ad essere il suo tallone d'Achille. Questa volta ha colto l'occasione, visti i tanti ritiri e, tutto sommato, in salita ha corso al livello degli altri due. C'è però un però. Visto il livello, vista la compattezza della sua squadra, Landa non poteva fare anche di più? Aveva promesso attacchi a destra e sinistra ma, alla fine, non è andato oltre il 3° posto. Si poteva fare di più.

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Voto 5... Alla condizione di Carapaz

Intendiamoci. Arrivare 2° in una generale di un Grande Giro non deve dare automaticamente l'insufficienza, anzi. In questo caso, però, diamo un voto alla condizione dell'ecuadoriano che non è arrivato all'inizio di questo Giro preparato come le altre volte. Richard Carapaz ha provato a mascherare la sua condizione, ma i suoi rivali hanno annusato il bluff. Hindley si era prefissato il Fedaia come trampolino di lancio per colpire e ha colpito, con buona pace di Carapaz. Lui ci ha provato, è stato anche uno dei più attivi nelle prime due settimane (aveva attaccato a Torino e ancora prima sul Blockhaus), ma non è stato sufficiente per vincere il Giro di nuovo. Qualcosa non ha funzionato nella preparazione di questa Corsa Rosa. Rimandato.

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Voto 4... Alle delusioni Fortunato e Nizzolo

Forse, dobbiamo dire la verità, ci eravamo prefissati degli obiettivi troppo alti. Fortunato in top 5 della generale? Nizzolo ambiva a più di una volata? Probabilmente ci siamo fatti troppi film ad inizio Giro, ma è inevitabile considerare come delusioni i due italiani. Fortunato è arrivato 15° nella generale (a 33'15'') e non è mai andato neanche lontanamente vicino a giocarsi una vittoria di tappa. Qualche azione l'ha provata, ma si è staccato quando la strada saliva. E dire che l'anno scorso aveva vinto sullo Zoncolan. Speriamo sia stata solo un'edizione no per uno che doveva essere lì tra i giovani italiani al voto 8. E delusione anche Nizzolo. L'anno scorso era finalmente riuscito a vincere la sua prima tappa al Giro. Doveva essere il momento della svolta. Quest'anno aveva tutta una squadra a suo supporto per gli sprint, ma il massimo che è riuscito a raccogliere è stato un 3° posto a Messina. Troppo poco per un ex campione italiano e campione europeo. Speriamo di rivederlo brillante nella seconda parte della stagione. Delusioni.

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Voto 3... A Caleb Ewan che se ne va mestamente

Inutile nasconderlo, la caduta di Visegrád si è fatta sentire. E, il ritiro di quest'anno, non è dovuto al semplice fatto “vado per preparare il Tour”, ma proprio perché non ce la faceva più. Detto questo, Caleb Ewan ha avuto le sue occasioni per provare a vincere almeno una volata, ma non andava. Quest'anno non ha avuto il colpo di pedale dei giorni migliori e sembrava, addirittura, che la squadra non corresse neanche per lui. Lasciato solo quando si staccava in salita, neanche hanno impostato il treno negli ultimi giorni utili. Perduto.

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Voto 2... Al duo Peters-Calmejane e all'inconsistenza dell'AG2R

Nel 2021 l'AG2R Citroën aveva completato davvero un bel Giro. Sempre all'attacco con Bouchard, che vinse poi la classifica scalatori, oltre alla vittoria di tappa di Vendrame. E quest'anno? A parte un tentativo di Vendrame, beffato in un mezzo incidente con Schmid e Bouwman al Santuario di Castelmonte, il nulla più assoluto. Peters l'avete mai visto? Eppure ha vinto una tappa al Giro e una al Tour. E Calmejane? Anche lui ha in bacheca tappe a Tour e Vuelta. Non ci hanno neanche provato. Gall? Promessa emergente, ma qualche fuga e nulla di più. Delusione.

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Voto 1... Alla classifica di Iván Ramiro Sosa

La Movistar chiude senza vittorie e con un 11° posto nella generale con Valverde. Grandissimo risultato per uno di 42 anni, ma è un piazzamento che, in realtà, non ci dice niente visto che il murciano è arrivato con più di 2e' di ritardo e il suo vero obiettivo era quello di vincere una tappa. Ma non è tanto Valverde ad averci deluso, già tanto per un ragazzo di 42 anni, ma qui il vero capitano doveva essere Iván Ramiro Sosa. Uscito dalla Ineos Grenadiers per diventare protagonista altrove e non essere più 'solo' un gregario, il Giro del colombiano è stato un fallimento. 49° a 2h55'35''. Certo, ad un certo ha mollato e salutato la classifica. Ma l'ex Androni Giocattoli aveva perso contatto già nel primo week end in Ungheria. Uscito di classifica non ha neanche provato a cercare almeno un successo di tappa. Bocciato.

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Voto 0... Alla sfortuna di Pozzovivo

A quasi 40 anni (li compierà il 30 novembre prossimo) è riuscito a piazzarsi nella top 10 del Giro d'Italia. E, se non fosse stata per quella caduta, durante la tappa dell'Aprica avrebbe, probabilmente, lottato per un posto nella top 5. Purtroppo ce n'è sempre una per Domenico Pozzovivo che in ogni corsa, ahimè, viene colpito dalla sfortuna. All'ultimo giorno di riposo era 5° nella generale con prestazioni importanti, correva poco sotto il livello di quelli del podio e, fino a quel momento, non aveva avuto intoppi. Poi l'ennesima caduta e addio al sogno top 5. Detto questo, ha fatto 8° ed è quello che conta. Non entrava in una top 10 del Giro dal 2018. Tanta roba.

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